“Tutta intera” Espérance Hakuzwimana Einaudi Editore

 

Sono gli altri a definirci?

A decidere quale è il nostro posto nel mondo, a scegliere per noi la parte che dovremo sacrificare per essere accettati?

Si affollano nella mente i tanti quesiti che si pone e ci pone Espérance Hakuzwimana.

Con una scrittura che sa contenere l’inquietudine frammentandola in piccoli scorci della sua esistenza si racconta.

E noi stiamo ad ascoltare quelle parole che tagliano e bruciano e modellano.

Adottata a soli due mesi nella famiglia italiana è “Saramia” e in quel mia c’è il possesso che deve diventare accoglienza.

Dal padre insegnante impara i sinonimi, dalla madre il linguaggio della tenerezza.

Resta per gli altri la diversa per il colore della pelle, per i ricci ribelli.

Fin da piccola rifiuta questo sguardo obliquo che la costringe ad entrare all’interno di una categoria.

Sa che deve fare di più rispetto ai coetanei e in questa corsa che le accelera il cuore non sempre è vincente.

Abbandona gli studi, sperimenta uno spazio tutto per sè, prova a capirsi.

A delineare il suo personaggio ma è difficile essere “Tutta intera.”

Il romanzo pubblicato da Einaudi Editore ci spiazza e ci emoziona.

Per la sincerità e la lacerazione interiore, per i passi incerti verso l’autoanalisi.

Saranno gli alunni del doposcuola ad aprire un varco tra culture.

A mostrare l’altra faccia della medaglia.

Quella degli esclusi, emarginati, ghettizzati.

Ognuno di quei giovani ha una storia e sa cosa può aspettarsi, non si concede illusioni, conosce il muro che non può attraversare.

Ed ecco che Sara si trova in bilico, è l’aliena, la favorita dalla sorte.

Difficile riuscire a decifrare ciò che è stata alla nascita, cosa è diventata.

Bisognerà recidere rami secchi, prendere le distanze dagli affetti più cari se non sanno trovare la cifra della convivenza e della condivisione.

Rifiutare ciò che impedisce di essere fratelli indipentemente dai legami di sangue.

L’autrice mostra i lati oscuri delle adozioni, la fragilità delle relazioni, il bisogno di essere accettati senza pregiudizi.

Un libro potente, caustico, doloroso e al contempo coraggioso.

Un invito a guardarci intorno con quella libertà intellettuale che ci permette di costruire un futuro altro.

Lo dobbiamo a noi stessi, ai figli, ai nipoti, alle tante Sare che popolano il nostro pianeta e chiedono solo il diritto di esistere.

Spero che questa splendida e intensa opera sia stimolo per un dibattito che non escluda nessuno, che dia voce agli ultimi, ai ribelli, alle anime che non si ritrovano, ai nati da matrimoni misti, ai maestri che non trovano più un logos universale, alle mamme e ai papà che dovranno educare i loro bimbi bianchi, a chi odia, a chi vuole recinti, a chi opera nel sociale, a chi ama e a chi ha perso il senso e il valore dell’esistenza.