“L’invenzione di noi due” Matteo Bussola Einaudi Stile Libero

 

Un banco di scuola e due liceali che si scrivono messaggi.

“L’urgenza di raccontarsi era troppo forte, insistente, concreta.

Tutta quella che si può avere a diciott’anni.”

Attrazione che nasce dalle parole, acque limpide, sincere.

“L’invenzione di noi due”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, è elegia della scrittura.

Forma perfetta dove si è veri, cristallini, protagonisti  di una geografia mentale che è alito impetuoso, sangue che scorre, linfa che rianima.

Milo e Nadia rappresentano due poli caratteriali differenti ma, grazie ad “una necessità elettromagnetica che era riuscita ad attraversare il tempo”, vengono impregnati da un’attrazione fluorescente.

Vivere insieme significa scontarsi con le diversità.

Lui immerso in un presente troppo uguale, incapace di far evolvere se stesso e la coppia.

Lei “con qualcosa di bellico nel suo modo di amare”.

Prigionieri di un amore profumato di sogni adolescenziali presto vedono frantumarsi la giocosa condivisione di una gestualità complice.

“L’amore è un privilegio.

Non è un elemento previsto dalla natura, ma un’invenzione umana.”

Matteo Bussola riesce ad inventare una deliziosa commedia dando a Milo la possibilità di riconquistare la sua donna.

Geniale trovata che permette al lettore di studiare i due personaggi, di ascoltarne le riflessioni, di percepire le confuse aspettative di entrambi.

Dietro ogni frase c’è un accurato studio analitico che con lucidità rivela i disorientanti delle relazioni.

L’autore colpisce duro addentrandosi come un chirurgo nelle ferite non rimarginate, negli spazi solitari dove si annida lo sconforto.

Racconta la resa e la paura, i momenti bui, le rimozioni.

Insegna che bisogna mettersi in gioco se si vuole proteggere la passione.

Non si fugge, si lotta, si aspetta e ci si libera da un immaginario che vede l’altro statico, atrofizzato in un tempo passato.

“Ciò che più amo della letteratura è che non racconta solo le storie che accadono, o che sono accadute, ma soprattutto quelle che potrebbero accadere.”

Un romanzo perfetto nella trama articolata, nella briosa costruzione narrativa e certamente nelle riflessioni sulla parola scritta.

Agenda Letteraria del 21 aprile 2020

 

“Questa è la vita:

un corpo che t’ha affascinato

un ricordo sentimentale

la ricerca d’un’altra esperienza,

un passato e un futuro,

parole che t’aiutano ad amare

il tempo che corre verso il passato

che t’aspetta con nostalgico incanto.”

“L’Ora del blu”  Eugenio Scalfari  Einaudi

Agenda Letteraria del 17 aprile 2020

 

“Nasciamo con il dono dello stupore, è una delle nostre abilità piú belle.

E non mi stupisco soltanto in veste di esploratore, ma anche di papà o editore. È una sensazione che mi appaga.

Soprattutto se non c’è nessuno a disturbarmi. I ricercatori possono trovare delle verità. Mi sarebbe piaciuto fare questo lavoro, ma ho capito che non fa per me.

Finora ho cambiato idea quasi su tutto.

Mi stupisco per il gusto di stupirmi. È una sensazione fine a sé stessa, un piccolo viaggio di scoperta, anche se a volte può essere il seme che genera maggiore conoscenza.

Altre volte capita invece che mi stupisca non perché lo voglio, ma perché non posso farne a meno. Mi ritorna in mente qualcosa che è successo, di spiacevole.

Un pensiero, un’esperienza. Ho lo stomaco che mi si contorce, e non posso fare a meno di chiedermi come mai.

 

Erling Kagge  “Il silenzio”  Einaudi Stile Libero

“Nel contagio” Paolo Giordano Einaudi

 

“Mi sono ritrovato dentro uno spazio vuoto inatteso.

È un presente condiviso da molti: stiamo attraversando un intervallo di sospensione della quotidianità, un’interruzione del ritmo, come a volte nelle canzoni, quando la batteria sparisce e sembra che la musica si dilati.

Scuole chiuse, pochi aerei in cielo, passi solitari ed echeggianti nei corridoi dei musei, dovunque piú silenzio del normale.

Ho deciso d’impiegare questo vuoto scrivendo.”

Le parole di Paolo Giordano interrompono il flusso di troppe voci scomposte che in questa emergenza sanitaria ha violato la nostra intimità.

Ci ha stancato, a volte infastidito creando una cappa confusionaria di informazioni frammentarie.

“Nel contagio”, pubblicato da Einaudi, è il risultato di una profonda riflessione che coniuga dati scientifici e sociologia.

Lo scrittore parte dalla matematica, “scienza delle relazioni”.

Questo viaggio inaspettato ci permette di uscire dalla nebulosa delle supposizioni e delle crisi di panico che, inutile negarlo, sono entrate nella nostra quotidianità.

“La natura preferisce le crescite vertiginose o decisamente più morbide, gli esponenti e i logaritmi.

La natura è per sua natura non – lineare.”

Bisogna cogliere la prevedibità del contagio, assumere un atteggiamento analitico.

Utilizzare questo tempo in pausa per “pensare”, ideare un nuovo futuro, comprendere quali sono le vere priorità.

Il libro pone una domanda che aleggia nell’aria ma non si ha il coraggio di esprimerla.

Dopo questa devastante esperienza cosa cambierà, come ne usciremo?

Avremo imparato ad essere collettività?

“L’epidemia ci obbliga a uno sforzo di fantasia che in un regime normale non siamo abituati a compiere: vederci inestricabilmente connessi agli altri e tenere in conto la loro presenza nelle nostre scelte individuali”.

Questo nuovo approccio all’Altro rimarrà nelle nostre menti, produrrà comportamenti solidali, svilupperà la compassione?

Facciamo nostro l’invito dello scrittore:

“Contare i giorni. Acquistare un cuore saggio. Non permettere che tutta questa sofferenza trascorra invano.”

 

“Nel contagio” Paolo Giordano Einaudi

 

 

Filomena Gagliardi (@philo_gagliardi) recensisce “Il silenzio” Erling Kagge Einaudi Stile Libero

Filomena Gagliardi (@philo_gagliardi) recensisce “Il silenzio” Erling Kagge Einaudi Stile Libero

Dopo aver letto “Camminare. Un gesto sovversivo” di E. Kagge, mi ero ripromessa di leggere, dello stesso autore, “Il silenzio. Un spazio dell’anima”.
Pubblicato in originale nel 2016 e tradotto in italiano per Einaudi nel 2017, il volumetto è stato ripubblicato all’inizio del nuovo anno per il gruppo editoriale Gedi e distribuito nelle edicole.
Il libro inizia con delle considerazioni generali sull’esperienza che noi oggi abbiamo del silenzio, considerazioni che l’autore trae da esempi personali.
Questi ultimi lo inducono a riflettere su tre domande concernenti l’essenza del silenzio, il luogo dove sia possibile trovarlo e il perché della sua importanza.
Kagge elabora trentatré risposte, l’ultima della quale, emblematicamente, si identifica con la pagina bianca. Buon silenzio e buona lettura!

“Le sardine non esistono Il racconto dei fondatori” Einaudi Stile Libero

 

Cosa ha spinto  migliaia di persone a invadere le piazze italiane?

Chi sono i promotori? Quali idee e obiettivi?

Finalmente “Le sardine non esistono Il racconto dei fondatori”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, ci permette di comprendere.

Abbiamo sentito diverse interviste ma il libro riporta la vera identità dei giovani Garreffa, Morotti, Santori e Trappoloni.

“Prima ancora di uno spazio fisico ci siamo proposti di colmare un vuoto di immaginazione”

Riuscire ad aggregare dando ad ognuno la possibilità di esprimere una nuova idea di socializzazione e di partecipazione è stata una conquista.

Assistiamo alle prime riunioni, ai dibattiti, ai dubbi e alle speranze.

Un racconto sincero che non vuole convincere né mostrare medagliette premio.

“Un’ondata ci investe.

La gente giunge da ogni direzione, gira attorno alla statua di Nettuno, divinità del mare, e sfocia in piazza.

Il mare si è trasformato in un oceano”.

La continua necessità di interrogarsi sull’evoluzione e sulle interazioni con le istituzioni mostra che non si concede spazio alle certezze.

Ed è questa una delle tante rivoluzioni: sentire scorrere nelle vene l’entusiasmo e la passione, il desiderio di esserci.

“Dalla Sicilia al Friuli – Venezia Giulia.

Dai feudi rossi alle roccaforti leghiste…

Continuando ad inondare i giornali, i social e il web di foto di piazze.”

Essere protagonisti del proprio futuro e imparare a non delegare il destino.

Interessanti le proposte per provare a sconfiggere l’odio e per costruire una dialettica rispettosa dell’altro.

Opporre alla violenza la comunione dei corpi, la contaminazione dei pensieri è un percorso lungo ma possibile.

È questa la lezione che ci regalano Andrea, Giulia, Mattia e Roberto.

“La libertà è piena solo se si ha la forza di riconoscere gli avversari e, pacificamente, di sommergerli”.

 

La recensione di Bruno Menna (Bruno_Menna) “Il treno dei bambini” Viola Ardone Einaudi Stile Libero

La recensione di Bruno Menna (Bruno_Menna) “Il treno dei bambini” Viola Ardone Einaudi Stile Libero

 

C’è un libro da leggere, e non solo in questi giorni di cattività. Racconta la storia, già nota, dei viaggi di tanti bambini del Sud, annichilito dalla guerra, verso il Nord che si risollevava velocemente e che era in grado di assicurare un letto caldo e di mettere il piatto a tavola per aiutare chi era rimasto indietro. Una vicenda che, vale la pena ricordarlo, si contaminò velocemente anche della fiera e netta contrapposizione tra due monoliti, il Pci e la Chiesa, che si trascinò fin dentro le storiche elezioni del 18 aprile del 1948 e oltre.
Ma il libro di Viola Ardone è altro, ben altro. È, nella prima, seconda e terza parte, ambientata nel 1946, un meraviglioso affresco della Napoli povera ma bella, pittoresca e malinconica, ingegnosa e carnale, che emerge dalle vicissitudini e dalle sfaccettature caratteriali del piccolo Amerigo e del suo tormentato andirivieni tra la metropoli partenopea e l’Emilia.
È, tuttavia, il capitolo finale, quello degli anni novanta, a sublimare la formidabile vena narrativa dell’autrice. Un tracciato di grande liricità, che dipinge la grande e misteriosa bellezza del ritorno alle origini e ai luoghi dell’anima; il sapore amaro della nostalgia e del rimpianto per i gesti non compiuti e gli abbracci negati; la necessità vitale di quella solidarietà che, per troppo tempo, inghiottiti dal virus dell’egoismo, ci siamo fatti mancare e che ancora oggi ci tiene a distanza. Di un metro e forse più.

“Olive, ancora lei” Elizabeth Strout Einaudi

 

È tornata e ci era mancata.

“Olive, ancora lei”, pubblicato da Einaudi, ci propone tante storie, belle, indimenticabili, dove ogni personaggio ha tanto da raccontare.

Crosby si anima e diventa crocevia di un affabulare lento.

La quotidianità viene ingrandita e la comunità si fa protagonista e spettatrice.

Elizabeth Strout riesce ad incastrare insieme voci diverse e di ognuna coglie l’intimità, il momento di disorientamento, lo spazio di una incertezza.

La lettura scorre inseguendo un ritmo narrativo arioso e ad ogni capitolo una sorpresa, una nuova avventura.

È sorprendente la capacità di aggregare insieme piccoli dettagli, osservazioni, sguardi che vanno in profondità.

È come se ci si affacciasse alla vita senza lasciare niente in sospeso.

La difficoltà di essere genitori, la frattura tra affetto e distanza, i silenzi che si pietrificano.

Le amicizie che durano o si disgregano diventano specchi che riflettono il nostro modo di relazionarci.

L’amore che si trascina stancamente e la passione che nasce spontanea, con quell’energia che si sviluppa con la consapevolezza della condivisione.

Il bisogno di vivere la malattia non come colpa.

Il fallimento nel comprendere che non si è riusciti a uscire dal proprio guscio protettivo.

Le parole circoscrivono riflessioni, pensieri, titubanze.

Gli incontri rappresentano un avvicinamento, il bisogno di capire l’altro.

Tanti gli interrogativi che arrivano veloci, senza cedimenti o mediazioni.

Una prosa che raggiunge la perfezione nell’accurata scelta dei vocoboli.

La scrittrice affascina ed appassiona, fa sentire vivi, prova a far accettare l’inesorabile scorrere del tempo.

Una lettura da non perdere perché è un inno alla gioia di esistere.

Agenda Letteraria dell’11 marzo 2020

 

“E pensava a sua madre che era sempre stata una donna assente e che adesso aveva un lavoro part-time in uno studio dentistico in paese; non pareva avere un granché da dirle la sera, e questo molte volte a Kayley faceva male; si sentiva proprio una piccola onda di dolore attraversarle il torace, e pensava: Per questo si dice ferire i sentimenti delle persone, perché fanno proprio male come una ferita.”

 

Elizabeth Strout “Olive ancora lei” Einaudi

“I passi nel bosco” Sandro Campani Einaudi

 

In “I passi nel bosco”, pubblicato da Einaudi, si ha la sensazione di vivere in un tempo che si espande e si esibisce in piccole storie.

La comunità dell’Appennino tosco – emiliano è affollato da figure che entrano nel gioco di una trama circolare.

Inizio e fine si incrociano creando un rimbalzo continuo tra presente e passato.

L’atmosfera sfumata provoca attesa, ed ogni episodio narrato dai personaggi è un anello di un unica catena.

C’è una voce unica o sono tanti sussurri di vite che barattano scampoli di esistenza con il bisogno di visibilità?

Betti, Francesco, Luisa, Antonello sembrano spaesati, avvolti da un alone di mistero.

Nascondono segreti, disagi, piccole e grandi ferite e nelle parole a volte lente altre accelerate circoscrivono uno spazio non solo fisico.

Il lettore cerca di penetrare nelle pieghe di un testo che sa regalare allegorie e artifici letterari.

Chi è Luchino?

Quanto influenza le movenze degli altri attori?

Sandro Campani svela con parsimonia dettagli, introduce elementi che sparigliano una quiete apparente.

Insinua dubbi e sospetti costruendo un affresco dai contorni sfocati.

In questa suggestione i luoghi assumono la compattezza di una realtà frammentata.

I suoni si fanno acuti, gli alberi nel loro ultimo respiro propongono un canto innocente, le acque gorgogliano e spezzano la tensione narrativa.

Un viaggio che svela la selvaggia bellezza di una Natura complice e compagna nel dinamico ruotare dei destini.