“Yoga” Emmanuel Carrère Adelphi

 

“Noi siamo puro caos,

confusione,

siamo una poltiglia di ricordi e paure e fantasie

e vane aspettative

ma dentro di noi c’è qualcuno di più tranquillo,

che vigila e riferisce.”

Leggere “Yoga”, pubblicato da Adelphi Editore e tradotto da Lorenza Di Lella e Francesca Scala, significa accettare una sfida.

Bisogna lasciare ogni certezza ed immergersi nelle paludi dell’Io.

Incontrare le varie forme del dolore, esplorarle, interiorizzarle.

Entrare in sintonia con una storia intima e sentire che è anche la nostra.

È voce melanconica che sussurra mentre il mondo urla la sua ovvietà.

È lo spasimo della perdita, il torpore e lo stupore di fronte ad eventi incomprensibili.

“Mi ritrovo solo, accoccolato in posizione fetale in un letto a una piazza, nella casa vuota di una donna sola e perduta.”

Scomparsi “la calma e la profondità strategica”, bisogna affrontare i propri demoni.

Emmanuel Carrère mette a nudo il proprio animo, lo fa con una scrittura che spesso si avvita su sè stessa.

Sa essere inclemente e tenero scegliendo i colori cangianti delle emozioni.

Si allontana dalla storia personale, sceglie uno sguardo distaccato per riavvicinarsi improvvisamente all’immagine ingigantita dell’ego.

Ci si chiede se la meditazione sia strumento di ricongiungimento delle macerie mentali o semplicemente spazio di ricerca.

Bisogna assaporare le frasi, sentirne la poesia a volte struggente, affidarsi alla Parola.

Un romanzo che può essere letto come un saggio ed è questa la maestria dello scrittore.

Non c’è mai nulla di prevedibile perché la vera letteratura deve condurre lontano dove spesso si può perdere la rotta.

Importante è tentare di ritrovarla.

 

 

“Lingua straniera” Emmanuel Carrère Adelphi Edizioni

 

 

I due racconti brevi, “Lingua straniera”, pubblicati da Adelphi Edizioni, portano nella terra sconosciuta dell’inconscio.

Un viaggio imprevedibile, ricco di sorprese inquietanti.

Tra surreale e  fantascienza la trama disegna un immaginario che nel fluire delle immagini attrae il lettore.

La scrittura incisiva, veloce trasforma le frasi in piccoli costrutti perfetti.

Sembra di essere al cinema mentre si avvicendano i personaggi.

Si apre il varco verso quello spazio indefinito dove si perde la cognizione della propria essenza.

Nella prima storia, che da il titolo al libro, all’improvviso “cambia tutto”.

“Tutto, lettere e persino numeri, è stato sostituito da caratteri ignoti”

Mathieu percepisce che “non sta sognando. È la realtà. Incomprensibile, insopportabile, ma è la realtà.”

Si è sgretolata la certezza di un linguaggio comune, ci si trova circondati da suoni mai ascoltato.

Nella solitudine del protagonista si coglie lo scoramento di fronte ad eventi imperscrutabili.

In “Transfer” Édouard subisce “uno sbandamento interiore.”

La vita regolata come un orologio svizzero si disordina creando una tempesta emotiva.

“Un lievissimo ritardo nel balletto perfettamente codificato: tutto qui, ma è una cosa che non succede mai”.

Due soggetti che Emmanuel Carrère riesce a collegare con quella verve narrativa che da sempre ha appassionato.

Riesce a restituire lo stupore, il tormento, il vuoto di fronte a qualcosa che non si comprende.

Gioca molto con le scenografie, le illuminazioni dei luoghi, i dettagli semantici.

Ci sono in entrambe le narrazioni delle cause scatenanti, piccoli intoppi che piegano e deformano il reale.

Non resta che trovarli affidandosi ad un Maestro dell’arte affabulatoria.

 

Agenda Letteraria del 19 aprile 2020

 

“Ha una voce molto bella, è molto bella, vuole fare la pace: al posto di Mathieu la abbracceremmo, ma Mathieu è ostinato e si limita a mugugnare come chi è stato disturbato nel sonno.

Francesca sospira, un sospiro in cui, lo si percepisce, alla tenerezza subentra l’irritazione, e si alza, allontanandosi.

Rumore dei tacchi.

Poi quello della porta d’ingresso che sbatte.”

 

Emmanuel Carrère  “Lingua straniera”  Adelphi Editore