“Sylvie e Bruno” Carroll Einaudi Editori

 

“Insomma è solo un sogno questa vita,

Splendida luce appena percepita

Attorno al flusso oscuro del Tempo.”

Lewis Carroll in “Sylvie e Bruno”, pubblicato da Einaudi e curato da Chiara Lagani, ci invita ad entrare in una dimensione mai provata prima.

Pur mantenendo una forte propensione per la favola aggiunge elementi simbolici che orientano la lettura verso un percorso sperimentale che non investe solo il linguaggio.

Si vuole creare una doppia narrazione dove sono racchiusi la realtà e le fantasticherie.

Non è casuale la presenza della voce narrante che registra gli eventi, anche quelli straordinari, con la stessa abilità di un pittore naif.

Con la sua voce suadente riesce a farci credere l’impossibile senza mai interrompere quel flusso di pensieri originali, quella minuziosa descrizione di atmosfere oniriche.

La struttura non è labirintica ma aperta, ariosa.

Non ci sono finzioni letterarie ma passaggi strategici che portano verso una composizione ricca di travestimenti.

Non solo i personaggi cambiano forma ma anche i luoghi subiscono una metamorfosi.

Potrebbe trattarsi di un bisogno di annullare quel pericoloso nemico che si chiama spazio e che ci circoscrive in una prigione troppo materiale, spessa, angusta, affollata di azioni e non di pensieri.

Ci può essere invece la necessità di inventare delle maschere che mutando il loro aspetto mostrano la vacuità dell’esistenza.

“Battuti a terra da dolori amari

O divertiti spettatori ignari

Walzer danziamo sospesi tra i flutti.”

La scelta di cambiare stili e registri narrativi è una delle tante innovazioni di una letteratura che non ha paura di sfidare il lettore.

Una sfida che non si conclude ma continua a frullare nella mente insieme alle tante apparizioni, ai giochi di parole, alle filastrocche.

“Io credo che la vita sia ovunque, non solo in quel che è materiale, tangibile ai nostri sensi, ma anche in ciò che è immateriale, invisibile.

Noi crediamo di avere un essenza immateriale (chiamiamola anima, spirito o come vuole).

Perché non dovrebbero esistere altre essenze attorno a noi, disancorate da un corpo visibile e materiale.?”

Vi avevo avvisato, con “Sylvie e Bruno” si va lontano e non è detto che si abbia voglia di tornare indietro.