“Un’estate a Palermo” Alessandro de Lisi Ediciclo Edizioni

“Sono anni che a Palermo si ammazza così, platealmente, boss contro boss, o quasi boss ma sempre malacarne, corleonesi contro palermitani, viddani contro mafiosi di città: i secondi perdono, stanno perdendo tutto, e i primi li stanno scannando, si stanno prendendo tutto.”

“Un’estate a Palermo”, pubblicato da Ediciclo, è storia che non si può dimenticare.

Sangue di uomini innocenti, fedeli servitori dello stato.

Stravolgimento di ogni legge in una città che sbigottita assiste ai massacri.

“Cosa Nostra elimina prima Gaetano Costa, nel 1980, ammazzato in pieno centro mentre sceglieva un libro da una bancarella; poi il 29 luglio 1983, Rocco Chinnici, con settantacinque chili di tritolo da cava stipati all’interno di un’autobomba parcheggiata sotto la casa del magistrato.”

La scrittura è giornalistica, stringata e se ne apprezza la mancanza di retorica.

La trama si dipana seguendo un percorso lineare prediligendo i fatti che hanno trasformato la capitale siciliana in ostaggio mafioso.

Alessandro de Lisi sceglie come voce narrante “Carlo Farkas, “capitano dei carabinieri venuto da lontano, mandato per punizione a Palermo.”

Si concede di mescolare la realtà alla finzione e in questa scelta si coglie il disagio di chi ha vissuto e partecipato con infinito dolore alle carneficine volute dai mafiosi.

La presenza nel testo di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino è segno che le loro idee continuano ad incedere, che il loro sacrificio è esempio per tutti noi.

L’autore racconta le strategie investigative, il coraggio e la fermezza di due eroi.

Li rivediamo all’Asinara, sede del penitenziario di massima sicurezza mentre preparano l’istruttoria che porterà al Maxi Processo.

Sentiamo le loro voci, i sorrisi e la voglia di non lasciarsi intimidire.

“Palermo ribolle di sudore, ogni cosa allippa, scivola d’umido di muschio bollente, anche i sussurri sono vapore.”

Il caldo avvolge in una coltre scura, rende ciechi e sordi.

È questa la contraddizione che ha vissuto chi si è battuto per la giustizia.

Il romanzo è testimonianza forte, omaggio ai siciliani onesti, invito a ricordare.

È la resistenza di chi non scappa e continua giorno dopo giorno pensando “di non fare abbastanza”

Leggetelo e scoprirete che “la vita è degna se piena, non una sua copia che altrimenti frena e non serve a niente. Come tutte le copie.”

 

“Alzati e cammina” Luigi Nacci Ediciclo Edizioni

 

“Alzati e cammina Sulla strada della viandanza”, pubblicato da Ediciclo Edizioni, è metafora di ricerca.

Di spazi e orizzonti liberi, di voci che non appartengono al coro, di luoghi che si dilatano verso infinito.

Insoddisfazione di un prima che spesso è lotta per la sopravvivenza, dove le stagioni si scoloriscono in macchie di tristezza.

Un manuale di esercizi per allenarsi alla contemplazione.

Diventare trasparente o “un gelsomino, una spuma d’onda che insiste a infrangersi sulla battigia.”

Odorare la terra, sentire il fruscio della pioggia.

Scegliere finalmente la meta.

Liberarsi dai numeri imposti da una banca, un account, una promessa illusoria.

Imparare a dire no.

“Recare parole scritte sulle mani” e offrirle come dono.

Poetica della redenzione attraverso passi lenti, assorti, silenziosi.

“Tu farai la guerra, ma solo al tuo io antico, e la tua porta rimarrà sempre aperta, perchè sarà una lotta senza fine.”

Luigi Nacci invita a “costruire ponti tra l’andata e il ritorno, e viceversa”.

Sceglie versi che accompagnano come amici fedeli.

Immagina un mondo dove l’arte è dovunque, fruibile da tutti.

Offre scenari fantasiosi nella ricerca delle tante Itache.

Da leggere lentamente come una preghiera laica scegliendo pause per meditare, provando a sentirsi un nuovo capitano Achab o un eterno Ulisse.