“Emma Irevissick” Vittorio Grimaldi Edizioni Clichy

 

“Nella primavera del 1898, dopo la morte del padre, Emma Irevissick decise di partire.

Aveva diciotto anni ed era ormai padrona di se stessa.

Ad Appledore non aveva più alcun parente, e avendo dedicato gli anni dell’adolescenza quasi interamente alle cure del padre malandato, non le era stato possibile frequentare la scuola e crearsi una cerchia di amici.”

Ambientato alla fine del diciottesimo secolo “Emma Irevissick”, pubblicato da Edizioni Clichy, ha un impianto scenografico impeccabile.

Rispettate le coordinate storiche e le note di costume.

Tra incidenti diplomatici, intrighi e tradimenti si muove con grazia la protagonista, che dà il nome al romanzo.

Per onorare le ultime volontà del padre parte alla ricerca della madre che ha abbandonato la famiglia per seguire un grande amore.

Deve affrontare una traversata per raggiungere Saint -Pierre Miquelon ma non ha timori.

Sa di infrangere le convenzioni sociali ma mantiene la sua fermezza.

Vittorio Grimaldi scrive un diario di viaggio con l’abilità di chi sa attrarre il lettore.

La tempesta in mare aperto è rappresentata come un dipinto dai colori accesi.

La tensione sembra sciogliersi quando madre e figlia si incontrano.

È il momento della verità.

Nel delimitare i caratteri delle due donne l’autore mostra gli estremi e in questa dilatazione della realtà si snoda la psicologia della narrazione.

Entrano in gioco sentimenti feriti e la perdita di una speranza.

Se è vero che il testo illustra con intelligenza la tensione tra Francia e Inghilterra e le vecchie e nuove leggi del dominio lo sguardo si sposta sulla cultura del tempo.

Non mancano i falsi amori a sottolineare che esiste una cesura tra morale ed etica.

Gli ingredienti ci sono tutti per vivere un’avventura insolita, accelerata nella scrittura, ricca di colpi di scena.

 

“La tentazione” Luc Lang Edizioni Clichy

 

Si legge “La tentazione”, pubblicato da Edizioni Clichy e tradotto da Tommaso Gurrieri, cercando di accogliere tutti i fonemi.

Fare spazio solo alla parola di una purezza abbagliante.

Le frasi hanno un costrutto perfetto regalando immagini che lasciano senza fiato.

La Natura è vita, suono, colore.

Madre dove trovare riparo, compagna che sa ricambiare amore.

In questo scenario illuminato dai riflessi della neve François ha sempre sperimentato il suo potere dilettandosi con la caccia.

Ma qualcosa succede ad interrompere l’abitudine.

Basta un attimo e il cervo che gli si para davanti scatena pensieri ed apre la prima delle tante voragini.

Uomo e animale si osservano e nel silenzio quasi mistico si spezzano le diffidenze.

Luc Lang sceglie di iniziare a narrare questo strano evento anticipando parecchie simbologie e creando nel lettore una partecipazione attiva.

Il protagonista è un medico affermato, forse distratto da una professione che ama.

Mentre la sua famiglia precipita nel fosso dell’incomprensione, lui vive ancorato alla certezza che ci sarà tempo per ricucire.

Lo scrittore, paragonato a Balzac e a Flaubert, ha il coraggio di sfatare il mito dell’armonia familiare.

Costruisce personaggi dilaniati da un tormento difficile da esprimere e lo fa aggiungendo piccoli tasselli ad un flusso lineare, dove il prima e il dopo si incastrano perfettamente.

La figlia della moglie ha tratti di vestale e nella ricerca di spiritualità cerca di spegnere fuochi interiori distruttivi.

Mathieu è diventato un estraneo nelle vesti di figlio, un alieno che si osserva con sbigottimento.

“Avrà il coraggio di dirgli che quell’uomo che gli si avvicina, con la sua immagine, scava tra loro ogni giorno e ogni ora, fino alla vertigine, un fossato più profondo?”

Mathilde si perde dietro ad un amore che le farà perdere il senso del Bene.

“È la storia di una fine, di un inizio?”

È la caduta e forse la redenzione.

Certamente restituisce distorsioni di una società che ha mitizzato la violenza.

Ambiguità e conflitti in una storia che ritrova elementi di tragica contemporaneità.

“Post – Scriptum Diario 1982 2013” Jane Birkin Edizioni Clichy

 

“Ho messo in ordine la mia vita in un baule e sono invasa dalle immagini”

“Post – Scriptum Diario 1982 2013”, pubblicato da Edizioni Clichy e tradotto da Alessandra Aricò, va letto con lentezza e con rispetto.

Ogni pagina ha frammenti che vanno ricomposti, cercando di trovare assonanze di un’anima che si affida a noi.

Parla a sè stessa e a tutti noi, affida alla carta pensieri, riflessioni, passioni.

Le parole alla figlia kate che arrivano accorate, mostrano la forza di una madre che accetta il volo di farfalla della sua bambina.

“Sii felice anche senza di me se è necessario

Trova la tua strada

Che sia unica

E sii fiera di te, hai una grande forza

Sii positiva.”

La solitudine che diventa ombra, la paura della mediocritá, il senso di inferiorità.

Ogni sentimento è ingigantito, analizzato, frazionato.

Ogni esperienza diventa vitale, essenziale.

L’esaltazione di essere sul palcoscenico, il timore del giudizio del pubblico, estremizzazione di ogni attimo.

Quanta vitalità, quanto entusiasmo.

La vita appare come una giostra che gira senza mai fermarsi e il tempo solo una provocazione.

La ricerca di un amore che duri per sempre e l’impazienza di fronte alle noie quotidiane.

I viaggi, gli incontri, il teatro, i sogni: girandole impazzite spinte dal vento dell’esuberanza.

“Mi manchi

Torna per favore

Come una voce

Come un fantasma.”

Album di foto che si sfrangiano in emozioni.

Le passeggiate sotto la pioggia, le risate e le lacrime, gli amori ingombranti e la passione per l’esistenza.

“Sono gli altri che vi rendono coraggiosi, o in ogni caso meno vigliacchi.”

 

“Dalida Andarsene sognando” Tony di Corcia Clichy Edizioni

 

“Ero ambiziosa, e piena di sogni: i sogni di gloria erano sostenuti da un impellente desiderio di fuga.

Perciò mi sarei sentita come nel liquido amniotico cantando.”

“Dalida Andarsene sognando”, pubblicato da Clichy Edizioni nella edizione Sorbonne e curato da Tony di Corcia, è memoria di un’artista conosciuta e amata nel mondo.

Omaggio ad un’anima inquieta che nel canto e nel cinema ha espresso la forte personalità.

Determinata a cambiare il destino di figlia di immigrati calabresi, passo dopo passo esce dall’anonimato.

Costruisce il suo personaggio sapendo di poter contare solo su se stessa.

Suggerisco di leggere con attenzione la “Biografia essenziale”, aiuterà a comprendere le difficoltà, i colpi bassi che la vita le riserverà.

“Il 26 gennaio 1967 partecipa al Festival di Sanremo in coppia con il cantautore Luigi Tenco per sostenere la sua “Ciao bella ciao”, che non arriva in finale: Tenco rientra nella sua stanza all’Hotel Savoy e si suicida.

Il corpo viene ritrovato proprio da Dalida, che viene allontanata dalla stanza e fatta ripartire per la Francia.”

L’ombra della morte diventerà compagna fedele fino all’epilogo tragico.

La musica è sempre stata ancora di salvezza, luce nel buio, sorgente di pace.

Le canzoni sono graffianti, cariche di tonalità.

E quelle ultime parole: “La vita mi è insopportabile, perdonatemi” sono l’abbraccio virtuale, il saluto al suo pubblico.

Impossibile interpretare un gesto così drammatico ma non è questo l’obiettivo del testo.

Si rende onore ad una donna che ha lottato contro i suoi fantasmi vivendo senza compromessi o concessioni contrarie alla sua coscienza.

È stata accompagnata dalle sue angosce, ha saputo raccontare il male di vivere.

Mi piace ricordarla sul palco luminosa e misteriosa:

“Andare via lontano

Cercare un altro mondo

Dire addio al cortile

Andarsene sognando.”

“Modello dal vero” Joann Sfar Edizioni Clichy

“Il disegno c’è quando la vita non basta.”

Joann Sfar con una verve ironica che ha tracce malinconiche costruisce una trama che all’apparenza sembra inverosimile.

All’École des Beaux Arts la ministra della Cultura “ha deciso di affrontare con forza il problema delle disuguaglianze tra uomini e donne e delle molestie sessuali.”

Che ruolo ha un insegnante di disegno in questa iniziativa?

“Modello dal vero”, pubblicato da Edizioni Clichy, è un atto di accusa ad una società che affronta con leggerezza tematiche importanti senza cercare di comprendere i fenomeni sociali che nascondono.

Cosa è corretto dire? Quanto si può svelare?

Che ruolo ha l’artista nel disvelamento della verità?

“So dove possono annidarsi il desiderio o l’ambiguità quando si vuole fare il ritratto di qualcuno.

E ce l’ho sempre in testa, so come separare il lavoro dall’intimità, permettersi di creare immagini o ritratti senza ferire, senza divorare.”

L’arte che ritrova l’innocenza delle forme, che mira alla rappresentazione dell’essenza.

E il corpo come segno di una purezza che non va scalfita.

Funziona davvero così o lo scrittore vuole provocarci?

La capacità di fondere insieme arte e letteratura mostra le qualità intellettuali di un un Maestro estroso ed eterogeneo.

“Philip Roth poteva raccontarci la sua vita cambiando il nome dell’eroe.

Kafka poteva sostenere di chiamarsi Gregor Samsa.

Oggi questa soluzione mi sembra un pò ridicola perché tutti sanno che il racconto scava manifestamente nelle cose viste o vissute dall’autore.”

Lo scrittore può prendere le distanze dalla trama e soprattutto dai personaggi?

Forse semplicemente nella carta o nella tela si imprimono lampi di vita e poco importa se siamo frutto della fantasia sfrenata dell’artista.

“Voglio che il genere non sia che un piccolo interruttore in cui possiamo scegliere rosso o verde.

Possiamo romperlo con rabbia o metterci un cerotto per medicarne le ferite oppure nasconderlo in un armadio giurando che non ha nessuna importanza.”

Come in ogni altra prova letteraria Sfar ci conduce dove vuole, dirotta dal percorso iniziale, cerca strade parallele ma, fidatevi, conosce sempre il punto di arrivo.

Non ci sono regole, solo la voglia di raggiungere la libertà espressiva.

Una libertà che può travolgere tutti se solo si prova a non fermarsi ai modelli.

“Vorrei rifugiarmi in un posto dal quale poter fare il ritratto del mondo senza farne parte.”

Se siamo ancora in tempo prepariamoci a trovare questo luogo magico e forse capiremo quanto sia importante non far morire la Cultura.

 

 

 

 

 

“Gesù raccontato ai bambini capitalisti” Gérard Thomas Edizioni Clichy

“La tendenza dei bambini capitalisti, quando diventano adulti capitalisti, è quella di diventare o dei finti credenti o dei finti atei.

Credere per finta significa non dare nessun rilievo alla parola di Gesù, significa raccontare che si è cristiani, magari anche andando alla Messa per Pasqua e per Natale, perchè comunque non si sa mai e perchè così la gente non pensa male.

Essere atei per finta significa dire che Dio non esiste e nemmeno Gesù e con questo giustificare a se stessi e agli altri che il mondo è com’è e non ha molto senso fare qualcosa per renderlo migliore e quindi è molto meglio rendere migliore il proprio piccolo mondo.”

“Gesù raccontato ai bambini capitalisti”, pubblicato da Edizioni Clichy, smonta con intelligenza la visione di una religione passiva.

Scardina le credenze e le finzioni imposte nei secoli da chi ha voluto una Chiesa bigotta.

Parla al cuore dei lettori, offre una storia di amore.

Fa rivivere i personaggi del Vangelo mostrandone l’umanità.

Maria appare come una bambina “dalla pelle scura e le mani morbide come fiori di mandorlo”, una ragazzina normale che affronta la crescita come un percorso necessario.

“Sentiva che quel bambino che le cresceva dentro le trasmetteva una forza quieta e insieme potente.”

Inizia a conoscere il suo sposo e l’amore e la dedizione nascono spontanei.

Gérard Thomas ha la voce pacata di chi vuole restituire a tutti l’incanto dell’inaccessibile.

Invita a leggere nelle vite dei protagonisti i pensieri più intimi, la gestualità carica di tenerezza.

La figura di Gesù ci è vicina, sentiamo che è uno di noi.

“Giovanni scaglia parole che sono rabbia e minaccia di castigo”.

È fuoco che divampa, espressione di un viaggio di purificazione.

È colui che lotta contro il potere.

Cosa ha spinto dodici uomini a seguire Gesù?

La Potenza del Carisma, l’attrazione della Grazia.

L’autore, parlando delle donne presenti nei Vangeli, sottolinea “l’origine dell’idea di pensiero femminile”.

In tutta la narrazione c’è la ricerca dei perchè, il bisogno di capire l’Uomo.

I miracoli, le parabole hanno una spiegazione sociologica e arricchiscono il testo di riferimenti storici e mitologici.

La morte è l’atto estremo del perdono, è la riconciliazione del Sacro e del Profano.

Ed è questa la ricchezza del testo: darci l’occasione di vivere il Natale con la libertà di scelta, con la gioia di credere, con la meraviglia di sentire l’alito caldo di un abbraccio che ci unisce tutti.

Risuonano quelle parole che abbiamo dimenticato:

“Andate nel mondo, perdonate chi merita di essere perdonato e portate la mia parola di pace e d’amore agli uomini e alle donne che vorranno ascoltarla.”

 

“La voce di Orfeo” Célia Houdart Edizioni Clichy

“Una leggera vibrazione emanava dalle strade.

E le linee delle facciate si muovevano nella fontana.”

Disegni impercettibili di una poetica sommessa.

Varchi di luce appaiono come leggere carezze, entrano nella trama, creano suggestioni.

“La voce di Orfeo”, pubblicato da Edizioni Clichy, è la passione che non conosce ostacoli, il cuore accelerato e il sapore della giovinezza.

Gil è emblema di un cambiamento di stato, la dimostrazione che bisogna rincorrere i sogni.

Abita insieme al padre “in una vecchia drogheria. Un trilocale con corridoio e lavanderia.”

Luoghi stilizzati da dettagli che sembrano insignificanti ma permettono di osservare da lontano il nostro protagonista.

Imparare a conoscerlo mentre suona il piano, vive la magia di note che vengono rielaborate, sente che il corpo diventa tutt’uno con la musica.

Provare emozione nel sentirlo cantare, assistere al suo stupore per quella voce che può diventare una scommessa.

Célia Houdart ci fa percepire lo scricchiolio del bosco, il colore acceso dei campi “punteggiati di papaveri e fiordalisi.”

Crea una magia narrativa attraverso piccoli scorci di una stanza, lo sguardo di un professore, la stretta di un amico.

Parla di sentimenti con il tono rallentato di chi sta raccontando una favola moderna.

Un obiettivo e un traguardo e città che scorrono come cartoline.

Un canto salvifico per una madre che solo nell’ospedale psichiatrico trova pace.

L’ascolto del concerto del figlio è la Luce, è la Speranza, è l’Amore.

Un Orfeo che vola alto, rendendondo sublime lo sforzo dell’Uomo che in sè cerca potenzialità e le esalta, le esprime, le corteggia.

Ogni capitolo è attesa di qualcosa o qualcuno, promessa che solo nel finale verrà svelata.

Leggendo si ha la voglia di incontrare i personaggi, di sedere insieme in silenzio, di assaporare quell’aura di pace che regalano.

Un romanzo che sconfigge l’abbrutimento di chi non riesce più a costruire il proprio futuro.

 

 

“Konfidenz” Ariel Dorfman Edizioni Clichy

Una stanza d’albergo in Francia.

Lo squillo del telefono e una voce sconosciuta attrae Barbara in un vortice di mezze verità, suggestive visioni, intrighi internazionali.

A svelarle la doppia vita dell’amante è Leon, figura dominante nella narrazione.

Si va delineando una rete di resistenza di esuli tedeschi.

È il giorno che determinerà una svolta nell’assetto geopolitico.

“In questo momento milioni di uomini su questo pianeta si stanno preparando a combattere una guerra in cui moriranno molti di loro, e le loro mogli e i loro figli e nipoti.”

Fin dalle prime battute “Konfidenz”, pubblicato da Edizioni Clichy, mostra i caratteri distintivi di un misterioso thriller.

Ma non bisogna lasciarsi ingannare, il testo segue più direzioni e se sa rappresentare il profondo dolore dell’umanità alle soglie di una guerra mondiale, al contempo costruisce un doppio scenario che sfugge alla razionalità.

Esiste la donna dei sogni, quella che oggi notte sa indirizzare i tuoi passi?

Ci si può accontentare di un miraggio o è necessario esplorare l’inconscio?

“Penso che lei è intrappolata insieme a me, gemelli nello specchio infinito e quasi eterno dei nostri corpi.”

L’amore è la sublime evocazione di un mito, quel mito dove ognuno vorrebbe trovare riparo.

È la speculare conoscenza dell’Altra, il possesso mentale, l’incontro sulla strada di un immaginario comune.

Ariel Dorfman grazie ad una ingegnosa creatività introduce un terzo personaggio, una voce che dovrebbe essere regista indiscusso.

Un meta linguaggio che fa da argine alla complessa epifania letteraria.

Un contro canto o semplicemente la consapevolezza che non si può reinventare sè stessi senza pagarne le conseguenze.

Il romanzo è esplosivo, vulcanico, scenico.

Si entra nella dimensione onirica e al contempo si esplora uno dei piu tragici eventi del Novecento.

Ci si trova immersi nel perverso fiume della delazione.

Si assorbe la linfa vitale di una ipotetica rinascita nella certezza che ci sara un tempo “senza guerre o miseria o paura o campi di concentramento.”

“Io sono amore” Marina Cvetaeva Clichy Edizioni

 

“In ogni persona e in ogni sentimento, sto stretta, che sia la stanza di una stamberga o di un castello.

Io non riesco a vivere e ogni giorno vivo fuori di me.

È un male incurabile che si chiama anima.”

La poesia di Marina Cvetaeva trasmette quella libertà che segnò ogni attimo della sua esistenza.

È fuoco che arde, “febbrile, delirante sete di vivere”.

È verità che non conosce il silenzio degli oppressi, ribellione alla situazione politica della sua madre Russia, ricerca di una fede che solo nella scrittura diventa spiritualità.

Percorrere le tappe del suo cammino terreno significa avere conferma della grandezza di una poetessa che visse sempre da esclusa.

Troppo diversa, troppo libertaria per adeguarsi al pensiero unico, ha trasferito nei versi la profonda frattura “dal proprio tempo e dalla società in cui vive.”

Pubblicando “Io sono amore, “Edizioni Clichy” regala una rivisitazione culturale che partendo dalla biografia, scandisce il contrasto tra  solitudine e passione.

Ma soprattutto restituisce la tensione narrativa, la capacità di tessere fonemi che, non rispettando nessuna regola, creano una voce unica nel panorama intellettuale.

“Al tuo mondo dissennato una sola risposta: il rifiuto!”, la sua condanna all’invasione della Cecoslovacchia”.

Una rivoluzionaria anche nel privato, pronta a trovare nel desiderio carnale una simbiosi di mente e anima.

L’incontro con Pasternak, la logorante relazione con Rilke, la leggerezza di affidarsi alle sue tante amanti: siamo con lei, riascoltiamo la sua voce e restiamo rapiti come bambini assetati di conoscenza, quella conoscenza che passa attraverso la sofferenza, le precarie condizioni economiche e quel perenne stato di esiliata.

“Mondo, cerca di capire! Il poeta, nel sonno, scopre la legge delle stelle e la formula del fiore”.

Nella certezza che il suo grido di consapevolezza non resti inascoltato, possiamo solo essere sedotti insieme a lei non dalla forma ma dall’essenza.