“Eva e le sue sorelle” Tieta Madia Marcos y Marcos

 

“Sono incinta: il significato non coincideva con ciò che provavo.

Era quasi un’ossessione, una sfida contro il mio corpo, era mettere un punto da qualche parte.”

Una madre con troppi fidamzati e la testa in aria.

Un padre precisino che scegliendo una nuova compagna tradisce la paternità.

“Oltre all’incertezza sul futuro, mi angosciava rimanere sola con me stessa: uscivo tutte le sere stordendomi di birra doppio malto, in un affanno costante per evitare la solitudine.”

La protagonista di “Eva e le sue sorelle”, pubblicato da Marcos y Marcos, cerca di costruire una famiglia normale e le disavventure amorose, le delusioni, la noia vengono a galla.

Una scrittura divertente affollata da episodi che tratteggiano una ragazza  insicura che prova a travestirsi da adulta.

“Chi sono io? Mi domandavo di tanto in tanto, e la risposta era: e chissene importa”.

Sembra la normale storia di una donna del nostro tempo, sballottata da una relazione all’altra, in bilico tra una esistenza borghese e la fanciullezza che bussa alla porta.

Ma c’è un dolore sordo, la negazione della maternità.

Gli aborti vissuti cercando di staccare il corpo dalla mente, provando ad accettare quello che viene considerato un fallimento.

Le lacrime imprigionate come uccelli notturni che svolazzano solo nel sogno.

Il desiderio che si fa struggente ma implode incapace di prendere forma.

“Volevo un figlio per essere qualcosa di più, credo, perché io continuavo a sentirmi il nulla.”

Tieta Madia libera quel peso che molte donne non riescono ad allontanare.

La sua è una confessione, un monologo che si apre ai lettori con spontaneità.

È la sconfitta e la speranza, il senso di perdita e la frantumazione di una parte di sé.

È la luce che arriva inaspettata come il dono di una fata buona.

È tempo “di vivere a contatto con il nucleo centrale della Terra.”