“E tutte vissero felici e contente” Emma Dante La Nave di Teseo

Emma Dante in “E tutte vissero felici e contente”, pubblicato da La Nave di Teseo, smonta con ironia gli archetipi dominanti nelle favole della nostra infanzia.

Divertente e provocatoria mostra un femminile non più passivo.

Lo fa costruendo tracce interpretative dove l’inconscio ha ruolo dominante.

Capovolge i ruoli e frantuma le nostre paure.

La genialità nell’ideare due Cappuccetto Rosso offre una lettura critica dello sdoppiamento dell’io e in questa fantastica modulazione di due identità contrapposte colloca la forza del personaggio.

Propone finalmente delle bambine in carne ed ossa con difetti e creatività, capaci di scegliere autonomamente come articolare la relazione con gli altri.

Intreccia la Storia classica con la fiaba di Hansel e Gretel e con questa combinazione rimuove quel meccanismo che ci ha stregato e impaurito.

Siamo noi a manipolare la narrazione, protagonisti assoluti nel reggere i fili della struttura narrativa.

“Il lupo, terrorizzato, balza indietro tre volte, gridando come un ossesso.

Cappuccetto lo rincorre.

Il lupo scappa.”

Satira pungente alla idea dominante di forza e debolezza.

In Rosaspina forti sono gli accenti dissacratori della figura mitica del principe e nel finale a sorpresa è evidente la Potenza rivoluzionaria dell’autrice.

“Gli alti e bassi di Biancaneve” fa riflettere sulla futilità della bellezza e sui luoghi comuni che relegano la donna a schiava della futilità.

L’utilizzo del dialetto siciliano è la firma di una Maestra che nella sua arte ha celebrato la sua terra.

Ne ha raccontato l’accento fonetico, la forza attrattiva dei luoghi, la fluidità di una creatività che nel quartiere popolare ha trovato una caratterizzazione.

Più classica è la riscrittura di Cenerentola forse perché si vuole creare l’effetto della scenografia teatrale.

Una commedia senza tempo che incarna la terribile capacità dell’essere umano di trovare vittime da sottomettere.

Un testo delizioso arricchito dalle illustrazioni di Maria Cristina Costa.

Una stilizzazione del tratto che rende magistralmente il vissuto dei personaggi.