“I cani del nulla” Emanuele Trevi Einaudi Stile Libero

 

Lasciarsi trasportare dal flusso di pensieri di Emanuele Trevi significa liberarsi da ogni categoria mentale, da rigori stilistici, da pregiudizi letterari.

“I cani del nulla”, pubblicato da Einaudi Stile Libero ,colma le nostre lacune culturali, apre orizzonti dove la poesia è materia viva.

È azione, travaglio, interpretazione, contestazione.

È osservazione critica, tagliente autocritica, commovente ricerca di un percorso non inquinato dalla normalità.

La traccia può essere un verso di D’Annunzio:

“Ogni uomo nella culla

Succia e sbava il suo dito

Ogni uomo seppellito

È il cane del suo nulla.”

Appropriarsi di quel nulla ha un valore simbolico e filosofico.

Vivere la propria inadeguatezza, sentirne le spire che avvolgono.

“Come al termine di ogni giornata, nuova confusione si era sommata alla confusione di sempre.

Lo spessore dell’inconsapevolezza che si indurisce di giorno in giorno.”

In questo limbo Gina con le sue movenze e il suo codice canino ha qualcosa da insegnare.

L’animale e l’uomo in un gioco di affettività differenti possono essere guida verso una strategia del sentimento.

Tutto diventa lineare, palpabile, misurato.

Scompaiono le inutili cianfrusaglie che affollano il quotidiano, si torna all’Origine.

“Il Pensiero sta entrando in migliaia di stanze simili alla nostra.

È un contagio, un implacabile e benefico virus del dopocena.

Entra, il Pensiero, e si accovaccia sul bordo dei divani, sui tappeti, sui tavolini da salotto ingombri di periodici illustrati…

Deposita sul suolo grumi di concetti, palline di opinioni.”

È il Pensiero libero o la schiavitù di un modo di pensare collettivo?

Non mancano le allitterazioni e le digressioni linguistiche, i dialoghi divertenti e i monologhi intriganti.

C’è la melodia del fonema e la stonatura di canzoni tutte uguali.

C’è l’esistenza che si fa presenza.

Splendida la prefazione di Sandro Veronesi che suggerisco di leggere come ultima tappa di questa meravigliosa avventura.

Un testo che dimostra che la vera narrativa è malleabile, fluida, viva.

 

 

“Voglia di tenerezza” Larry McMurtry Einaudi Editore

 

Se “Le strade di Laredo” ha rivoluzionato gli stereotipi del western, “Voglia di Tenerezza”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Margherita Emo, regala alla letteratura America un vorticoso giro di boa.

I paesaggi texani vengono sostuiti da ambienti domestici mentre il ribaltamento dei ruoli mostra una società nella sua fase di trasformazione.

Erroneo sarebbe considerare il testo una commedia di costume  perchè ha uno sguardo profondo e insolito non solo sui personaggi.

Smonta con intelligenza un modo di pensare al maschile, dimostra quanto di intrigante, originale e innovativo sia il travaglio mentale del femminile.

Con un brio incomparabile sa raccontare l’universo complicato, sempre in lotta, delle figure femminili.

Le inquadra nella loro epoca rendendole uniche, icone di un futuro prossimo.

Aurora, vedova circondata da pretendenti, spavalda, ironica, decisa ad avere sempre l’ultima parola.

Le sue battute sono sagaci, a volte amare.

Sceglie e non si fa scegliere, ama il corteggiamento ma non vuole perdere la libertà.

Cuoca sopraffina sa accogliere e cogliere nell’altro il lato b, quello oscuro dove si annidano i tentennamenti e le paure.

Agli spasimanti concede attenzione senza mai perdere la propria identità.

Sa essere se stessa concedendosi analisi spietate sul tempo impietoso.

La figlia Emma sembra accomodante, meno ambiziosa.

Bisogna seguire con attenzione il percorso evolutivo per comprenderne l’esplosiva caratterialità.

Rosie, donna di servizio e dama di compagnia, rappresenta il sommerso e silenzioso habitat di chi sopporta un marito violento e ubriacone.

Larry McMurtry è un maestro nell’intessere storie all’interno della trama principale.

Dà sempre la sensazione di vivere dentro il testo grazie ad una scrittura discorsiva, veloce.

Nei dialoghi eccezionali non ci sono frasi inopportune perché si rappresenta il quotidiano.

Non mancano i maschietti e ad ognuno è affidata una parte.

Si scoprirà un sottofondo comune che si svelerà lentamente.

Il rapporto di coppia viene sventrato, i tradimenti palesati, le insoddisfazioni finalmente espresse con sincerità.

E nel finale inaspettato c’è tutta l’umanità di un autore che attraverso la parola sa comunicare emozioni.

Bellissimo, intenso, intelligente e profondo: da leggere assolutamente.

 

 

“Panico” James Ellroy Einaudi Stile Libero

 

Chi conosce James Ellroy sa che la sua scrittura è esplosiva, volutamente disarmonica.

Il noir è pretesto per raccontare la sua America con una voce imparziale.

Domina il colore nero simbolo di una terra inquinata dalla colpa.

In “Panico”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Alfredo Colitto, si assiste ad una evoluzione tematica.

A Freddy, ex poliziotto, investigatore privato, tocca il compito di trasformare il testo in una lunga confessione.

“Ho trascorso ventotto anni in questo buco infernale.

Ora mi dicono che scrivendo le memorie delle mie disavventure potrei uscirne.”

Il ruolo catartico della parola diventa filo conduttore di un testo che si confronta con il Male attraverso una dimensione spirituale.

Nel caos di una città perversa che senso ha “uscire dal purgatorio”?

Quali prezzi da pagare rielaborando il passato?

La trama è fitta di personaggi e di colpi di scena, il ritmo è accelerato come se il tempo a disposizione stesse per scadere.

Sentiamo l’ansia del narratore, il desiderio di uscire dal vortice di un’esistenza bruciata.

“Confidential è stato un precursore dell’infantile Internet.

I nostri pettegolezzi erano reali e ripugnanti.

I blogger attuali e le loro maldicenze?

Pagliacci pidocchiosi, tutti quanti.

Noi stupravamo gli studios, rovinavamo i pezzi grossi.

Ferivamo con ardore, all’ingrosso.

Stimolavamo il lato voyeuristico dell’America, rendendola dipendente da quella merce di merda”.

L’attacco non solo ad un certo tipo di giornalismo scandalistico è evidente.

Viene messo in luce il tragico bisogno di entrare di soppiatto nelle vite altrui.

Carpirne i segreti e le falle, stare a guardare e forse sentirsi migliori.

“Sono consumato dalla sincerità e distrutto dai ricordi.”

Giochi linguistici,  trovate divertenti, ricatti e intercettazioni, uomini e donne dello spettacolo: non manca niente in questo monumentale affresco che può essere tranquillamente coniugato anche al presente.

Mentre le pagine si divorano con la bramosia di chi vuole arrivare alla rivelazione finale ci si accorge che forse è nel titolo il vero senso del testo.

E ci siamo tutti, coinvolti e impauriti, pronti a cercare un’assoluzione che ci restituirà ai nostri giorni sempre uguali.

Opera geniale incastonata in una rappresentazione teatrale, epocale, lucida e peccaminosa.

Attenzione: “C’è il Peccato e il Perdono”

Ci sarà una terza via?

Certamente, la troverete dispersa tra le pagine di un genio della letteratura internazionale.

 

 

 

“Quaderni di Mosca” Osip Mandel’Štam Einaudi Editore

 

“Lontano da ancore e tridenti

Dove dorme sbiadito il continente

Ne vedesti di amanti della vita

Di signori, amanti delle forche”

Tentare di oggettivizzare il privato attraverso una scrittura che indaga moduli sperimentali.

Non cancellare o obliare la Storia ma arricchirla di figure simboliche.

“Quaderni di Mosca”, pubblicato da Einaudi Editore, è una preziosa e raffinata raccolta poetica curata da Pina Napolitano e Raissa Raskina.

La prefazione ricca di elementi biografici offre una lettura articolata del pensiero di Osip Mandel’Štam.

Si evidenzia la modernità del poeta che si definì “postumo a sè stesso” e questo scarto in avanti deriva da un necessario allontanamento dal frasario dei suoi contemporanei.

Una rivoluzione linguistica accompagnata da una percezione della realtà che non può accettare le imposizioni culturali.

Versi che nella libertà delle immagini trova una sua autonoma cifra espressiva.

Il bianco della neve, il contrasto cromatico delle rose, mentre ”

“Nel labirinto dell’umida cantilena

Così soffocante stride la tenebra”

L’Armenia è civiltà perduta, strazio di chi non vuole accettarne l’oblio.

Il ricordo è fatto di mille schegge, oggetti, affetti, luoghi.

“Ricorderai nella Dacia la vespa

L’astuccio d’inchiostro infantile

O i mirtilli nel bosco

Che non hai colto mai”.

Le parole si gonfiano fino ad esplodere in un canto malinconico.

Si percepisce una doppia voce, che fa da sottofondo ed è stridente, suono interrotto, rabbia che si cela.

L’altra si insinua nelle tortuose vie della coscienza e prova a lenire la sconfitta.

Libro in cui l’uomo è nella solitudine ancestrale, figlio e padre di sè stesso, esule e pellegrino.

“Poesia, ti fanno bene le tempeste.”

I versi sono impregnati di una sacralità che sconfina nella ricerca del dialogo con l’essere Supremo, vivono la scansione libera di ossimori e metafore, intrecciano gli estremi e mostrano la complessità dell’esistere.

 

 

“Belladonna” Annalena McAfee Einaudi Editore

 

“Notte.

Inverno.

Una strada in città.

L’eco dei passi di Eve su un marciapiede ampio, lungo edifici funerei”

Camminatrice silenziosa per le strade deserte della città addormentata.

Nei suoi passi c’è la percezione di un mistero che dovrà svelarsi.

“Belladonna”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Daniele Petruccioli, si sviluppa su piani paralleli.

Il presente segnato da una solitudine raggelante e il passato, un fitto bosco di eventi che compongono stratificazioni di storie.

Conosciamo Eve lentamente seguendo un film che volutamente si inceppa creando una tensione dolorosa che determina una spirale senza luce.

Artista ribelle ha sacrificato la sua passione alla comodità di un ricco matrimonio senza perdere quell’ansito creativo che è come un demone.

Nella sua strada diversi personaggi transiteranno togliendo o forse derubando la voglia di esprimersi.

Restano i colori e un progetto ambizioso che vuole essere un riconoscimento alle pittrici che sono rimaste nell’ombra.

Sulla tela si concentra un’emotività che è stata celata.

È la libertà della Creazione, la danza bizzarra delle idee che diventano immagini.

Implacabile arriva il desiderio per un giovane aiutante ed è una sfida al tempo implacabile.

È l’ultima carta da giocare al tavolo da poker pur sapendo che il rischio di perdere tutto è molto elevato.

Annalena McAfee regala una figura controversa e bellissima nella sua ostinata voglia di sperimentare.

Con una scrittura coinvolgente traccia linee deformate di New York e Londra, poli di una società assetata di protagonismo, pronta a vendicare torti subiti.

Sembra che la nostra protagonista resti fuori da queste trappole narcisiste ma le ruote del destino girano verso incontrollabili scenari.

E quando le luci si spengono resta solo il segreto che anima la vita di tutti noi.

Scompare l’incanto dei corpi che si cercano, resta una pozza di colore a ricordare che non ci sono scelte senza conseguenze.

Nell’ultimo bagliore che sta per scemare si coglie la voglia di lasciarsi andare verso “la terra incognita.”

Romanzo da leggere d’un fiato cercando tra le righe il messaggio che potrà sconfiggere la morte.

 

“In dialogo con la solitudine” Eugenio Borgna Einaudi Editore

 

I saggi di Eugenio Borgna hanno un potere terapeutico.

Sono zattere che nel mare in tempesta ci offrono una speranza di salvezza.

Entrano nelle coscienze confuse per riportare ordine.

Suggeriscono un itinerario di riflessione dove le soste e le cadute sono consentite.

“In dialogo con la solitudine”, pubblicato da Einaudi Editore, offre una visione dinamica che aiuta a non rimanere intrappolati nell’isolamento.

“L’isolamento ci imprigiona, ci allontana dal mondo, immerge il nostro orizzonte di vita in un circolo fatale, facendo di noi monadi dalle porte e dalle finestre chiuse, e distogliendoci alla comunione e dalla solidarietà con il mondo degli altri.”

L’analisi sociologica è preludio necessario per comprendere comportamenti distorti, spesso accompagnati dall’emarginazione delle classi sociali schiacciate dalla povertà, dei migranti costretti a ritagliarsi spazi di invisibilità.

“L’isolamento non voluto, e non desiderato, dilaga nelle grandi città, e nelle loro immense periferie, in condizioni di vita che la modernità continua senza fine a creare.”

Gli orizzonti della psichiatria si affacciano alla patologia con un’umanità che commuove.

L’autore non ci regala solo il sapere che nasce da anni di studi e pratica professionale.

Sa accendere nelle nostre anime il bisogno di abbandonare le rigidità emotive.

Ci regala il coraggio di osservarci studiando dall’esterno i nostri comportamenti.

Ci invita a cercare il senso perduto, ad accogliere il silenzio, ad ascoltarne i sussurri.

“Nel silenzio si ascoltano talora voci segrete che giungono da un altrove misterioso, voci dell’anima, che sgorgano dalla nostra più profonda interiorità, e da quella degli altri, quando l’una sia in consonanza con l’altra.”

Le parole struggenti di Etty Hillesum e di Rilke sono un monito che unisce passato e presente in un cammino che deve farci sentire uniti.

Il viaggio intellettuale nella poetica della solitudine è una metafora che “la poesia ci aiuta a fare sulla scia di emozioni e risonanze arcane, che ci aiutano a cogliere l’indicibile nel dicibile,  l’invisibile nel visibile.”

La semantica delle emozioni in pagine che aiutano a “cogliere e a decifrare le sconfinate aree emozionali.”

Un libro che si consegna al lettore come viatico da non abbandonare, consolante compagnia in un tempo carico di foschia.

“Questa terra è la nostra terra” Suketu Mehta Einaudi Editore

 

“Il cuore non dovrebbe avere confini”

È questo lo spirito adatto per immergersi nella lettura di “Questa terra è la nostra terra”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Alberto Pezzotta.

Una lezione di umanità suffragata da dati e cifre che contestualizzano il fenomeno migratorio.

Diviso in capitoli il saggio analizza con lucidità il nuovo e vecchio colonialismo, la costruzione della paura da parte dei populisti, il ruolo di chi arriva.

Forte denuncia che vuole essere spazio di riflessione:

“Hanno rubato i nostri minerali e corrotto i nostri governi, così che le loro imprese potessero continuare a saccheggiare le nostre risorse; hanno inquinato la nostra aria e le acque che ci circondano, inaridendo i nostri campi e uccidendo la vita dei nostri mari; e sono rimasti inorriditi quando i più poveri e le più povere di noi si sono presentati alle loro frontiere, non per rubare ma per lavorare.”

Scrittura sanguigna di chi ha viaggiato, ascoltato, condiviso la sofferenza di tanti esuli.

Di chi ha pianto insieme alle famiglie separate dal muro che divide il Messico dall’America.

Di chi ha lasciato il proprio paese ed ha dovuto subire nell’infanzia la violenza verbale dei compagni.

Era il diverso e questo marchio impresso sulla pelle è percepibile in ogni pagina.

Suketu Mehta fa sentire la rabbia che si intreccia alla speranza.

Le sue parole vogliono scardinare facili pregiudizi, raccontare l’altra metà del cielo.

Portare alla luce il sacrificio dei migranti, piccoli eroi solitari.

“Ovunque ci siano migranti, ci sono storie; la loro condizione di sradicamento impone la necessità del ricordo.”

Frammenti esperenziali fatti di parole stentate nella lingua da imparare, la necessità di dover nascondere ai parenti il proprio fallimento.

La creatività di Favoui è uno dei tanti esempi di coraggio e resistenza.

Da questo sguardo empatico ci si sposta su un territorio più scosceso che coinvolge tutti.

Due domande che attendono non risposte ma soluzioni: le cause dei cambiamenti climatici sul pianeta, l’inquinamento del suolo e delle acque.

Commovente la descrizione dei nuovi paria mentre finalmente si dissolvono le nuvole di “minacce inesistenti”.

Tanti i suggerimenti che possono aiutare a modificare le strategie mondiali.

“Se volete che la Cultura sia vitale, accogliete più migranti.

Il valore della diversità etnica, come quello della cultura, appartiene all’ordine dell’intangibile ed è difficile da misurare in termini economici.

Ma nei paesi più ricchi può rivitalizzare vecchie città industriali e aree urbane abbandonate.”

Una lettura indispensabile per comprendere che “colonialismo, guerre e cambiamenti climatici affliggono tutti noi, ricchi o poveri, dovunque viviamo.”

 

“Le vite nascoste dei colori” Laura Imai Messina Einaudi Editore

 

“Ci sono sempre ricordi sotto la pelle di altri ricordi.

Tutto rimane nascosto finchè quella pellicola da qualche parte non si sfilaccia.”

“Le vite nascoste dei colori”, pubblicato da Einaudi Editore, è poetica dei sentimenti, mappa interiore, attenzione per i piccoli germogli che fiorendo fanno esplodere le nostre personalità.

L’infanzia di Mio e Aoi è pura percezione, libertà di osservazione, capacità di cogliere la magnificenza del Creato.

Due linee parallele che incedono lievi in un mondo che esprime la sua magia nelle piccole cose.

Paradigmi di una purezza interiore che dà al romanzo le parvenze di una favola moderna.

Nel costrutto perfetto  non mancano i segni di una scrittura che sa creare schemi narrativi alternativi.

Luci che entrano con forza e incrociano i destini regalando pagine colme di umanità.

Dall’incontro non casuale dei protagonisti nasce qualcosa che è più profondo dell’amore.

Si sviluppa e cresce la conoscenza e l’accettazione delle diversità dell’Altro.

Una catena di eventi che crescono di intensità mostrano quali e quanti misteri avvolgono il passato.

Una scoperta che lascia sbigottito il lettore mentre il cuore entra nelle pagine, partecipa empaticamente allo sviluppo di un labirinto ideativo dove è bello perdersi.

Entrare nella magia delle sfumature, sentire cosa significa prendersi cura, scoprire che esiste una gradazione emotiva, essere sfiorati dall’alchimia delle relazioni.

Difficile circoscrivere il flusso di emozioni che arrivano come dono a placare l’anima.

In un Giappone che sa contenere tradizione e innovazione, si muovono gli altri personaggi ed ognuno ha una sua storia, un suo percorso.

Laura Imai Messina ha una parola che rivela espandendosi un percorso salvifico.

Sa fare vibrare la frase come fosse un soffio di vento, riesce a regalare i panneggi variopinti della psiche, fa mescolare diversità creando il miracolo della vera Conoscenza.

Porta lontano verso spazi invasi dalla trasparenza, ci insegna ad accettare il dolore, a vivere l’ultimo respiro come un viaggio verso la luminosità che libera dalle ombre.

Invita ad accettare le sfide e gli inciampi, a perdonare e a riconciliarsi con sè stessi.

La sua lirica è contagiosa, inno alla ricerca della propria identità.

 

 

 

“Tutto questo potrebbe essere tuo” Jami Attenberg Einaudi Editore

 

Un uomo in fin di vita ed una interminabile giornata dove al rallentatore si proietta il film di tante esistenze.

Victor in un letto di ospedale è metafora di una storia che sta per concludersi nella plateale rappresentazione di un’esistenza corrotta.

“Tutto questo potrebbe essere tuo”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Cristina Mennella,  è lucido, feroce, implacabile.

Non perdona e non redime, osserva con il cannocchiale della verità le slabbrature affettive.

Indaga sulla famiglia come gabbia che trasforma e ferisce.

Punta i riflettori sulla figura del padre autoritario, assente, incapace di amare.

Marito infedele e violento è icona negativa di un maschile che semina nel suo cammino il veleno dell’anaffettività.

Troppi segreti che devono essere svelati per comprendere come reagire alla prevaricazione.

Se lo chiede Alex e in questa ossessiva ricerca prova a coinvolgere la madre.

Ma Barbra sa che la menzogna è terra di nessuno, spazio che si abita per sopravvivere.

Ha subito in silenzio ma ha continuato a pensare di amare.

Jami Attenberg ha una scrittura magistrale, carica di enigmi.

L’impianto narrativo ha l’aspetto di un labirinto che all’ingresso alletta facendo intravedere la luce della Verità.

Chi può veramente conoscere l’altro?

Questo quesito si dilata in mille rivoli in una continua ricchezza di dettagli.

Spiazzanti, dolorosi, narrati con uno stile sintetico ed elastico.

Si ha la sensazione di osservare dall’alto un paesaggio popolato da figure che inseguono se stesse.

Fosse dove il marcio si accumula espandendosi, uccidendo la possibilità di riconciliarsi con il passato.

Ricordi che intrappolano in una rete dal quale è difficile fuggire.

Sullo sfondo l’afosa atmosfera di una città distante.

Il romanzo potente dove ogni frase non è casuale, apre tracce interpretative, insinua dubbi.

Le ultime parole non concludono ma sfondano le porte del rancore e della rabbia.

Liberatorie forse, certamente utili a comprendere che il male può fare crescere.

Un messaggio intenso rivolto alle generazioni future: ribellarsi e non lasciarsi distruggere dall’amore.

 

 

“Filosofia della casa” Emanuele Coccia Einaudi Stile Libero

 

 

“Abitare non significa essere circondato da qualcosa né occupare una certa porzione dello spazio terrestre.

Significa intrecciare una relazione talmente intensa con certe cose e con certe persone da rendere la felicità e il nostro respiro inseparabili.

Una casa è un’intensità che cambia il nostro modo d’essere e quello di tutto ciò che fa parte del suo cerchio magico.”

Leggendo l’introduzione di “Filosofia della casa Lo spazio domestico e la felicità”, pubblicato da Einaudi nella Collana Stile Libero, si resta folgorati dall’ideazione di una “immaginaria biografia cartografica”.

Una correlazione tra filosofia e città che vede Crotone scelta da Pitagora per realizzare la sua scuola, Atene dove “Platone fondò la sua Accademia e Aristotele fondò il suo Liceo.”

Luoghi che non abitiamo veramente, scrigni dei desideri insoddisfatti, palcoscenici a cielo aperto.

L’affermazione è forte e ci disorienta.

Incuriositi seguiamo il percorso mentale di Emanuele Coccia e ne restiamo affascinati.

Iniziamo a chiederci cosa rappresenti per noi lo spazio abitativo, come lo viviamo, che relazione intratteniamo.

Non è casuale il fatto che la filosofia non si sia occupata dello spazio domestico relegandolo ad angolo privato dove si sviluppano e maturano “torti, oppressioni, ingiustizie e ineguaglianze”.

Partendo dal trasloco l’autore mostra il nostro bisogno di manipolare ciò che ci circonda per trovare la via di un’ipotetica felicità.

Le esperienze personali sono tasselli importanti di un puzzle affettivo dove anche gli oggetti hanno un ruolo importante.

Trasformiamo le stanze come vorremmo trasformare noi stessi.

“Da sempre parliamo della casa come lo spazio del privato, di quello che ci separa e ci individualizza, eppure ogni casa è in realtà anche questo: una tecnica materiale e psichica che usiamo per intrecciare la nostra vita e il nostro destino con quello altrui.”

Geniale il paragone tra casa e scrittura: entrambe rappresentano l’aggiunta di uno spazio tempo diverso.

E in questa alteritá, in questa aggiunta siamo solo dei “migranti planetari, turisti della psichedelia altrui.”

Le accelerazioni tecnologiche, biologiche, climatiche ci trasformano in esploratori di un nuovo pianeta.

È tempo di metterci in viaggio, imparare a pensare come riscrivere la geografia del mondo.

Ne saremo capaci?

Lo scrittore è un prezioso compagno di avventura, seguiamolo.