“Harvey” Emma Cline Einaudi Editore Stile Libero

“Esaminò le eventualità, cercando di valutare le prove in un senso e nell’altro.

Ma non c’erano alternative: era convinto, in tutta sincerità, che l’avrebbero prosciolto.

Come poteva essere diversamente?

Era l’America, quella.

Forse c’era stato un momento, un giorno, due, in cui tutto era cominciato, in cui aveva creduto che fosse arrivata, eccola lí, la fine della strada.”

Emma Cline mantiene un tono enigmatico, svela non i fatti ma i pensieri del suo personaggio.

“Harvey”, pubblicato da Einaudi Stile Libero, racconta quell’America che si sente intoccabile.

Partendo dalle vicende giudiziarie del produttore cinematografico Harvey Weinstein, accusato di molestie sessuali, rielabora la realtà costruendo una satira molto raffinata.

“L’America era un paese per bene, davvero, di persone che rispettavano chi lavorava, chi si era fatto da solo.

Sicuramente più di quanto rispettassero gli avvocati che andavano raccattando clienti sui luoghi degli incidenti, sfigati alla disperata ricerca di un’uscita d’emergenza da qualunque cimitero professionale si ritrovassero a bazzicare.”

Il protagonista rappresenta un “tipo sociologico” e nell’osservarlo troviamo tratti di uomini di potere noti.

L’indifferenza e la certezza di essere nel giusto ridicolizzano un modo di stare al mondo.

Sentirsi in pericolo ingiustamente accusato per atti e gesti “normali: è questa visione che mette a nudo l’arroganza umana.

Sullo sfondo si muovono marionette pronte a inchinarsi e anche l’incontro con la figlia è la sceneggiata di un rapporto inesistente.

“Rinunciare del tutto alla vanità era impossibile.”

Mostrarsi debole, infiacchito, stanco sarebbe la sconfitta.

Ed ecco che mentre passano le ore prima del processo bisogna pensare a nuovi progetti.

L’autrice si diverte ad inventare un diversivo narrativo che serve a dimostrare quanto sia facile costruire castelli in aria.

Racconta la contemporaneità attraverso i dettagli di un’esistenza in bilico convinta che “gli altri pensavano che quanto era successo azzerasse i conti, che lui avrebbe dimenticato quello che gli dovevano e fatto ripartire il cronometro.”

Il romanzo è pretesto per una forte denuncia sociale e non servono proclami o voci urlate.

Un sarcastico commento su una cultura di massa che stordisce con “ore e ore di televisione.”

Una commedia divertente che fa riflettere sullo scollamento tra essere e non essere, tra immagine costruita e realtà.

Quali connessione con “Le ragazze”?

La scrittura perfetta, veloce e uno sguardo profondo, acuto, impietoso sulla natura umana.