“Casa è dove fa male” Massimo Cuomo Edizioni e/o

 

Su un muro scrostato i nomi degli abitanti di una stabile in periferia.

Entreremo nelle loro vite in compagnia di Massimo Cuomo e non sarà indolore.

Sentiremo gli afrori di esistenze insoddisfatte, il respiro affannoso di sogni repressi, il sonno agitato macchiato dalla colpa.

Confessioni rubate, pensieri voluttuosi, gesti inconsulti.

Un’umanità che si svela senza pudori, pronta a sacrificare la propria intimità.

“Fuori c’è la città e basta, carbonizzata dai fumi delle ciminiere di Porto Marghera, inzuppata nel latte schiumoso di una nebbia scaduta, soffocata da un soffitto pesante di nuvole acide sotto cui alcuni trovano conforto mangiando tramezzini al granchio e salsa rosa.”

Lo scrittore diventa voce narrante e le sue parole sembrano cariche di un peso insopportabile.

Il peso della sciatteria, del tradimento, della violenza domestica.

In “Casa è dove fa male”, pubblicato da Edizioni e/o non si salva nessuno.

È come se l’aria viziata della lussuria e del peccato abbia impregnato lo stabile, propagandosi con malizia all’interno delle abitazioni.

Lia Busetto con “il vizio di sorvegliare la vita del palazzo” è l’occhio che non perdona, lo sguardo che lacera la Menzogna.

I Chinellato che “mangiano per disperazione” nella loro bulimia nascondono il perverso bisogno di fuggire dal quotidiano.

La gelosia incontrollabile di Schirru, le voglie represse della signora Ruzzene, la parsimonia ossessiva del signor Prampolini mentre il tempo sembra rallentare.

“Il dottor Sbrogio la aspetta senza vestiti, per non scondare che si trova dentro un appartamento vuoto dentro una vita vuota soltanto perché lei li riempie di sè.

E questa attesa, priva di indumenti e certezze, è diventata una straripante ragione di vivere.”

Che sia amante, compagna, moglie, la donna è il capriccioso incidente di percorso, il corpo che riempie il vuoto esistenziale.

Le emozioni si amplificano, i sensi sono tesi, la sensualità è una sfida.

Un libro crudo che nel realismo spietato racconta la difficoltà della convivenza, l’abberrante necessità di sopravvivere.

Metafora di un tempo che ci ha costretti a guardarci allo specchio e non sempre ciò che vediamo corrisponde a ciò che sappiamo di noi.

Da leggere senza cercare peccatori o santi.

 

“Dopo la pioggia” Chiara Mezzalama Edizioni e/o

“Ci ritroviamo a vivere sulla Terra in tempi confusi, torbidi e inquieti.

L’obiettivo è diventare capaci di articolare una risposta accanto a chi, della nostra specie, è troppo sicuro di sé e del mondo.”

Le parole di Donna Haraway, scelte come esergo di “Dopo la pioggia”, pubblicato da Edizioni e/o, offrono una delle chiavi di lettura di un romanzo che apre diverse finestre sull’interpretazione della contemporaneità.

Ettore ed Elena, un amore sbilenco, affaticato.

Un’altra donna, amante che appare come vestale di una nuova nascita.

La ferita della moglie, il senso di impotenza mescolato alla rabbia.

Il bisogno di fuggire, di ritrovare nella casa d’infanzia “le parole che l’avrebbero aiutata a dar forma a quella sofferenza intollerabile che spazzava via ogni altro pensiero.”

Una violenta tempesta fa esondare il Tevere ed il fiume diventa metafora di separazione.

Su sponde opposte ognuno deve cercare non l’altro ma sè stesso.

Chiara Mezzalama delinea un paesaggio apocalittico con immagini vivide.

La Natura si ribella alla violenza degli uomini e fa sentire la sua voce.

È tempo di entrare in una dimensione nuova, imparare ad ascoltare il ruggito della terra.

L’originalità sta nel permettere ai personaggi di raggiungere con tempi diversi la consapevolezza che bisogna sentire il dolore degli alberi, avvertire il tumulto delle acque, coglierne il messaggio.

La relazione affettiva deve essere rivista e in questa rivisitazione sono coinvolti i figli.

Giovanni e Susanna non accettano il ruolo di vittime, sono giovani e in maniera empatica sentono che “i fenomeni climatici si stanno estremizzando.”

In questa avventura personale e collettiva gli incontri saranno semi per una rinascita.

Bisognerà attraversare il sentiero scosceso delle scelte e imparare ad accettare che ci sono diverse forme d’amore.

La scrittura è nitida, densa di messaggi.

Le descrizioni molto suggestive si spingono sempre agli estremi.

Un avvertimento che è anche una provocazione.

“Dobbiamo diventare più che mai flessibili, ricominciare a guardarci intorno, gli umani lo hanno sempre fatto dopotutto, è solo da qualche decina di anni che ci siamo convinti che tutto dovesse adattarsi a noi, ma non funziona così.”

Sta a noi coglierlo.

 

“Squali al tempo dei salvatori” Kawai Strong Washburn Edizioni e/o

“Squali al tempo dei salvatori”, pubblicato da Edizioni e/o e tradotto da Martina Testa, è magia di un paesaggio.

Voce di un popolo che ha subito il cambiamento.

Richiamo di  ritualità perdute e ancestrali mitologie.

I colori di una terra che si riappropria della sua identità.

Il prodigio come un amuleto che salva dalla sventura.

Le infinite simbologie tratteggiano una scrittura empatica dove il racconto si confronta con l’incomprensibile.

L’esordio narrativo di Kawai Strong Washburn è sbalorditivo.

Dal realismo magico alla denuncia sociale in un’alternanza che si espande senza creare dissonanze.

Una famiglia nella sua diversità e nello sviluppo delle conflittualità in un contesto che sembra uscito da una favola.

“La strada mi si spalanca davanti a perdita d’occhio.”

La vastità degli orizzonti, la percezione di qualcosa di indecifrabile ci accompagna.

Vorremmo afferrare il filo di seta che attraversa le pagine, essere noi coprotagonisti, perdere e ritrovare le nostre ombre, cavalcare le nostre paure.

“Immagina cosa siamo diventati.”

Dolore, impotenza, speranza, riscatto rappresentano le coordinate spazio temporali di un romanzo sublime.

Emozionante, suggestivo, sfuggente e al tempo stesso ricco di messaggi.

È il ritorno alle origini, alla materia dei sogni, alla dolcezza dei canti, al tepore degli affetti.

Sentiamo “una lingua di giustizia e di cicli, di dare e avere, lo spirito dell’aloha nella sua forma più pura.

Puro amore.

Il canto cresce e si moltiplica.”

Siamo “La scintilla che mette in moto il cuore del bambino e l’ultimo battito di quello del vecchio.”

Pronti a danzare insieme all’autore liberando l’animo guerriero che tenevamo prigioniero.

“Ognuno accanto alla sua notte” Lia Levi Edizioni e/o

Doriana, Gisella, Saul sono voci narranti di un romanzo perfetto nello stile asciutto e nella trama fluida ed omogenea.

Saranno loro ad essere mediatori della furia nazista attraverso esperienze che li hanno investiti.

Il primo, immediato messaggio di Lia Levi arriva come un invito: siamo tutti coinvolti.

Non possiamo tirarci indietro, dimenticare avvolgendo nell’oblio un periodo storico terribile.

Se ognuno farà la sua parte non si cancelleranno i morti ma si proverà a costruire consapevolezza.

“Ognuno accanto alla sua notte”, pubblicato da Edizioni e/o, scuote la coscienza del lettore, lo costringe ad essere protagonista di una pagina atroce del Novecento.

“È tutta l’Europa che è stata ferita e non è ancora guarita.

Altro che dramma ebraico, quello è il dramma di tutti: laggiù non è morto solo l’uomo, ma l’idea di cosa è un uomo.”

Tre racconti potenti permettono di cogliere ogni sfumatura del periodo nazista.

Lucilla e Giulio travolti dalle leggi razziali sono emblemi della perdita di ogni diritto.

“La gente si contorce, si dibatte, e la verità è sempre un’altra.”

Ferruccio e Colomba, un amore impossibile che si rifà a “Romeo e Giulietta”.

Un rivisitazione  interessante che mostra quanto da sempre la letteratura sia stata interprete dei sentimenti umani.

“Questa dolce, tristissima storia è stata il tentativo di far brillare almeno una piccola luce in un mondo che pareva popolato solo da ombre viventi.

È stata l’Eppure! del profeta Geremia.

Ci saranno stati di sicuro, in qualche punto dell’Europa martoriata, una Colomba e un Ferruccio sopravvissuti grazie al loro frenetico abbraccio, forse, magari, se vi piace, all’interno di una sotterranea domus romana.”

Graziano e il padre Vittorio evidenziano la reazione agli eventi.

Il primo crede nella rivolta, il secondo pensa che sia necessario  mantenere salde le proprie convinzioni.

Roma è luogo sicuro ma la Storia dimostrerà il contrario.

Una domanda sorge spontanea?

Perché si è sottovalutato il pericolo?

Difficile sintetizzare in poche righe l’accurata ricostruzione di un’autrice che da sempre ha cercato di comprendere.

Un libro ricco di riflessioni sulle quali provare a costruire le basi di una società che non accetterà mai più tanta terribile malvagità.

“La memoria non è un imperativo, un obbligo morale.

È il pane di cui continuiamo a nutrirci come sempre.

Stesse domande, dubbi, oscurità e sprazzi vivificati.”

 

“I gatti della scrittrice” Muriel Barbery Maria Guitart Edizioni e/o

“Come fa un gatto a sostenere di essere un consulente letterario?

Vi domanderete voi

Ora ve lo dico.”

Voce narrante di “I gatti della scrittrice”, pubblicato da Edizioni e/o, è Kirin, uno dei quattro felini protagonisti di una storia molto ironica.

Possiamo definirli correttori di bozze che decidono di rivendicare i loro diritti.

Muriel Barbery scegliendo la banda di animali per animare il racconto ha la genialità di evidenziare il rapporto intimo che riusciamo a realizzare con i nostri compagni a quattro zampe.

Ne mostra i difetti e le ossessioni ed è come se ci guardassimo allo specchio.

La forza, la comunicazione, la ghiottoneria, la serenità, la vanità: caratterialità differenti che riescono a mantenere un equilibrio grazie ad una precisa gerarchia.

“Nessuno venga a rimproverarci il nostro edonismo, per piacere.”

La scrittrice si diverte nel descrivere sè stessa.

Le piccole manie, le incertezze nella fase creativa, i malumori, le sfuriate al marito narrate in terza persone diventano deliziosi quadretti di una personalità non statica.

Una farfalla che cerca nettare, un rivolo d’acqua in continua ebollizione.

“Tanto per cominciare, non avete idea di quanto sia difficile il lavoro di scrittura”

È questo il tema principale del testo: la difficoltà di tradurre i pensieri in parole, di creare una sinfonia armoniosa.

“Certe volte lo scrittore ha la necessità di convincersi che il suo testo stia in piedi quando in realtà vede benissimo che è barcollante.

Ma più lo vede e più lo nega, perchè lo scrittore è uno schizofrenico ben allenato che sa perfettamente quali siano le cose che non vuole sapere.”

I gatti riusciranno a far valere i loro diritti?

Lascio a voi il piacere di scoprire il finale.

Una sola avvertenza: sappiate che vi divertirete tanto e che vi accompagneranno gli splendidi disegni di Maria Guitart.

 

“Diciotto anni e dieci giorni” Fabio Bartolomei Edizioni e/o

 

“Sono un trio inattaccabile, un incastro collaudato di ruoli. Karimah è a suo agio nella parte del caso umano, della musulmana a rischio emarginazione; Camilla e soprattutto Lucrezia si crogiolano nella parte delle maestre di vita.”

Ragazze figlie di questo tempo tecnologico dove un selfie mostra quello che vorresti essere.

Dove conta il numero di like per sentirti appagato e una festa per credere di avere amici.

Fabio Bartolomei in “Diciotto anni e dieci giorni”, pubblicato da Edizioni e/o si accosta ad una generazione che conosciamo poco.

Li incontriamo per strada sempre appesi ad un cellulare, in branco e mai soli.

Il nostro sguardo è sfuggente, convinti che non ci riguardi cosa pensano, se hanno sogni, prospettive, speranze.

Il libro ci permette di ascoltarli e di comprendere quel mondo che punta molto all’apparire.

Al compimento del diciottesimo anno i genitori di Camilla spariscono, lasciando poche righe che frettolosamente racconta la fine di una storia di coppia.

“Dentro quella casa non c’è mai stata una scenata, mai un urlo, mai un piatto rotto.

Sempre silenzio assoluto.

E pace.”

Cosa è successo ad una famiglia tanto “normale”?

Il primo dei tanti interrogativi che la giovane dovrà porsi, lei che è sempre vissuta nell’ambiente ovattato delle certezze.

“Camilla godeva dell’autonomia di un adulto ma senza quel tedioso strascico di incombenze e responsabilità che non l’aveva mai affascinata granchè.

Una vita da sogno.”

Bisogna affrontare la realtà e in questa nuova condizione di “abbandonata” la protagonista vive tante avventure che le mostrano i lati bui della società che la circonda.

Scopre che un profilo Facebook può nascondere allarmanti verità, che si possono scattare foto per realizzare un reportage, che un centro sociale è luogo di aggregazione e di confronto.

Il racconto è molto fluido, veloce, capace di restituire scorci di un’affettività contraffatta.

Ci si chiede se stiamo permettendo ai nostri ragazzi di disperdere valori come fossero inutili ingombri.

Quanto siamo stati e siamo assenti nella formazione culturale e sociale, quale ruolo hanno le figure genitoriali.

In questo momento storico nel quale la Cultura è stata relegata nello spazio delle futilità, leggere questo libro è un giro di boa.

È la certezza che siamo ancora in tempo a cambiare rotta.

 

“La biblioteca di mezzanotte” Matt Haig Edizioni e/o

“Non potrò mai essere tutte le persone che vorrei essere, né vivere tutte le vite che vorrei vivere.

Non sarò mai all’altezza di tutte le qualità che vorrei avere.

Perché desidero tutto questo?

Io voglio vivere e sentire tutte le sfumature, i toni e le variazioni di tutte le esperienze fisiche e mentali possibili in questa vita.”

Le parole di Sylvia Plath, scelte come esergo di “La biblioteca di mezzanotte”, pubblicato da Edizioni e/o, ci accompagnano in un viaggio insolito e originale.

Nora Seed è la rappresentazione delle nostre insoddisfazioni, dello sconforto nei confronti di un’esistenza fallimentare.

Sublima il rimpianto e vive la colpa di aver deluso tutti.

Trascina i giorni da sconfitta circondata da una solitudine raggelante.

“Girovagò per Bedford senza meta.

La cittadina era un nastro trasportatore di disperazione.

Il centro sportivo con l’intonaco di graniglia dove il padre defunto andava a vederla percorrere a nuoto una corsia dopo l’altra, il ristorante messicano in cui aveva portato Dan a mangiare fajitas, l’ospedale in cui sua madre era stata curata.”

Pochi tratti essenziali per inquadrare il personaggio ossessionato dal passato.

“Ogni sua azione era stata un errore, ogni decisione un disastro, ogni giorno un passo che la allontanava dalla persona che aveva immaginato di diventare.

Nuotatrice.

Musicista.

Filosofa.

Sposa.

Viaggiatrice.

Glaciologa.

Felice.

Amata.

Niente.”

“Sognare di diventare” è una delle frasi chiave che permette fin dalle prime pagine di orientare i nostri passi.

Si apre una voragine tra l’essere e l’immaginare di essere creando un buco nero dove è facile precipitare.

Matt Haig non descrive solo uno stato d’animo, dà voce ad un malessere diffuso.

Non si affida alla psicologia spicciola o a piagnistei che potrebbero circoscrivere il dolore.

Propone una disgressione carica di elementi simbolici.

La nostra protagonista può scegliere una delle vite possibili grazie ad un luogo magico, una biblioteca.

“Gli scaffali parevano davvero non finire mai, dritti e lunghi, puntati verso un orizzonte lontano – come quelle linee che ti fanno disegnare a scuola per le esercitazioni di arte, a convergere su un unico punto di fuga – a tratti interrotti da corridoi occasionali.

Ne scelse uno a caso e si incamminò.

Alla svolta successiva prese a sinistra, ed ebbe la sensazione di perdere l’orientamento. Cercò una via d’uscita, ma non ve n’era traccia.

Tentò di ripercorrere all’indietro il percorso fino all’entrata, ma era impossibile.”

Si resta abbagliati da questo labirinto di sapere che può essere un elemento catartico.

Tra vita e morte si insinua uno spiraglio alternativo, non il limbo ma lo spazio della decisione.

Si passa da uno stato di vittima prescelta a quello di protagonista assoluta del proprio destino.

Basta aprire uno dei libri ed entrare in quel mondo che ci si era negato.

Entrano in gioco gli affetti più cari, il fidanzato, il padre, l’amica.

Nora ha l’occasione di sperimentare cosa sarebbe successo se non li avesse delusi.

Brillante ed esplosiva la trama, infiniti gli scenari ma quello che conta è il nuovo modo di leggere gli eventi.

Un romanzo liberatorio nel caleidoscopio di suggestioni.

“«Nella vita ci sono degli schemi… Dei ritmi.

È così facile rimanere intrappolati in una singola esistenza, immaginare che i momenti di tristezza o di tragedia o di fallimento o di paura siano il risultato di quella determinata esistenza.

Che siano un effetto collaterale del condurre un certo tipo di vita, invece che la semplice conseguenza del vivere.

Ciò che intendo dire è che sarebbe molto più semplice se capissimo che non esiste un modo di vivere che ci renda immuni dalla tristezza.

E che la tristezza è parte intrinseca della trama della felicità. Non si può avere una senza l’altra.

Naturalmente, esistono gradi e misure diverse per entrambe.

Ma non esiste una vita in cui si possa vivere in uno stato di perenne felicità. E credere che invece sia possibile non fa che generare altra infelicità nella vita che viviamo».

Un invito a liberarsi dai rimpianti, vivendo giorno dopo giorni, accettando le sfide e accogliendo il futuro con speranza.

 

 

Citazioni tratte da “La biblioteca di mezzanotte” Matt Haig Edizioni e/o

 

 

Non puoi combattere per sempre

Devi essere come tutti gli altri

Se la tua vita non funziona

Sei tu a doverti chiedere perché

 

Ricordi quando eravamo giovani

Senza paure per il futuro

O rimpianti per il passato

E noi eravamo soltanto Noi

E il tempo era solo Adesso

E noi eravamo Vita

A nostro agio

Come avvolti in un soffice maglione

Perché il tempo era nostro

Il tempo per respirare

Il momento è duro

Ma la vita non può finire

Se non è ancora cominciata

 

Il lago scintilla e l’acqua è fredda

Tutto quel bagliore può trasformarsi in oro

Fermate la musica per affinare la melodia

Basta sorrisi falsi e urlate alla luna Urlate, nella notte Urlate, fino al mattino

Urlate, tocca a voi combattere ora.

“La biblioteca di mezzanotte” Matt Haig Edizioni e/o

“Non potrò mai essere tutte le persone che vorrei essere, né vivere tutte le vite che vorrei vivere.

Non sarò mai all’altezza di tutte le qualità che vorrei avere.

Perché desidero tutto questo?

Io voglio vivere e sentire tutte le sfumature, i toni e le variazioni di tutte le esperienze fisiche e mentali possibili in questa vita.”

Le parole di Sylvia Plath, scelte come esergo di “La biblioteca di mezzanotte”, pubblicato da Edizioni e/o, ci accompagnano in un viaggio insolito e originale.

Nora Seed è la rappresentazione delle nostre insoddisfazioni, dello sconforto nei confronti di un’esistenza fallimentare.

Sublima il rimpianto e vive la colpa di aver deluso tutti.

Trascina i giorni da sconfitta circondata da una solitudine raggelante. 

“Girovagò per Bedford senza meta.

La cittadina era un nastro trasportatore di disperazione.

Il centro sportivo con l’intonaco di graniglia dove il padre defunto andava a vederla percorrere a nuoto una corsia dopo l’altra, il ristorante messicano in cui aveva portato Dan a mangiare fajitas, l’ospedale in cui sua madre era stata curata.”

Pochi tratti essenziali per inquadrare il personaggio ossessionato dal passato.

“Ogni sua azione era stata un errore, ogni decisione un disastro, ogni giorno un passo che la allontanava dalla persona che aveva immaginato di diventare.

Nuotatrice.

Musicista.

Filosofa.

Sposa.

Viaggiatrice.

Glaciologa.

Felice.

Amata.

Niente.”

“Sognare di diventare” è una delle frasi chiave che permette fin dalle prime pagine di orientare i nostri passi.

Si apre una voragine tra l’essere e l’immaginare di essere creando un buco nero dove è facile precipitare.

Matt Haig non descrive solo uno stato d’animo, dà voce ad un malessere diffuso.

Non si affida alla psicologia spicciola o a piagnistei che potrebbero circoscrivere il dolore.

Propone una disgressione carica di elementi simbolici.

La nostra protagonista può scegliere una delle vite possibili grazie ad un luogo magico, una biblioteca.

“Gli scaffali parevano davvero non finire mai, dritti e lunghi, puntati verso un orizzonte lontano – come quelle linee che ti fanno disegnare a scuola per le esercitazioni di arte, a convergere su un unico punto di fuga – a tratti interrotti da corridoi occasionali.

Ne scelse uno a caso e si incamminò.

Alla svolta successiva prese a sinistra, ed ebbe la sensazione di perdere l’orientamento. Cercò una via d’uscita, ma non ve n’era traccia.

Tentò di ripercorrere all’indietro il percorso fino all’entrata, ma era impossibile.”

Si resta abbagliati da questo labirinto di sapere che può essere un elemento catartico.

Tra vita e morte si insinua uno spiraglio alternativo, non il limbo ma lo spazio della decisione.

Si passa da uno stato di vittima prescelta a quello di protagonista assoluta del proprio destino.

Basta aprire uno dei libri ed entrare in quel mondo che ci si era negato.

Entrano in gioco gli affetti più cari, il fidanzato, il padre, l’amica.

Nora ha l’occasione di sperimentare cosa sarebbe successo se non li avesse delusi.

Brillante ed esplosiva la trama, infiniti gli scenari ma quello che conta è il nuovo modo di leggere gli eventi.

Un romanzo liberatorio nel caleidoscopio di suggestioni.

“«Nella vita ci sono degli schemi… Dei ritmi.

È così facile rimanere intrappolati in una singola esistenza, immaginare che i momenti di tristezza o di tragedia o di fallimento o di paura siano il risultato di quella determinata esistenza.

Che siano un effetto collaterale del condurre un certo tipo di vita, invece che la semplice conseguenza del vivere.

Ciò che intendo dire è che sarebbe molto più semplice se capissimo che non esiste un modo di vivere che ci renda immuni dalla tristezza.

E che la tristezza è parte intrinseca della trama della felicità. Non si può avere una senza l’altra.

Naturalmente, esistono gradi e misure diverse per entrambe.

Ma non esiste una vita in cui si possa vivere in uno stato di perenne felicità. E credere che invece sia possibile non fa che generare altra infelicità nella vita che viviamo».

Un invito a liberarsi dai rimpianti, vivendo giorno dopo giorni, accettando le sfide e accogliendo il futuro con speranza.

 

 

“Contro Amazon. Diciassette storie in difesa delle librerie, delle biblioteche e della lettura” Jorge Carrión Edizioni e/o

“Per noi un libro è un libro è un libro.

E la sua lettura – interesse e regalo – è un rito,

l’eco dell’eco dell’eco di ciò che fu sacro.”

Amazon uccide il desiderio e il ricordo del momento magico in cui scegli cosa leggere.

È un algoritmo che ha eliminato la partecipazione umana trasformando “il cliente in influencer.”

È mercato che non si preoccupa di conoscere la mente dell’acquirente pur registrandone i dati personali.

“Contro Amazon. Diciassette storie in difesa delle librerie, delle biblioteche e della lettura”, pubblicato da Edizioni e/o, è l’accorato invito ad affidarsi e a fidarsi del cartaceo.

Un viaggio che traccia una topografia culturale, letteraria e mentale.

Le prime letture, quel tempo indimenticabile che apre spiragli inaspettati.

La disposizione della libreria che non è mai casuale, ma frutto di una mappa intellettuale costruita giorno dopo giorno.

Jorge Carrión costruisce un castello personale e collettivo dove perdersi e ritrovarsi.

“Attraverso tutti questi libri che mi circondano quotidianamente mi sento vicino sia a me stesso – a quello che ero, il lettore che è andato crescendo, cambiando, accumulando strati – sia all’informazione, alle idee che contengono.

O che soltanto insinuano.

O che semplicemente creano collegamenti ipertestuali: molti dei miei libri sono pianeti che orbitano intorno a pensatori, scrittori, personaggi storici che non conosco di prima mano, che sono amici di amici, complici involontari, pedine mobili di un complesso sistema di possibili conoscenze.

Amici, conoscenti, futuri. Queste sono le tre etichette che dovranno organizzare la mia biblioteca.”

Maiorca, New York, Buenos Aires: ci si diverte incontrando librai, scrittori, intellettuali.

Commovente l’intervista ad Alberto Manguel, direttore della Biblioteca Nacional De Argentina.

“Avevo pensato che la letteratura fosse emozionale, filosofica, avventuriera.

Borges mi insegnò a preoccuparmi di come quel certo testo fosse stato costruito prima di trasmettere emozioni.”

Il saggio ha una varietà di temi e di occasioni di riflessioni.

È un inno al piacere della lettura, un canto indirizzato soprattutto alle nuove generazioni.

È la curiosità e la scoperta, la ricerca del ritmo di un testo, l’amore per le connessioni tra parola ed emozione.

“Le buone librerie sono domande senza risposta.

Sono luoghi che ti provocano intellettualmente, che codificano enigmi, che ti sorprendono e ti impongono sfide, che ti ipnotizzano con quella melodia – o cacofonia – creata dalle luci e le ombre, gli scaffali, le scale, le copertine, la porta che si apre, un ombrello che si chiude, cenni del capo che dicono salve o arrivederci, la gente in movimento.”

Un libro da esplorare ed insieme all’autore visitare la biblioteca del Nautilus, di Don Chisciotte, di Babele.

Mi piace immaginare che Borges mi sia stato compagno e amico in questa esaltante avventura e che mi abbia sussurrato:

“Sei dentro e la fortezza cinge l’universo

E non ha verso né inverso

Né esterno muro

Né segreto centro.”