“Gli adolescenti trogloditi” Emmanuelle Pagano L’Orma Editore

“Il lago ci lambisce con un movimento pesante, poi quasi subito si increspa in onde profonde.

Assorbe tutta la luce, non restituisce niente, né sguardo né volto, né chiarore né nuvola.”

Uno specchio d’acqua che nel suo essere “pausa, mare, tempo” è linea di demarcazione tra il prima e il dopo.

È memoria dell’infanzia straziata dal dolore di non accettare il proprio corpo, è gioco di bambini, esperienza di rinascita.

“Mi scoprivo femmina lentamente, nell’incavo del corpo.

Io ero gli alberi, i castori, la solitudine, la torbiera lambita dal fiume.”

Adèle torna alle sue montagne dopo aver subito l’intervento che le regalerà una nuova identità.

Nessuno la riconosce e quel segreto è il lasciapassare per la normalità.

Guidare il pulmino della scuola, essere per i piccoli passeggeri una certezza anche nei giorni di bufera mentre i ricordi lasciano viva la memoria di una scelta non facile.

“Gli adolescenti trogroditi”, pubblicato da “L’Orma” è spazio del cambiamento.

La descrizione poetica di una natura ribelle può essere letta come simbolo della evoluzione che provoca ogni nuovo assetto interiore e fisico.

È voce che sa essere burbera come i massi che precipitano disordinati, scossa dal singhiozzo della pioggia, alterata dalla nebbia fitta.

Mentre l’arcobaleno notturno con i suoi “splendidi colori vericali” crea una dilatazione degli spazi la narrazione procede come una vorticosa nuova consapevolezza.

“La comparsa dei viola taciturni, dei viola fangosi, di quei rosa malati, al tempo stesso chiari e foschi, ma così opachi che le nostre pupille si dilatano per vederli.”

Emmanuelle Pagano ci regala paesaggi indimenticabili, armonie di sfumature, “frontiere inconcepibili.”

Sa dosare lo spaesamento di un’anima che deve trovare le parole per amare, per stringere, abbracciare, dimenticare.

Nella figura del fratello della protagonista concentra i dubbi e le incertezze di chi non riesce ad accettare una sessualità ridisegnata.

“L’adolescenza ci ha separati.

Io volevo parlare di quanto detestavo il mio corpo, non potevo farlo, quindi tacevo.”

Una frase che contiene il disagio e la sorpresa, la rabbia e il desiderio.

“Contengo il mio paese, lui mi colma, mi basta.”

Tornare ha significato accettarsi e sperare di farsi accettare.

In un finale dove non mancano come nelle fiabe esperienze emozionali forti si è grati alla scrittrice per la delicatezza e la tenerezza che ha saputo trasmettere.