“Economia sentimentale” Edoardo Nesi La Nave di Teseo

“E poi il mondo impazzisce”

La voce di Edoardo Nesi è accorata ed emozionante.

In “Economia sentimentale”, pubblicato da La Nave di Teseo, si fa interprete della sua gente, piegata dalla catastrofe economica causata dalla pandemia.

Si interroga e ci interroga.

“Quali sarebbero i lavori non necessari, non cruciali, non indispensabili, se consentono a un popolo di sopravvivere?”

L’analisi non si rifugia nei dati statistici perchè nasce dall’amore e dal rispetto per il lavoro.

Quel lavoro di tante piccole e grandi imprese che hanno dato lustro con la loro creatività alla nostra Italia.

La mancanza di liquidità, i soldi delle casse integrazioni arrivate in ritardo, la paura del fallimento.

Un viaggio nei luoghi amati con la voglia di ascoltare, capire e rappresentare il disagio di uomini e donne che sono le sue radici.

“Me lo vedevo intorno, ovunque, non solo nella musica o nei libri o nei film o nei vestiti, ma anche nella vita, e sempre l’abbracciavo, il progresso.”

L’aùtore si sente “il figlio e l’erede di una rovina.”

Comprende che le certezze sono sparite, che “non c’è più bisogno di operai capaci di creare ma di schiavi alla catena”, che la pubblicità “sciupa e cancella il sogno di libertà e di partecipazione.”

Tanti personaggi si muovono nel testo portando riflessioni, inquietudini, disperazione.

È come se l’autore avesse costruito un cerchio dove ci si sente uniti, afflitti ma non sconfitti.

La forza del testo sta nella capacità di essere osservazione critica e al contempo storia di un’anima smarrita.

Presenza costante è quella del padre e il ricordo diventa una mappa nella quale rifugiarsi.

Nel suo incedere c’è tutta la nostra fragilità, il dubbio di aver fatto le scelte sbagliate.

Ed oggi che il buio ci ha avvolti non è tempo di arrendersi.

Bisogna credere che ci saranno dei cambiamenti.

Andranno ripensati i ruoli dello Stato e del mercato, della ecosostenibilità e dell’equità sociale.

A tutti noi manca “il futuro” di un Secolo Speciale ed è bastato un virus a costringerci a pensare.

L’autore con le sue parole ci guida in un viaggio che riguarda noi e le nostre coscienze e di questo gli siamo grati.

Forse potremo insieme ricostruire.