“Nessuna ragione al mondo” Alessio Cuffaro Elliot Edizioni

Professore di Struttura del romanzo alla Scuola Holden, Alessio Cuffaro sa come costruire una storia  perfetta.

Tempi, luoghi, dialoghi, personaggi in “Nessuna ragione al mondo”, pubblicato da Elliot Edizioni, rispetta e bilancia canoni narrativi.

La parola è preziosa, scelta con cura, la punteggiatura segue un preciso disegno.

I generi si mescolano creando un quadro d’insieme articolato.

Voce narrante è Andrea, giornalista di cronaca parlamentare.

Una notizia attira la sua attenzione.

Il viso di un librario di Torino, scomparso misteriosamente, coincide con quella dell’amico e compagno di scuola Sergio.

Un cambiamento di identità inspiegabile, due nomi e una stessa persona.

Si possono annullare le tracce di una vita precedente?

Le domande affiorano e riguardano tutti, scavalcano il testo ed offrono una lettura introspettiva non ossessionata da teorie.

Bisogna capire, indagare, cercare.

Tornare al passato, ai giorni di scuola, alle bevute, alle chiacchiere, alla comune passione per i libri.

Ogni gesto, ogni ricordo può diventare un indizio.

Sullo sfondo Palermo abbandonata ed amata, vissuta come avventura fugace.

“Parlavamo male della nostra città, ma c’era un’innegabile tenerezza per quelle vie sporche, per quel caldo che ti rimaneva addosso ancora ad ottobre inoltrato, per la violenza che dovevi imparare a evitare quando ti fermava di sera per strada, per il Dio cibo che era l’unica vera fede condivisa da tutti i nostri concittadini, per le madri che con apostolica devozione la testimoniavano ogni giorno preparando piatti dai sapori intensi.”

Riaprire ferite, guardare con occhi di adulto il tradimento, avere il coraggio di sfondare porte sepolte da massi di paura.

Ritrovarsi e perdersi, comprendere che non esiste innocenza.

Imparare che “Tu non sei quello che fai, sei come lo fai.”

Un romanzo intenso che invita ad “essere ostinati, dalla traiettoria imprevedibile, mossi dall’infruttuosa speranza di trovare una ragione al mondo.”

“Un gelido inverno per Pike” Benjamin Whitmer Elliot Edizioni

“Ci sono cose con le quali uno impara a convivere, ma ce ne sono molte di più con le quali non si impara mai.”

“Un gelido inverno per Pike”, pubblicato da Elliot Edizioni e tradotto da Marco Piva, è  rappresentazione di Bene e Male.

La descrizione di una società dove uscire dal vortice del degrado è una scalata senza fine.

È la violenza di chi dovrebbe rappresentare la legge ma ha perso il senso del limite.

È la corruzione che dilaga incastrando giovani devastati dalle droghe.

“Cincinnati è centinaia, migliaia di città.”

Volto sfigurarato di una terra che non sa offrire ai suoi figli opportunità.

In questo deserto di valori Pike è metafora di riscatto, bisogno di espiare le colpe.

La morte della figlia, abbandonata da piccola, è causa scatenante di una nuova consapevolezza.

Chi le ha fatto del male?

Perché ha camminato nelle strade fangose della droga e della prostituzione?

Attraverso la nipote Wendy il protagonista trova il coraggio di capire e la sua corsa alla Verità è animata dalla voglia di espiazione.

Un romanzo teso, implacabile, che porta in scena i versi di Blind Lemon Jefferson:

“È una strada lunga che non finisce mai

È un sentiero lungo, che non finisce mai

È un vento cattivo, che non cambia mai”.

Non ci sono vinti e vincitori, domina la malinconia di una realtà che si sgretola assumendo la forma impalpabile della neve.

Bianca, macchiata di sangue, resta come monito per chi crede di essere speciale.

Le parole di Benjamin Whitmer sanno essere aspre e liriche.

Si percepisce la competenza linguistica e letteraria, la necessità di illuminare il buio con la fiaccola della speranza.

Il testo regala profonde riflessioni che luccicano e abbagliano il lettore.

“Ci si può allontanare così tanto dal luogo da cui si proviene che non si riesce più a tornare indietro, non del tutto.

Si possono bruciare tutti i ponti con il passato, basta essere disposti a perdere un pezzo di sè stessi che mancherà per tutta la vita.”

È concesso sognare di attraversare il confine ricordando che “tutti abbiamo, dentro, un senso di vuoto, che non sappiamo gestire, che l’unico trucco per vivere è non distruggersi cercando di liberarsene.”

 

 

 

 

“Suzanne Una donna in fuga” Anaïs Barbeau Lavalette Elliot Edizioni

“Il paesaggio si srotola e si allontana

Ingoi tutto con gli occhi

Tranquillamente.

Per la prima volta senti di essere al tuo posto.

Nel movimento delle cose.”

“Suzanne Una donna in fuga”, pubblicato da Elliot Edizioni, è la ricomposizione di un’esistenza tormentata.

Figura che non può lasciarsi intrappolare dagli eventi, alla ricerca costante di una libertà che possa contenerla.

Avida e assetata, nel cercare una fonte che la disseti, corre sfrenata da un’esperienza all’altra.

Poetessa, pittrice, la Meloche è un’artista poliedrica, espressione di un tempo che nella sperimentazione trova una cifra alternativa.

L’infanzia segnata da una madre che “ha trentatrè anni e sei figli.”

“Claudia non sa più dove amare i suoi figli perchè non ha più spazio.

Claudia è piena di vuoto.

Claudia è un deserto.”

La famiglia affoga la sua rabbia per una povertà imposta mentre la nostra protagonista sente l’urgenza di staccarsi dal morbo inquietante di un’affettività negata.

Anaïs Barbeau Lavalette mette in scena il conflitto interiore, la tensione emotiva, la creatività del suo personaggio.

Crea parole che trasformano anche le scelte più dolorose in conche poetiche.

I diversi amori che devono riempire vuoti, ingoiare il disgusto, lacerare le carni.

“Voglio toccare la ferita come un cuscino di piume.

Ecco il dorso della mia mano.

Come un liquore.”

Danzare nell’illusione che l’arte sarà il cambiamento, che il disegno troppo grande del mondo liberi “un folletto dalla bocca di luna.”

Acrobazie letterarie, braccia e gambe che vogliono correre mentre il cuore resta ancorato ad un presente pericoloso e scivoloso.

L’abbandono dei figli, il bisogno di dimenticare mentre il rimpianto si fa piaga.

“Luce del prisma infiltrato sotto il vetriolo della luna.

I sigilli di rubino sul mio labbro crescono come una scintilla fulminante.

Un laccio di vena amorosa sulla lingua.”

Essere “nave senza chiglia”, rifiutare ogni legame, scegliere la libertà.

Ma la libertà ha costi insopportabili, è voce che annulla ogni certezza.

Il romanzo tradotto in dieci Paesi, pluripremiato, sviluppa diversi stili.

È Storia dell’arte, reportage di un’anima, ricerca di radici.

È coraggio di tagliare i ponti e “sanguinare a vivo.”

Le ultime parole dell’autrice hanno il coraggio di perdonare e nel silenzio commosso si celebra la memoria che nessuno potrà cancellare.

 

 

 

 

 

 

“L’età segreta” Eugenia Rico Elliot Edizioni

“Questa è la storia di lei e di lui.

Uguale a tutte le storie.

Lei ha vent’anni più di lui, ma non è questo l’importante.

L’importante è il viaggio che fanno insieme.

Un viaggio che nessuno sa dove potrà finire.”

Una donna al volante senza meta.

Alle spalle un matrimonio finito, il tradimento come ultima rosa dopo anni di convivenza.

L’alito della morte l’ha sfiorata ma non ha reciso i suoi giorni.

Le resta la strada come espiazione o come ricerca.

Un giovane biondo fermo ad un distributore di benzina in attesa di un passaggio che lo porti a Nauchipàn, città dove tutto ha origine.

“L’età segreta”, pubblicato da Elliot e tradotto da Pierpaolo e Andrea Marchetti, è incontro di due solitudini che si cercano, si annusano, inventano il linguaggio dei corpi.

Una nuova Eva e un piccolo Adamo nelle strade polverose e soffocanti mentre il paesaggio sembra un miraggio.

Non servono i fonemi quando l’inatteso è dono e promessa.

“Sono la lampada di Aladino, e più mi strofina più gli appartengo.

Lui ha sciolto il mio senso del dovere, il mio senso dell’essere.

Sono solo una donna sull’orlo di me stessa.

Con le labbra aperte, gli occhi aperti, la notte fonda, serrata.”

Eugenia Rico trasforma le pagine in esplosioni di emozioni.

Con linguaggio poetico crea un cerchio d’amore effimero e straziante.

“Quando ero giovane mi hanno insegnato che gli uomini dovevano proteggermi.

E invece ho passato tutta la vita a proteggere loro.

Ora non cerco un uomo che mi protegga, basta che mi faccia divertire e a volte, come questa notte, mi basta anche molto meno.”

Un femminile che rinasce dalle macerie di un archetipo scontato.

Libera si offre accettando finalmente una sensualità senza obblighi o imposizioni.

Sa che questa esperienza finirà, vorrebbe trattenerne la gestualità.

Affronta il confronto con il tempo che quotidianamente altera i lineamenti ma vuole assaporare la mela proibita.

“Giochiamo a guidare questa macchina e a cercare una città perduta.

Non importa quale sia il gioco.

Finchè lui lo gioca con me.”

Scoprire il Nord e il Sud, il potere di una lacrima rappresa, il respiro dell’altro.

Superare il limite e affrontare il passato nella certezza che ci sarà sempre una nuova occasione.