“Diario 1938” Elsa Morante Einaudi Editore

 

“Ci sono in noi degli intuiti, delle vie psicologiche ignote, e talvolta un sogno può servire a ritrovarli.

Una sottile trama psicoanalitica attraversa “Diari 1938”, pubblicato da Einaudi Editore.

Il sogno diventa narrazione e si libera di scorie metaforiche.

È nella sua essenzialità e purezza.

È il sembiante di sè stesso, il lucido viluppo di immagini che si ripropongono costruendo il racconto.

Ed il racconto trasforma l’effimero in qualcosa di più, in uno scrigno ritrovato dove sono conservati sentimenti inespressi.

“Reminiscenze improvvise ci riaprono paesaggi ed eventi sognati e poi scomparsi dalla memoria.”

Ricorrono figure e luoghi che estrapolati e letti in trasparenza ci permettono di entrare nelle camere segrete e inaccessibili del desiderio.

La sessualità, incatenata dalla realtà, diventa tormentosa ricerca della concretezza di Amore.

Che ci siano solo le iniziali dei nomi è scelta di riservatezza ma potrebbe rappresentare la necessità di esplorare la struttura amorosa senza lasciarsi condizionare dal presente.

“Mi prendeva un tormento acuto per questa mancanza d’amore.”

La stilizzazione della frase è segno di un avvicinamento e di una negazione.

Difficile accettare di essere costretti nel bozzolo ossessivo della relazione.

Elsa Morante cerca altro e nella scelta della forma diaristica si comprende il dualismo tra parlare di sè e costruire un tessuto letterario.

“Che il segreto dell’arte sia qui?

Ricordare come l’opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare.

Ché forse tutto l’inventare è ricordare.”

Difficile trovare una riflessione che nella semplicità dell’eloquio riesca a sottolineare il ruolo dell’arte e il nostro bisogno di viverla.

Un modo per creare un ponte indistruttibile tra oggi e ieri, tra il pensiero e la ragione.

È forte la pulsione emotiva nella evocazione della madre.

Ci si emoziona osservando quel “viso stanco” e in contrapposizione il corpo dell’autrice “nudo, esile, gentile, candido.”

E in lontananza la casa che si allunga verso la campagna.

Una triade che può avere infinite chiavi di lettura.

Ogni pagina ha questa ondulazione visiva e percettiva e nel restare incantati per la bellezza della parola scritta si è tentati di trovare i segni del percorso culturale e umano di una grande Donna.

Due fonemi si ripetono: umiliazione e solitudine.

È la femminilità che sa di essere stata ferita e cerca di recuperare quel che resta dei tanti frammenti.

Illuminante la prefazione di Alba Andreini che apre infinite possibilità di lettura.

Sono certa che conoscere questo testo sia esperienza liberatoria e catartica.

Un’occasione di “conoscere più in là.”