“Il mare sottosopra” Marie Darrieussecq Einaudi Editore

 

“È sua madre che l’ha convinta a fare quella crociera.

Un modo per prendere le distanze.

Per riflettere sul suo matrimonio, sul suo mestiere, sul trasloco imminente. Partire da sola con i bambini.

Cambiare aria.

Cambiare acqua. Il Mediterraneo. Per una ragazza dell’Atlantico. È piatto. Un mare piccolo. Le coste sono ravvicinate.

Si ha l’impressione che l’Africa spinga di testa contro l’Europa, del resto può darsi che sia cosí. Un mare tettonico, destinato a chiudersi.”

Marie Darrieussecq ha una scrittura immediata, suadente e carica di poesia.

Con coraggio propone una storia che indaga sul senso di appartenenza, sulla capacità di sentirsi ancora vivi.

Imparare ad uscire dagli spazi di un’osservazione passiva e tornare ad esserci, a costo di riorientare la propria esistenza.

“Il mare sottosopra”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Maurizia Balmelli, è  vento di primavera, faro che illumina una società accecata da pregiudizi.

È luce della conoscenza dell’altro, contatto, contaminazione.

Magia di culture che nella diversità sanno trovare linguaggi comuni.

Il percorso di Rose è emblema di una necessaria trasformazione dell’Occidente.

Quando nella nave lussuosa la protagonista assiste al naufragio e al sorcorso di una barchetta di migranti è spiazzata.

Corpi reali, volti impauriti, voci confuse.

“Loro, i naufraghi, avevano qualcosa di consunto, come se la loro figura, seduti, distesi, accovacciati o anche in piedi, la faccia, le mani, i vestiti, i segni che lanciavano, le gocce che perdevano, come se tutto si protendesse in avanti ma fosse bloccato, impedito, raschiato e trattenuto fino all’osso.”

Negli occhi bassi del giovane Younès si cela il mistero di un sogno difficile da decifrare.

È un attimo, il gesto di cedere il cellulare del figlio, la voglia di fare un gesto rompendo gli argini di un’insofferenza per il proprio presente.

Sì crea un legame che potrebbe essere filiale ma è molto di più.

È scoperta delle proprie fragilità affettive, ragione che viene accantonata in un angolo.

La narrazione è coinvolgente perché entra nella sfera intima di chi comprende di essere in bilico.

E quella deviazione dalla presunta e gelida normalità è un’acceleratore di emozioni.

L’autrice non si ferma ad un’analisi introspettiva.

Racconta la migrazione, il disagio e l’umiliazione.

La permanenza in Libia, il terrore in mare, la difficoltà ad attraversare le frontiere.

“La zattera della medusa” diventa metafora di una speranza.

“Il problema, con i migranti, è quanto ci angosciano.”

Da leggere per imparare che “se la tua compassione non include te stesso, è incompleta.”

 

 

 

“L’arte di legare le persone” Paolo Milone Einaudi Editore

 

Entro in enormi stanze vuote,

vedo il paziente in lontananza nel suo letto,

attraverso metri cubi di niente,

gonfiati di follia, dove infiniti mondi coesistono,

e, dopo prolungato viaggio nel silenzio, giungo nell’isola della disperazione.”

 

Paolo Milone offre una lettura critica della malattia mentale purificandola dai luoghi comuni e restituendo l’esperienza di quarant’anni in Psichiatria d’urgenza.

La sua non è solo la testimonianza di medico, è incontro che trasforma il malato in compagno da guidare.

Sguardo dell’uomo che si china sull’altro, ascolta, prova ad interpretare, cammina insieme a chi ha perso la rotta.

Compassione nel senso più profondo, la mano tesa e il cuore che sa partecipare.

Dolore condiviso, continua ricerca della strada da percorrere.

“L’arte di legare le persone”, pubblicato da Einaudi Editore, racconta la follia.

“un giardino dove abbevero i miei cavalli stanchi,

sciolgo i calzari, siedo all’ombra,

e lascio riposare lo sguardo su colline lontane.”

Un testo dove l’umanità riesce ad andare oltre la professionalità.

È il sorriso beffardo di Lucrezia, la rabbia di Filippo, la dissociazione di Danilo, è “urla e pianto muto.”

È la vita uscita dagli argini del fiume, il giorno trasformato in abisso.

“I matti sono nostri fratelli.

La differenza tra noi e loro 

È un tiro di dadi riuscito bene

L’ultimo dopo un milione di uguali 

Per questo noi stiamo dall’altra parte della scrivania.”

Ogni frase è meditazione, voce intima, comunione con la sofferenza.

Il ritmo segue la cadenza dei pensieri alternando stati d’animo che arrivano al lettore come inviti a comprendere e ad interrogarsi.

Chi esce dai margini della normalità?

Cosa significa curare?

Quanto è difficile costringere un paziente ad un ricovero obbligato?

Sullo sfondo Genova “città quadrata, città storta.”

“Si mostra,

Apre le braccia”

Invita a fermarsi, a riprendere fiato ma è tempo di esserci.

In prima linea, senza indugi, ad abbracciare e a sorreggere col cuore stretto dalla morsa della responsabilità.

“E dopo le parole cosa resta di noi?”

Resta il coraggio di chi continua a cercare “il dolore altrui.”

“All we are saying” John Lennon Yoko Ono Einaudi Editore Stile Libero

 

“All we are saying”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, è un testamento spirituale, un cammino di luce.

L’intervista di David Sheff a John Lennon e a Yoko Ono è un atto d’amore che commuove profondamente.

“Lui e Yoko furono gentili, divertenti, appassionati, fieramente impenitenti, e del tutto aperti.”

Nessuna finzione, solo le voci sincere, spontanee e coraggiose.

Non vengono negati i momenti bui, le cadute, gli errori.

In ogni pagina troviamo un uomo e una donna con le loro passioni, i loro sogni.

Non più due icone ma figure in carne ed ossa, pronte a mettersi in gioco, a ricominciare.

Un amore infinito che sa ricomporsi dopo una lunga separazione.

La voglia di stare insieme, progettare, costruire nuovi moduli linguistici.

“Non riuscivo a superare la convinzione che non c’era… non c’era motivo di stare al mondo se non per esaudire i sogni degli altri, che fossero sogni legati ai contratti oppure i sogni del pubblico, o anche per esaudire i miei sogni e le mie illusioni riguardo a quello che credevo avrei dovuto essere e che, in retrospettiva, si è rivelato diverso da quello che io sono.”

La tematica dell’essere e dell’apparire è costantemente presente e può essere letta come critica alla società o come monito.

Riscoprirsi, riprendere possesso di se stessi, lasciare fuori le luci accecanti del palcoscenico.

Viene chiarito il rapporto con i Beatles e con la musica, la ricerca di una maturità personale.

La tenerezza con il figlio, la capacità di trasformare i pensieri negativi in qualcosa di positivo.

Colpisce molto la figura di Yoko per la sua determinazione a costruire una coppia che non sia sbilanciata ma paritaria.

Il libro è certamente anche l’impegno a voler rivoluzionare il mondo e questo viaggio deve essere una guida.

“Le cose si trasformano.”

Non cambia la passione per la musica, l’affetto per la band, il ricordo dell’infanzia.

Tanti aneddoti, scorci del quotidiano non sempre facile.

Suggerisco di scrivere in un quaderno le tante riflessioni per non disperdere ciò che di prezioso regala il testo: un autentico percorso e non un semplice susseguirsi di aforismi.

“Il loro appello è semplice e al contempo complesso: conosci te stesso e impara a pensare con la tua testa.

Fai per gli altri quello che sei in grado di fare.”

 

 

“Abbandonare un gatto” Murakami Haruki Einaudi Editore

“Quando aveva solo pochi anni, in Oriente un’epoca di pace e di democrazia era al termine, il nostro paese stava andando incontro ad una grave crisi economica e ben presto sarebbe sprofondato nel pantano della guerra contro la Cina e nella tragedia di un conflitto mondiale.

Mio padre era riuscito a sopravvivere, con angoscia e accanimento, all’incredibile confusione e alla povertà del secondo dopoguerra.”

“Abbandonare un gatto”, pubblicato da Einaudi Editore, propone tre piani di lettura intrecciati con stile e capacità sintetica.

Il quadro geopolitico di un periodo storico non risente solo di un’accurata ricostruzione.

Ha il coraggio di approfondire la violenza della guerra.

“Il 20° di Fakuchiyama aveva la reputazione di essere particolarmente sanguinario.”

Il massacro di Nanchino è macchia indelebile, simbolo della furia omicida.

Scorre davanti ai nostri occhi il film di quel tratto di Novecento che vorremmo dimenticare e le splendide immagini realizzate da Emiliano Ponzo ne sono espressione visiva.

Murakami Haruki entra nella sfera religiosa del suo popolo, traccia una spiritualità che viene tramandata da generazione a generazione.

“Ogni mattina, prima di fare colazione, mio padre si inginocchiava davanti al butsudan – Il piccolo altare dei morti presente in ogni casa -, chiudeva gli occhi e recitava a lungo e con trasporto i sutra. “

La ritualità del gesto e il raccoglimento regalano alle pagine un’aura di sacralità.

La ricostruzione dell’esistenza del genitore è atto d’amore, desiderio di colmare le distanze, voce del rimpianto di non aver creato una solida relazione.

Nella semplicità dei ricordi, tratti dalla quotidianità, si coglie un filo empatico, la rivisitazione e riorganizzazione del passato.

Atto coraggiosissimo e difficile perchè implica affrontare la sofferenza.

Significa rivivere momenti e sguardi e parole.

Sentire il peso della colpa di figlio disattento.

Non manca lo sguardo profondo del Maestro che alla scrittura ha affidato i suoi sogni.

La riscrittura degli Haiku della figura paterna sono un soffio poetico ma anche una occasione di riflessione del rapporto tra tecnica ed emozione.

“Uccelli che migrano

Ah, dove andranno mai?

Forse alla madre terra.”

Interrogativo che apre spazi di infinita speranza.

Ed è questo uno dei messaggi dello scrittore: impariamo a vivere la memoria come riscatto.

Affidiamo le nostre paure ad aquiloni che ci faranno intravedere il Cielo e la bellezza di emozioni sopite.

“E più scrivo, più leggo e rileggo, più provo la strana sensazione di diventare trasparente.

Se alzo una mano verso il cielo, a volte, ho l’impressione di poterci vedere attraverso.”

 

 

 

 

“Supereroi” Paolo Genovese Einaudi Editore Stile Libero

“Tutto quello che ci accade potremmo disegnarlo.

Tutto.

Possiamo disegnare tutto.

Quello che non possiamo disegnare è il tempo.

E tutti gli attimi che mette in fila.”

Paolo Genovese riesce a scomporre proprio il tempo.

Lo manipola, ne estrae scampoli di ore, crea una struttura perpendicolare.

Decide quando il prima deve mescolarsi al dopo.

Tecnica rischiosa che riesce a gestire con abilità di prestigiatore.

“Supereroi”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, non è la solita storia d’amore.

È la vertigine nella scelta dell’altro, il timore di perdere parte di sè.

Abbandono e resistenza in una altalena dove Anna e Marco sembrano meteore cadute sulla terra.

È quell’inquietudine che non ha tregua, l’incertezza che provoca domande a renderli speciali.

Nei fumetti della protagonista c’è il tentativo di esorcizzare la paura di un finale.

E l’ironia che libera dalla mediocrità del quotidiano.

E la voglia di incatenare un pezzo di realtà.

“L’ispirazione non esiste, non è che una scusa.

Il processo creativo porta a mettersi in gioco, a rivelarsi, a svuotare l’anima”.

Una frase che lega la creatività con l’amore ed è questa una delle grandi lezioni del romanzo.

Ci saranno i silenzi, quei silenzi come bolle di niente e di tutto.

I tentennamenti e un appartamento da coabitare.

Gli amici con le loro vite complicate.

Le risate, gli abbracci, il ragionamento e il caos.

Mancano i sogni perché sono inghiottiti dal presente, una lunga, interminabile strada.

Ma la ruota del caso gira e non si ferma.

Accelera in un abbaglio che scuote il lettore.

I superpoteri diventano stelle che provano a spegnere il rimpianto.

Pagine piene di pathos in un’accelerazione nel finale.

La scrittura afferma con forza che la verità non ha bisogno di orpelli e che tutti potremmo essere supereroi.

Da leggere convinti che “la bellezza e la felicità esistono realmente, basta avere il filtro giusto nell’animo.”

 

 

“L’uomo con la vestaglia rossa” Julian Barnes Einaudi Editore

“L’arte sopravvive al capriccio del singolo, all’orgoglio di famiglia, all’ortodossia della società; l’arte ha sempre il tempo dalla sua parte.”

“L’uomo con la vestaglia rossa”, pubblicato da Einaudi, è attenzione al tangibile, al particolare, al quotidiano.

Sperimentazione letteraria che intreccia soggetto e oggetto.

Rivisitazione artistica che esplora la fenomenologia del colore.

Espressione di una contaminazione culturale dove non conta più il censo.

Studio approfondito di lettere e testimonianze che circoscrivono la veridicità della narrazione.

Montesquieu, “figura pubblica, dandy, esteta, connoisseur, mente brillante e arbitro di eleganza.”

Il dottor Pozzi, “una creatura dell’intelligenza brillante”, medico in un ospedale pubblico.

Il principe Edmond de Polignac, definito da Proust “una prigione dismessa e convertita in biblioteca.”

Il romanzo parte da tre personaggi dissimili e sviluppa il percorso storico di un’epoca.

Tante le disgressioni sparse come piccole gemme.

Il quadro si dilata comprendendo intellettuali e pittori e si ha la sensazione che si rappresenti un modo alternativo di vivere.

Non viene solo descritta l’Età d’Oro, la Belle Époque, ma l’analisi di un’avanguardia.

“Diventando lo spettatore della propria vita si sfugge alle sofferenze della vita”

Le parole di Oscar Wilde tratte da “Il ritratto di Dorian Gray ritraggono una delle chiavi di lettura del testo.

Specchi sovrapposti dove ognuno rivede il suo stato emotivo.

L’amore appare come “una terra di notti calde e struggenti.”

È libertà e schiavitù, invenzione di linguaggi che nella simbiosi delle carni trova esplosioni di sensualità.

Julian Barnes si esibisce in una spericolata danza dove ogni movenza nasce, cresce nell’equilibrio estetico di parola e immagine.

Le foto raccontano altre storie, segnano in una sfumatura di segni pittorici netti, implacabili.

Un testo indispensabile per chi nella letteratura cerca non risposte ma orizzonti da conquistare.

 

 

 

“L’assemblea degli animali” Filelfo Einaudi Editore Stile Libero

 

“Ma ora gli uomini non guardavano più il cielo.

Avevano alzato sul mondo una nebbia di polveri e fumi e cattivi odori che coprivano il soffio della primavera in arrivo, come già all’equinozio d’autunno i primi refoli dei venti invernali, confondendo tanti uccelli migratori, facendo saltare programmi, ritardando arrivi e partenze e trasformando le rotte verso sud in uno di quei grovigli di autostrade intasate che gli uomini usavano per spostarsi freneticamente da un posto all’altro.”

“L’assemblea degli animali”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, è una favola contemporanea dai colori tenui.

Ogni pagina è poetica rappresentazione di un mondo che non vuole arrendersi alla distruzione.

Nel luogo segreto dell’incontro ci sono tutte le specie animali e in un rispettoso accordo si confrontano.

“La legge di natura, in occasione delle grandi assemblee, è sospesa: né predatori né prede, né forti né deboli, né grandi né piccoli, così è stato stabilito dal principio, così accadde ai tempi dell’arca.”

Evidenti i riferimenti biblici che anticipano uno sviluppo che nasce dal senso di comunità.

Bisogna porre fine allo sterminio della Natura perpetrato dall’uomo.

Si alternano gli interventi e le possibili soluzioni e sembra di essere entrati in un mondo incantato.

Sfilano camosci, lepri, renne, cammelli mentre gli uccelli inzuppano il cielo di colori e i pesci nelle danze esprimono una sinergia antica.

“Speravamo che l’uomo imparasse che c’è una parentela tra la terra e il cielo, la psiche e la carne, il corpo e lo spirito, e questo universo si regge sui loro legami.

Che la natura è un unico sistema fatto di infinite e meticolose connessioni, e il mondo ha un’unica anima, fatta di tutto ciò di cui noi, come dice il nostro nome, animali, siamo specchio.”

Parole che feriscono come spade conficcate nella carne mentre rivediamo al rallentatore i gesti scellerati che ci hanno trasformato in predatori.

Abbiamo distrutto senza creare, alterato l’ecosistema con l’arroganza dei padroni.

Ci siamo ammalati di dimenticanza ed ora è tempo di svegliare le coscienze intorpidite.

La punizione vuole essere occasione di riscatto e Filelfo nel descrivere l’epidemia che si abbatte sulla terra riesce a regalare un quadro indimenticale.

Quel silenzio raggelante e il vuoto delle strade e la paura di qualcosa che non sappiamo governare.

Lo scrittore veste i panni del narratore e lascia a noi il compito di decifrare gli spunti letterari e i risvolti psicologici.

Nella scelta della metamorfosi c’è forse la ricerca di unione tra “anima esterna e anima interiore.”

“In ogni metamorfosi è sempre il desiderio che si esprime, è l’unione amorosa che si manifesta.”

Un testo che apre uno squarcio nelle nostre coscienze e ci regala la speranza di invertire le rotte della sciagura che ha investito il pianeta.

Siamo noi, se riusciremo a sentire nuovamente armonia, a costruire un’arca che ci salverà.

“Invito alla meraviglia” Ian McEwan Einaudi Editore

“A partire dallo studio empirico di Aristotele sulla biologia marina della laguna di Pirra sull’isola di Lesbo intorno al 344 a. C., per giungere fino a noi attraverso Banks, Faradey, Tyndall, Gauss, Cajal, Einstein, Heisenberg, la tradizione letteraria scientifica è vasta, ricca e plurilinguistica.

È una letteratura che dovrebbe appartenere a tutti, non solo a chi esercita una professione scientifica.”

Ian McEwan nel saggi che compongono “Invito alla meraviglia Per un incontro ravvicinato con la scienza”, pubblicato da Einaudi, riesce a dimostrare che la scienza non è distante da noi.

È espressione di ricerca e coraggio, sacrificio e fallimento, ispirazione e successo.

Il suo è un excursus nelle vite degli scienziati e nella costruzione di raffinatissime biografie si coglie l’emozione della scoperta.

Seguiamo affascinati Charles Darwin nel viaggio a bordo della Beagle, imbarcazione diretta in Sudamerica.

L’approdo a Santiago, nelle isole di Capo Verde, l’entusiasmo per i colori e le forme, i disegni di esemplari di rocce, piante e animali, accendono una passione che non si spegnerà più.

“L’origine della specie” e “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” aprono scenari inimmaginabili ed ancora oggi sono opere di inestimabile valore intellettuale.

Dovremmo pronunciare più spesso le parole dello scienziato:

“Tutte le più importanti espressioni usate dall’uomo sono le stesse in tutto il mondo.

Questo fatto è interessante perché fornisce un nuovo argomento a favore della tesi secondo cui le numerose razze umane sarebbero derivate da un unico ceppo parentele.”

Uno dei moduli interpretativi del saggio è la relazione tra letteratura e scienza.

Entrambe indagano sulla natura umana, cambiano le strategie ma l’obiettivo è lo stesso.

Ho scelto di leggere seguendo un mio personale itinerario ed ho percepito l’urgenza di consacrare il percorso scientifico, troppo spesso relegato in ambiti accessibili solo agli addetti ai lavori.

McEwan sfata miti e ci fa incontrare personaggi del calibro di Einstein.

Abbiamo davanti a noi l’uomo in tutta la sua interezza e abbiamo voglia di rivedere la teoria della relatività non come un dogma ma come l’alta espressione dell’intelligenza umana.

L’altro interessante spunto riguarda lo stile letterarario e i cambiamenti che trasformarono la narrazione.

“Joyce e Virginia Woolf hanno trovato nuovi mezzi per rappresentare il flusso di coscienza, mezzi che oggi sono comunemente usati, persino nei libri per l’infanzia.”

Il rapporto tra credenza e laicità, salvezza e apocalisse: ogni argomento ha il respiro di una libertà interiore rara in questo tempo di fake news.

Che entità ha l’io? Da chi e da cosa è governato e quanto influenza gli scrittori?

Siamo creature narranti?

Se avete piacere di ricevere delle risposte non vi resta che leggere il libro.

Fidatevi, non ve ne pentirete.

Mi raccomando, soffermatevi sulla ricca bibliografia.

Tanti i suggerimenti preziosi a dimostrazione che la Cultura è interazione tra passato e presente.

 

 

“La vasca del Führer” Serena Dandini Einaudi Editore Stile Libero

Serena Dandini regala una storia che resta nella mente del lettore come un manifesto di libertà.

Nel ricostruire l’esistenza di Lee Miller attraversa i fermenti letterari e culturali del Novecento.

“La vasca del Führer”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, nasce da una accurata ricerca bibliografica.

C’è la passione della scrittrice che vive nel romanzo, segue i percorsi geografici e interiori della protagonista.

Confronta con lucidità la nostra epoca con quel passato vibrante di creatività.

“Oggi siamo bombardati da una miriade di immagini.

Ci piovono addosso da ogni mezzo di comunicazione, siamo assuefatti a qualsiasi novità o stranezza che vorrebbe accalappiare la nostra pigra attenzione: provano ad attirarci con filtri, fotomontaggi e trucchetti vari, ma è sempre più difficile che qualcosa ci colpisca davvero o addirittura ci faccia pensare.”

Mostra quanto la sperimentazione di tecniche artistiche abbia rimodulato schemi rigidi, realizzando un approccio rivoluzionario dei saperi.

Il testo viene costruito su paralleli temporari e in questa comunione di tempi ogni dettaglio viene illuminato e svelato.

Chi è veramente Lee?

Cosa si nasconde dietro la bellezza conturbante?

“Sembravo un angelo, fuori.

Mi vedevano così.

Ero un demonio, invece, dentro.

Ho conosciuto tutto il dolore del mondo fin da bambina.”

Uno stupro in giovanissima età è ferita lacerante e certamente causa scatenante di tante scelte.

Donna che trasgredisce ogni imposizione difendendo con forza la propria personalità.

Il rapporto fortissimo col padre, la complicità con Man Ray, la “convulsa vita amorosa tempestata da cuori spezzati e gelosie feroci”, l’esperienza di modella per Vogue: ogni pagina apre scenari inaspettati.

Si esplora il meraviglioso mondo della fotografia e del movimento surrealista.

Si incontrano Picasso, Breton, Ernst e sembra di vivere nei salotti parigini, di assistere alle animate conversazioni.

Ci si commuove leggendo le poesie di Paul Éluard, osservando le fotografie che “tracciano una mappa amorosa delle complicate trame sentimentali e delle ardite geometrie del desiderio che hanno animato i protagonisti di quegli anni.”

Si assiste sbigottiti alle follie del nazismo che incenerisce le libertà individuali.

Insieme alla fotografa si entra nel campo di Dachau e si subisce una metamorfosi.

“Il cimitero di Dachau le ha inghiottito tutte le forze.

Una parte consistente della sua anima è rimasta sepolta laggiù, e quel che resta è imprigionato in una bolla vuota priva di senso.”

Tutto il male arriva come una grandine che non dà tregua e gli occhi si riempiono di lacrime.

Succede una strana alchimia e quella donna coraggiosa, spavalda, intransigente con se stesso diventa il nostro modello.

Vorremmo dirle grazie per aver fatto la sua grande rivoluzione.

Abbracciarla e condividere il suo tormento interiore.

Stringere quelle mani che hanno immortalato l’inferno.

Dirle che sapremo imitarla nel cercare sempre di interpretare l’attimo presente.

Vorremmo che arrivasse a Serena Dandini la nostra infinita gratitudine per averci dimostrato che esiste una purezza interiore resistente all’oblio

 

 

 

 

 

 

Incipit tratto da “La vasca del Führer” Serena Dandini Einaudi Editore Stile Libero

 

 

 

“Le mattonelle del bagno sono lisce e ghiacciate. Tutto è pulito alla perfezione, come in una camera d’albergo pronta a ricevere l’ennesimo cliente.

Gli asciugamani rigorosamente bianchi, disposti secondo misura negli appositi sostegni, aspettano un nuovo ospite da accudire.

Sono gli stessi che hanno avvolto e protetto il corpo di quell’uomo mostruoso che Lee non riesce nemmeno a nominare.

Solo il monogramma «A. H.» sull’argenteria svela l’identità del proprietario.

Mentre si addentra in quegli interni anonimi, insignificanti, una domanda continua a risuonarle nella testa.

Piú che un interrogativo, un urlo soffocato: perché non c’è nessuna presenza del male che ha abitato quelle stanze?

Una sobria dignità borghese trasuda da ogni dettaglio. Com’è possibile che i mobili decorosi, le tende in damasco blu e i tavolini in legno scuro non raccontino nulla dell’essere diabolico che per tanto tempo ha vissuto indisturbato fra quelle mura?”