“I valori che contano” Diego De Silva Einaudi Editore

 

 

Ci si affeziona a Vincenzo Malinconico perché è uno di noi.

Diego De Silva in “I valori che contano”, pubblicato da Einaudi Editore, ci regala un personaggio che sentiamo vivo e che vorremmo per amico.

Ha un modo di registrare gli eventi che commuove perché mostra un’umanità che si incontra difficilmente.

Il grande pregio dell’ironia smonta i piccoli e grandi ostacoli quotidiani.

È capace di fare autocritica con piglio fiero e mai melenso.

Non si ferma alla superficie ma cerca di interpretare con una lente d’ingrandimento che mette in evidenza i dettagli.

Sa coniugare il proprio vissuto con quello dei personaggi che gli ruotano intorno

Una prova narrativa che conferma la geniale intuizione dello scrittore.

La letteratura  può coincidere con la realtà, può farsi amplificatore delle emozioni.

Nella perfezione di una scrittura molto articolata i dialoghi creano una sorta di strana alchimia.

Ogni frase permette di approfondire il senso delle parole, mai usate a caso.

Ci sono una profondità interiore, un bisogno di capire, di andare oltre i fatti.

La storia scorre modulando una sceneggiatura perfetta, mostrando crepe di una società che ha disimparato ad ascoltare.

Il nostro protagonista è il vero eroe contemporaneo.

È colui che affronta a viso aperto le sfide anche amare che l’esistenza propone.

Da lui abbiamo tanto da imparare se leggiamo con attenzione cosa si nasconde tra le righe.

E chissa…i titoli di coda del nostro vivere inquieto ci saranno più chiari.

 

“I portatori d’acqua” Atiq Rahimi Einaudi Editore

 

 

Leggendo “I portatori d’acqua”, pubblicato da Einaudi, si entra in un mondo parallelo dove le percezioni si amplificano, i sogni si mescolano con la realtà, le storie si contrappongono.

La narrazione segue due piani paralleli che si intersecano senza mai incontrarsi.

Tom è esule afgano convinto che il passato si possa cancellare.

Vive a Parigi con la moglie e la figlia ma sente il bisogno di sperimentare l’eccitazione di spogliarsi del proprio io.

“In esilio non ci sono né pensieri riposti, né parole segrete, né desideri proibiti, né impegno politico clandestino che possano condannarti.

Nulla tranne l’adulterio.

Lo consideri una rivolta intima contro il regime totalitario del monoteismo coniugale, le cui sacrosante leggi morali ti costringono a vivere di nuovo in clandestinità, a nascondere una passione riprovevole, a mantenere relazioni segrete.

A diventare di nuovo un traditore.”

L’incontro con la giovane Nuria è esaltante emozione, nuova primavera che annulla il presente.

Yussef vive in Afganistan, è analfabeta ed ha sopito ogni desiderio.

Il corpo è il peso di un’esistenza che conosce la fatica.

Quando il fratello scompare è costretto ad accuparsi della cognata, la bella Shirin.

Sullo sfondo la violenza dei talebani che costringe a vivere nella paura.

“In questa città di dannati e posseduti magari c’è chi è capace di cogliere tutte le voci interiori, soprattutto quelle che esprimono pensieri empi.”

Atiq Rahimi scrive un romanzo sulla menzogna e il tradimento, sullo spaesamento di chi non riconosce più le sue radici.

Smuove le acque torbide del desiderio, le purifica e mostra la bellezza dei corpi che sanno cercarsi.

Dissacra la parola amore, che “con tutta la sua enorme letteratura, è ormai troppo abusata e cerebrale. Io lo chiamerei l’amatudine.”

Invita a cogliere i presagi nascosti tra le pagine, ad interpretare i segnali della ribellione.

Ad incarnare lo spirito libero sono le donne, misteriose ancelle di un segreto che si cela nella danza e nell’arte.

Il romanzo conquista e seduce, racconta un paese martoriato e il suo opposto.

Fa fiorire leggende e tradizioni e da voce a chi prova ad inventarsi un nuovo destino.

Lacerante, bellissimo, poetico e onirico, si offre al lettore come un fiore che emana i profumi di un’antica civiltà.

 

 

 

“Frieda” Annabel Abbs Einaudi Editore

 

Frieda è fiore che sboccia, luminosa stella costretta per troppo tempo nella prigione di un matrimonio spento.

Il marito ha spento quell’ardore seduttivo che la infiamma.

“Aveva cercato di discutere di Shakespeare, Stendhal e di tutti gli altri scrittori che aveva letto nelle serate solitarie.

Aveva cercato di comunicargli la passione per i personaggi, i loro sentimenti, i loro dilemmi.”

Un muro di affettuosa indifferenza che presto avrà una spiegazione.

Diventando madre ha dimenticato la passione.

La visita della sorella Nusch apre una finestra su un mondo nuovo.

Berlino è vita, incontri, cultura a differenza di Nittingham, sonnolenta città, vecchia signora con abiti mediocri.

Il libro pubblicato da Einaudi ci permettere di vivere il novecento e i suoi fermenti culturali.

È la sperimentazione delle teorie di Freud, la libertà sessuale e mentale.

Per la protagonista è un risveglio non privo di sofferenza.

“Ho paura di morire senza aver mai vissuto.”

Annabel Abbs ci regala una figura femminile complessa.

Vitale, capace di affrontare il dubbio, desiderosa di conoscenza.

“Avrebbe voluto strapparsi le forcine dai capelli e sentirli oscillare sciolti sulla schiena. Si sarebbe voluta strappare di dosso i vestiti, scalciare via le scarpe e correre lungo il canale.”

Quando l’amore per Lorenzo la fa bruciare non ha cedimenti, affronta a testa alta la sua scelta.

Sarà musa e compagnia di D.H. Lawrence, condividerà la difficile arte dello scrivere e sopporterà malumori, ma finalmente sarà donna nel pienezza del significato.

Un romanzo con risvolti psicologici, personaggi indimenticabili, paesaggi pieni di poesia.

E una risposta tra le righe alla domanda:

“Perché la vita di noi donne deve essere così difficile, così complicata?”

 

“Il colpevole se ne frega” Christian Frascella Einaudi Editore

 

 

“Sono un bravo professionista, un uomo di larghe vedute, e un individuo molto rispettato.

E non rilascio fatture.”

Ci si innamora dell’investigatore Contrera.

È l’antieroe dei nostri tempi, felice di esserlo.

Ama la sua gente, ne sente le pulsione emotive.

Ha il pregio di saper ascoltare e sa osservare i dettagli non solo della scena del crimine.

Si porta dietro il peso di un passato ingombrante con un misto di ironia e malinconia.

Non scalpita di fronte ad un presente disastroso, ne sa cogliere le sfumature positive.

Ogni sua storia mostra i chiaroscuri della nostra società dando al lettore la possibilità di non correre a facili conclusioni.

“Il colpevole se ne frega”, pubblicato da Einaudi in ebook gratuito, conferma la verve narrativa di Christian Frascella.

La capacità di sintesi nel descrivere il protagonista permette di entrare immediatamente nella sua psiche.

“Sono stato un tantino trascurato da Madre Natura.”

Una figura positiva capace di leggere i propri limiti, pronto a mettersi in gioco con tenacia.

Il metodo investigativo sa individuare le falle del pensiero deduttivo e in questa sperimentazione poliziesca sta la grandezza del nostro autore.

Nel breve racconto introduce una interessante riflessione sulle apparenze che spesso ci danno una visione distorta della realtà.

La trama è brillante e non mancano le risate.

Vi ho incuriosito? Ci spero tanto perchè il libro merita di essere letto.

Ognuno troverà una morale che gli calzerà a pennello.

Il 30 maggio tutti in libreria, ci aspetterà “L’assassino ci vede benissimo”.

 

 

“Momenti trascurabili” Francesco Piccolo Einaudi Editore

 

Grazie a Francesco Piccolo ci accorgiamo che tanti “Momenti trascurabili ” ci sono sfuggiti e ci chiediamo il perché.

Il terzo volume pubblicato da Einaudi Editore è un vademecum indispensabile, un imperdibile compagno di viaggio se vogliamo ritrovare quelle marginalità emozionali che rendono l’esistenza interessante.

L’autore ha la capacità di leggerci dentro e di mettere a nudo le insofferenze, i disagi, la noia.

“Chi mi darà indietro il tempo perduto a districare i fili degli auricolari”?

L’immediatezza della scrittura permette di visualizzare istanti sprecati, occasioni perdute.

Il tempo diventa soggetto di una rappresentazione suggestiva del reale e non è casuale lo splendido monologo sulla concatenazione di presente e futuro.

Con ironia caustica l’autore spinge la narrazione nei territori metafisici e la predizione della cartomante apre scenari sulle nostre attese.

Pronti a varcare la soglia nella novità, di qualcosa che scuota le nostre pigrizie affettive.

E poi c’è l’amore, l’abitudine, la staticità.

Uno sguardo attento, tagliente sulla coppia protezione che nasconde un modo nuovo di stare insieme.

“Tra due persone che stanno insieme non c’è bisogno di dirsi molte cose”.

Piccoli aforismi e lunghi aneddoti si combinano grazie all’abilità nel manipolare la parola.

Creta che diventa materia viva, ci appartiene, ci racconta.

Ci costringe a capire perché amiamo le autostrade e perchè ci da sollievo avere la possibilità di scegliere “tutte le direzioni”.

Attraverso una parola malleabile, chiara il costrutto allegorico è gigantesco e il lettore si diverte ad interpretarne il senso e il segno.

Non mancano le pagine che svelano sentimenti vissuti ma mai espressi.

“All’amore ci si affeziona. Anche quando si smette di amare qualcuno, si conserva la sensazione di amarlo, si fa fatica ad accorgersi della verità: perché ci si rammarica di aver smesso, si ha voglia di conservare quel sentimento che dava felicità e che in realtà non la dà piú.

L’amore, dopo che è finito, continua; in modo disperato, falso in profondità, ma allo stesso tempo commovente.”

Il figlio che nasce e “il ronzio” che non abbandona più, appartenenza e responsabilità.

“È il sentimento dell’ineluttabilità”

E l’universo letterario, la divertente satira sui festival, la consapevolezza di essere diventati “maturi.”

Nel finale un regalo che ci commuove.

“La vita non finisce più, se si sa comprendere ogni singolo momento di un giorno solo.”

Buona lettura!

 

“I colpevoli” Andrea Pomella Einaudi Editore

 

Confrontarsi con la scrittura di Andrea Pomella significa accettare di scalare le tante montagne che ci hanno impedito di andare nello scivoloso territorio del passato.

Un tempo che troppo spesso resta sospeso in una nebulosa indistinta dove sono concentrate le ferite, i disagi, la rabbia.

Non esplorarne ogni anfratto ha significato vivere reclusi una realtà dimezzata.

“I colpevoli”, pubblicato da Einaudi, ci indica più direzioni.

La storia dell’incontro tra padre e figlio dopo “trentasette anni, tredicimilacinquecento giorni, trecentoventiquattromila ore” diventa nostra fin dalle prime pagine.

L’abbandono della famiglia è tradimento che ha radici lontane.

Trascina verso una riva dove vengono annullate le certezze del bambino.

Il trauma viene analizzato, frantumato, liberato da equivoche derive affettive.

La figura paterna diventa simbolo di una conflittualità interiore, di una resa di conti con la nostra confusa idea di relazione.

“Il divario tra illusione e realtà mi opprime, senza darmi modo di vivere né l’una né altra.

La mia incredulità non è che il residuo di un tempo deteriorato che ancora ci trasciniamo dietro.”

Questo divario è segno di una spazialità che vediamo oscillante.

Una geometria sbilenca che porta al “cuore del perdono”, che indaga scientificamente e filosoficamente senza tralasciare nessun dettato.

La ricostruzione degli eventi è perfetta, una necessaria rivisitazione che deve lasciare fuori il risentimento.

Quante volte ci siamo trovati “sul confine a contemplare il territorio nemico”?

L’autore ci invita a fare quel salto che non ci siamo concessi, ci offre non la sua storia ma l’affresco di una contemporaneità che ci sfugge.

Ci invita a rileggere la lettera al padre di Kafka, a comprendere  con una nuova consapevolezza la letteratura, a ritrovare nelle pagine dell’Odissea il trauma di Telemaco.

“Il nostro ricongiungimento contiene in sè una perdita”.

Ci si chiede se è proprio attraverso questa “perdita” che si può provare a trovare un linguaggio comune.

“Scrivendo, cerco di comprendere….

Scrivendo cerco di salvarmi, come un delfino imprigionato tra le chiglie di due navi in perpetua collisione.”

Il libro va letto lentamente soffermandosi sulla purezza della scrittura, ascoltando i tanti messaggi che ci regala.

Marina Girardi (marinagirardi5) recensisce “Una donna spezzata” Simone De Beauvoir

Marina Girardi (marinagirardi5) recensisce “Una donna spezzata” Simone De Beauvoir

Tre racconti, protagoniste tre donne diverse tra loro che ad un certo punto della vita, alle soglie della vecchiaia, si trovano ad affrontare dolori, amarezze, sconfitte, paure.
Dipendenza emotiva in Monique moglie borghese, perfetta nel suo ruolo finché non scoprirà che il marito ha un’amante.
Mania di controllo e perfezione: è la madre di Philippe, scrittrice, donna di successo che constata con amarezza il fallimento del suo rapporto col figlio.
Mancanza di autostima, rabbia in Murielle devastata dal dolore per il suicidio della figlia adolescente, per i legami sentimentali falliti, per la perdita della custodia del secondo figlio.
Simone De Beauvoir affronta con acume e chiarezza tre vite pervase dalla solitudine regalandoci la speranza che è sempre possibile ricominciare.

La recensione di Sara Galletti Manfroni (@ladivoratricelibri) “Le confessioni di Frannie Langton” di Sara Collins – Einaudi Editore

La recensione di Sara Galletti Manfroni (@ladivoratricelibri) “Le confessioni di Frannie Langton”, Sara Collins – Einaudi Editore

 

Dentro a questo ardente esordio di Sara Collins, non c’è solo una storia, ma una persona, la Mulatta assassina, la prostituta, la schiava, la domestica traditrice che spietata ha massacrato chi le dava il pane per vivere, il Signor e la Signora Benham, coppia di aristocratici ben in vista nella società Londinese di inizio Ottocento.

La negra, l’assassina, l’ingrata, una creatura che ricerche scientifiche di quegli anni cercano addirittura di provarne l’estraneità alla specie umana, è ora alla sbarra dell’Old Baley, il più importante e antico tribunale dove si celebrano i processi per omicidio, e su di lei imperversa uno scrosciare continuo di insulti, insinuazioni, oscenità, pregiudizi e l’ostilità ignorante della folla che le si scaglia addosso per il solo gusto di avere qualcuno da odiare.

Frances Langton è un enigma, lo dice lei stessa, chissà chi si aspettavano di trovarsi di fronte gli uomini di legge in quell’aula, forse una disgraziata analfabeta piegata dalla sorte avversa, mentre lei, Frannie, oltre a ad essere esponente di una selvaggia bellezza mulatta, è anche una donna istruita alla cultura scientifica e letteraria, in grado di scrivere e leggere con abilità e competenza. L’avvocato che la difende le chiede di annotare su dei fogli ogni ricordo che possa scagionarla da un’accusa infamante di cui lei stessa non ha memoria, a cui lei stessa non crede, perché, come avrebbe potuto uccidere Miss Benham, dal momento che la amava?

Sara Collins gioca da maestra, spostando il fulcro narrativo su più livelli, mantenendo una corrente principale, quella della storia gotica, che affonda le radici nel passato della sua protagonista e che sfocia in un fervido processo che si affaccia sulla pagina con poche, incisive, rese testimoniali dei personaggi che fanno da corolla allo stimma che è sempre il medesimo, Frannie.

Per poi centrare la macchina da presa sulla donna imprendibile, sconvolgentemente bella, appassionata, amata e amante senza scampo, seduttrice per natura, in modo da innalzare l’ordito narrativo ad uno stadio più impervio, dove risiedono gli ingranaggi di mente e viscere, quello più intimo e cerebrale, che dà il colpo di grazia al lettore.

La vicenda omicidiaria è ben orchestrata ed il ricamo si dirige tra i fori di uno schema imprevedibile e raffinatissimo, il teschio e la rosa, la dannazione e l’amore, gli esperimenti e le droghe, ma la schiava bellissima che sbugiarda l’inconsistenza e la depravazione di una classe sociale intera, quella che la tiene ammanettata ad un banco, quella del perbenismo e della civiltà, senza neppure doversi liberare delle manette è il punto più alto di tutta l’opera della Collins e su di esso io mi sento di affondare senza voler soccorso alcuno.

“Che ne sapeva Shakespeare? L’amore deve mutare, altrimenti non può sopravvivere.

E di questa vicenda affamata, insanguinata, stracciata, lapidata e fustigata, che brucia al fuoco del dolore e della passione, i due estremi a cui si tende l’intero filo dell’esistenza umana, Frannie racconta, elegante e appuntita:

“La mia storia. L’unica cosa che sono in grado di lasciare a qualcuno. Ho avuto due amori: tutti i libri che ho letto e tutte le persone che li hanno scritti. Perché nonostante il gran polverone che solleviamo, la vita si riduce a ben poco, eppure i romanzi ci permettono di illuderci che abbia un senso, in fin dei conti”