“Daddy” Emma Cline Einaudi Stile Libero

I racconti di Emma Cline aprono una finestra su una realtà dilatata.

L’atmosfera inizialmente pacata fa intravedere le nebbie di una società al bivio.

Ogni storia ha un’accelerazione nel finale e descrive brillantemente l’imprevedibilità dell’esistenza.

La verve narrativa vivace riesce a rendere unico ogni evento, ad ingigantirlo e ad evidenziarne l’essenza.

“Daddy”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Giovanna Granato, è stato definito da The Guardian “splendido e selvaggio”.

Spietato nel raccontare il non senso di tante scelte, provocatorio nell’indicare il tassello difettoso.

I personaggi cercano di uscire dalla piattezza del loro tempo inventando stratagemmi che risultano fallimentari.

Il momento della verità arriva come imprevisto e crea sospensione.

L’originalità dell’autrice sta nel non cedere alla tentazione di dare giudizi.

Il suo compito è fotografare la gestualità attraverso un fermo immagine.

“All’improvviso gli venne in mente che qualcosa non andava.

Rimase seduto, immobile, il bicchiere tra le mani.

Era una sensazione che risaliva alla sua infanzia, alle notti in cui restava pietrificato nel lettino a castello, senza quasi respirare per la paura, convinto che qualcosa di malvagio si accumulasse in silenzio, scivolando senza fare rumore verso di lui.”

Si ha la percezione che non si arrivi alla completa consapevolezza dello stato d’animo.

È come se altri avessero scelto le carte da giocare e questa intuizione regala il volto dell’America contemporanea.

Si assiste alla disgregazione affettiva, all’incapacità di comprendere un figlio, una moglie, un amico.

“Un minuto prima la sua vita era una cosa unitaria, e quello dopo era estranea, inspiegabile, ancora riconoscibile ma cambiata in maniera fondamentale.”

Non ci sono certezze, si naviga a vista nello sconfinato mare delle conflittualità irrisolte.

Da leggere con il piacere di vivere la provocazione e la rottura di sistemi perfetti ma assolutamente falsi.

Una scrittura non edulcorata nè manipolata arricchita da un linguaggio genuino, fluido, divertente.

 

“Harvey” Emma Cline Einaudi Editore Stile Libero

“Esaminò le eventualità, cercando di valutare le prove in un senso e nell’altro.

Ma non c’erano alternative: era convinto, in tutta sincerità, che l’avrebbero prosciolto.

Come poteva essere diversamente?

Era l’America, quella.

Forse c’era stato un momento, un giorno, due, in cui tutto era cominciato, in cui aveva creduto che fosse arrivata, eccola lí, la fine della strada.”

Emma Cline mantiene un tono enigmatico, svela non i fatti ma i pensieri del suo personaggio.

“Harvey”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, racconta quell’America che si sente intoccabile.

Partendo dalle vicende giudiziarie del produttore cinematografico Harvey Weinstein, accusato di molestie sessuali, rielabora la realtà costruendo una satira molto raffinata.

“L’America era un paese per bene, davvero, di persone che rispettavano chi lavorava, chi si era fatto da solo.

Sicuramente più di quanto rispettassero gli avvocati che andavano raccattando clienti sui luoghi degli incidenti, sfigati alla disperata ricerca di un’uscita d’emergenza da qualunque cimitero professionale si ritrovassero a bazzicare.”

Il protagonista rappresenta un “tipo sociologico” e nell’osservarlo troviamo tratti di uomini di potere noti.

L’indifferenza e la certezza di essere nel giusto ridicolizzano un modo di stare al mondo.

Sentirsi in pericolo ingiustamente accusato per atti e gesti “normali: è questa visione che mette a nudo l’arroganza umana.

Sullo sfondo si muovono marionette pronte a inchinarsi e anche l’incontro con la figlia è la sceneggiata di un rapporto inesistente.

“Rinunciare del tutto alla vanità era impossibile.”

Mostrarsi debole, infiacchito, stanco sarebbe la sconfitta.

Ed ecco che mentre passano le ore prima del processo bisogna pensare a nuovi progetti.

L’autrice si diverte ad inventare un diversivo narrativo che serve a dimostrare quanto sia facile costruire castelli in aria.

Racconta la contemporaneità attraverso i dettagli di un’esistenza in bilico convinta che “gli altri pensavano che quanto era successo azzerasse i conti, che lui avrebbe dimenticato quello che gli dovevano e fatto ripartire il cronometro.”

Il romanzo è pretesto per una forte denuncia sociale e non servono proclami o voci urlate.

Un sarcastico commento su una cultura di massa che stordisce con “ore e ore di televisione.”

Una commedia divertente che fa riflettere sullo scollamento tra essere e non essere, tra immagine costruita e realtà.

Quali connessione con “Le ragazze”?

La scrittura perfetta, veloce e uno sguardo profondo, acuto, impietoso sulla natura umana.