“Eredità” Miguel Bonnefoy 66thA2ND

 

 

In “Il meraviglioso viaggio di Octavio” e in “Zucchero nero” Miguel Bonnefoy ci ha regalato fantasiosi itinerari in un’alternanza di visioni oniriche e avventure picaresche.

La sua ultima prova letteraria, “Eredità” pubblicata da 66thA2ND e tradotta da Francesca Bononi, è un gigantesco affresco storico.

Il libro, vincitore del “Prix des Libraires 2021, mostra un interessante rinnovamento nello stile e nello sviluppo.

Gli elementi legati al realismo magico sono presenti come incidentali, a voler sottolineare l’appartenenza dello scrittore alla cultura latino americana.

Figlio di madre venezuelana e padre cileno, ha nel sangue il senso dell’avventura, il bisogno di misurarsi con sè stesso.

La scelta di dedicarsi ad una saga familiare è certamente un inno di riconciliazione con le sue radici e al contempo un omaggio ai piccoli e silenziosi eroi di tutti i tempi.

Il patriarca Lonsonier invece di arrendersi alla rovina economica si inbarca dalla Francia in cerca di fortuna e per una casualità sbarca a Valparaíso.

Di quella terra che non conosce si innamora e sfrutta con intelligenza le abilità nel campo dell’agricoltura.

“Nel giro di pochi mesi prese a parlare come un nativo della regione, facendo rotolare le erre come le pietre di un fiume, tradito comunque da un leggero accento…

Capì di essere approdato in un altro mondo, abitato da puma e araucarie, un mondo primordiale popolato da giganti di pietra, salici e condor.”

Ai figli insegna l’amore per la Patria d’origine e quando scoppia la guerra tra Francia e Germania, entrambi partono per difendere la propria terra.

Tornerà soltanto Lazare con un conto in sospeso con la propria coscienza.

Per salvarsi dalla follia dovrà affrontare il “viaggio con il futuro”.

La storia continua, la famiglia si allarga ed ogni personaggio ha lo spazio per presentarsi.

Conosceremo la sensuale Thérese, l’intraprendente Margot, il rivoluzionario Ilario.

Altre figure secondarie fanno da corollario e insieme costruiscono uno scenario che attraversa il Tempo.

La capacità dello scrittore di descrivere con poche pennellate le atrocita nei campi di battaglia è ineguagliabile.

Commoventi le pagine dedicate alla repressione cilena perché restituiscono una resistenza che é assente nei libri di testo.

Uomini e donne caratterialmente forti, determinati a non lasciarsi schiacciare dal destino avverso.

Splendidi esempi di una umanità che ha ideali e progetti, che nella migrazione trova la propria cifra espressiva.

Forse il messaggio che attraversa il libro è quello di andare con cuore spavaldo, pronti a tornare perché ogni cammino è speranza e rinascita.

“Due guerre mondiali e una dittatura” con una scrittura precisa, carica di simbologie e misteri.

Complimenti!

 

 

“Eredità” Vigdis Hjorth Fazi Editore

 

“Cercavo l’abisso come se si trattase di una pulsione, che cosa c’era in me che non funzionava?”

La voce di Bergljot travolge, contamina, incalza.

Il personaggio viene costruito lentamente, con piccoli tasselli che creano una costante e crescente tensione narrativa.

Una donna che ventitrè anni prima ha interrotto i rapporti con la famiglia d’origine.

Sembra questo il nucleo centrale di “Eredità”, pubblicato da Fazi Editore.

Un matrimonio fallito, un amore sfuggente e il desiderio di togliere il velo al non detto.

Una ferita antica che possiamo intravedere, ne cogliamo l’amarezza mentre cerchiamo di annodare i fili di una narrazione empatica.

I genitori restano imbalsamati in una condizione statica, come burattini messi da parte.

Le lettere e imessaggi scambiati con i fratelli sono tele incompiute, segni di un isolamento non solo fisico.

Vigdis Hojorth colpisce la sacralità della famiglia, ne evidenzia conflitti, mostra macerie.

Lascia al suo personaggio lo spazio e il tempo per ricomporre la personalità lacerata.

Assiste alle sedute psicoanalitiche dove tutto si svolge dentro una nebulosa confusa.

Vuole creare il climax e ci riesce.

Quando la verità uscirà come una raffica di vento il lettore avrà bisogno di assorbire l’orrore.

Le vessazioni subite durante l’infanzia possono essere dimenticate?

Si può perdonare e assolvere chi non ha voluto vedere?

Come scrive Jung: “l’incoscio è un enorme magazzino storico.”

Uscirne indenni non è facile ma è necessario nella certezza che “non è facile essere un essere umano”.

“Vivere, respirare”, scrivere per guarire.