“L’abbaglio” Francesca Violi Elliot Edizioni

 

“C’è già nell’umidità del primo mattino, nel sentore di funghi che i miei passi smuovono nel sottobosco, qualcosa di stanco, di arreso.

Una resa serena, però, la resa a una legge a cui non c’è modo di sottrarsi.

Non si può rinascere se prima non si muore.”

Frase che nell’ambiguità del senso anticipa le contorsioni letterarie di “L’abbaglio”, pubblicato da Elliot Edizioni.

Paesaggio idilliaco a misura di bambino: un asilo immerso nel bosco.

Pace, quiete e il ritorno alle origini immersi in una Natura che si apre allo sguardo come un luogo magico e incontaminato.

Occuparsi dei piccoli è per Melissa una gioia, sentirsi parte di un Universo lontano.

Con la proprietaria Veronica riesce a condividere idee e progetti.

Tutto scorre con semplicità e gioia.

Ma la vita non fa sconti a nessuno e infierisce impietosa.

La morte del padre per la protagonista e voce narrante è un duro colpo, è assenza che si tramuta in rimpianto.

La coscienza è macigno che opprime e le domande si fanno insistenti.

È stato giusto affidare alle cure omeopatiche quell’uomo roso dal cancro?

Rifiutare la scienza ha significato imporre un percorso, fidarsi e illudersi.

Quando la realtà si presenta in tutta la sua tragica verità per Melissa è uno scacco matto.

Il romanzo vira nei colori del turbamento.

Non c’è più spazio per la lucidità, è come se una nube abbia offuscato la ragione.

Solo una parola risuona come un obbligo morale: vendetta.

Devono pagare tutti coloro che l’hanno convinta a far assumere al padre farmaci palliativi.

Il cambiamento umorale è repentino e spiazza il lettore.

Come può una donna che ci era parsa serena riuscire ad escogitare un piano diabolico?

Francesca Violi scrive un testo psicologico, esplora quei buchi che si celano nelle personalità cosidette normali.

Offre lo spaccato di un dualismo interiore che nel frantumarsi fa emergere una delle due maschere.

“Alzai gli occhi verso le chiome degli alberi, mi concentrai su di loro.

Prendetevi il mio fiato greve di paura e restituititemelo pulito.

Fatemi parte della vostra architettura di rami e di foglie, nei ricami di luce, nella volta maestosa che si estende per ettari, più grande di qualunque opera umana, l’intrico di radici che si aggrappa alla terra e allo stesso tempo lo tiene insieme.”

Il rosso del sangue e il tempo che va avanti veloce.

Non si torna indietro, i rintocchi della mente scandiscono un tempo senza pause.

Un finale carico di elettricità e la solitudine invade ogni spazio.

Le luci si spengono, il palcoscenico si svuota.

E noi attoniti comprendiamo che la vendetta è arma micidiale.

 

“Amore e altri sintomi” Bàrbara Blasco Elliot Edizioni

 

“Amore e altri sintomi”, pubblicato da Elliot Edizioni e tradotto da Pierpaolo Marchetti, apre una ferita nel cuore dei lettori.

Da quello squarcio può e deve nascere il fiore della riconciliazione.

Duro, impietoso, tragico ha una bellezza intrinseca perché mostra, senza ipocrisie, l’animo della protagonista.

Iniziamo a conoscerla e le sue affermazioni arrivano come staffilate.

In ospedale accanto al padre in coma ha il coraggio di interrogarsi.

Vuole conoscere chi è veramente quell’uomo che l’ha devastata.

Indaga senza pietà sul passato in una necessaria ricostruzione degli eventi, solo così potrà liberarsi da un tormento che non l’ha mai abbandonata.

In un luogo asettico, dove tutto è bianco e statico, il silenzio aiuta a frammentare i turbamenti.

C’è il bisogno di provocare una reazione, anche un solo movimento per capire cosa significhi essere inermi.

“Faccio ancora molta fatica a credere che lui smetterà di esistere, che l’uomo d’azione dedicherà i suoi giorni, diciamo la sua eternità, a non far nulla, assolutamente nulla.”

Inflessibile con la madre, figura assente immersa nella cappa della depressione, con la sorella, figlia prediletta, Virginia non cerca di recuperare ciò che le è stato tolto.

Mantiene quella freddezza necessaria per costruire con lucidità la storia familiare.

Ripercorre la sua malattia vissuta in solitudine, il rapporto con quel corpo che l’ha tradita.

Le avventure amorose, “l’intimità derivata da quell’accelerazione spazio temporale nella quale ci proietta l’improvvisa nudità degli amanti”, l’ossessione di procreare, la dipendenza dai social: sembrano temi slegati ma rappresentano il presente.

L’operazione che compie Bàrbara Blasco è quella di non chiudersi in una dimensione privata rischiando di proporre una trama scontata.

La sua protagonista vive nel suo tempo, ha un forte spirito critico, non si accontenta di leggere le sue sconfitte personali.

“Scompariamo dalla scena, proprio quando c’è più bisogno di noi, sostituiamo ciò che è unico con ciò che è intercambiabile, l’originale per la copia.

E ci teniamo in salvo.”

In un finale da brivido la vita vince sulla morte e forse è tempo di perdonare.

Una scrittura compatta dove rabbia e tenerezza, ironia e disperazione, prosa e poesia si incontrano.

Vincitore del Premio Tusquets 2020 e del Premio della Critica 2021, è una lettura necessaria per sfidare la menzogna e una rigida morale borghese.

“Sulla riva” Francesca Violi Elliot Edizioni

La scrittura di Francesca Violi è un vento impetuoso che trascina creando mulinelli di immagini, vortici che giocano col tempo.

“Sulla riva”, pubblicato da Elliot Edizioni, non conosce sfumature cromatiche.

Si concentra sui colori fangosi di un dolore che sorge lento ed esplode in pozze sanguinanti.

Nicola e un padre che non l’ha mai riconosciuto come erede.

Figura losca, oscura, fastidiosa che entra di prepotenza nell’esistenza come  presenza invadente.

Figlio che barcolla troppe volte, si perde, non si concede assoluzioni.

Paga il suo bisogno di amore con la fuga da sè stesso, da responsabilità che lo opprimono.

Mauro, fratellastro e ombra che si allunga mostrando gli oscuri meandri del cuore.

Le donne, rassegnate, infuriate, coraggiose, vittime.

Sono tutte presenti nella danza degli opposti.

La scrittrice affronta la paternità da più sfaccettature, osserva le regressioni affettive, analizza gli eventi.

Non si lascia tentare da giudizi affrettati e resta in un angolo mentre le tante storie si intrecciano, si scompongono, si auto alimentano.

I suoi personaggi non sono mai come appaiono, nascondono segreti, si sgretolano come maschere di cera.

Per scelta la trama non è lineare, ha infinite strade che possono incontrarsi o dirottare verso interrogativi senza risposta.

Mentre il fiume ingoia filamenti di un Male che non può essere redento, la notte scende silenziosa e copre con pietà la fatica di vivere nella menzogna.

 

Agenda Letteraria 24 gennaio 2020

 

“La vita certe volte sfila accanto,

Per proprio conto prende strade incerte,

Spesso in salita, chiedo dove vai,

Dove vai vita, nell’inseguimento

Ho il fiato corto, forse non mi sente,

Mentre io arranco lei viaggia spedita.”

 

Giuseppe Grattacaso “Il mondo che farà” Elliot Editore