“Ritmi di veglia” Raffaella D’Elia Exòrma

 

“La vita pratica la circonda come gli ovali dei ricordi, concentrati di niente allo stato puro che lei sfiora e non vede, sfiora e non vede”.

Sentire l’impalpabile presenza del nulla, tornare ad essere grumo di percezioni, rallentare il ritmo impetuoso dei giorni.

Essere e non essere in un alterno girone di suggestioni.

La scrittura di Raffaella D’Elia in “Ritmi di veglia”, pubblicato da Exórma, è un magma incorporeo, una nudità assoluta.

È la parola nei suoi ghirigori poetici, ricerca di quella perfezione stilistica che sa limare, togliere e aggiungere.

Visiva, olfattiva, tattile si estende in un manto protettivo, quel nucleo originario dove tutto è ancora possibile.

“Quando si sveste dei panni di danzatrice Ida si cala nel mondo della vita pratica, e sembra arrivare da un posto remoto.”

Ida, figura che sa esaltare ogni battito del cuore, che osserva smarrita la banalità che la circonda.

Ida, che scendendo nelle profondità del dolore, ne ha assaporato il retrogusto dolce.

Da quel tormento che si fa poetico esce un canto lontano che accomuna in un abbraccio tutti noi.

“Da questo spazio del niente è sempre risalita. Ogni risalita più eccitante, ogni discesa che pare quella ultima.”

Chi ha conosciuto la “distruzione della propria identità”, chi si è confrontato con la perdita del se, chi ha sentito una frattura con l’alterità in questo meraviglioso libro si sentirà finalmente in pace.

Saprà che esistono vie di uscita, proverà l’ebbrezza di una condivisione, imparerà ad accettare il mondo parallelo come spazio di libertà.

“Baco” Giacomo Sartori Exórma

Fin dalla prima pagina siamo coinvolto ed entriamo in uno spazio dove poesia e prosa convergono verso una perfetta simmetria.

“Anche al riparo della pioggia gli atomi dell’aria sfrigolavano di inquietudine”

“Baco”, pubblicato da Exòrma, ha il respiro lungo di un intreccio che non lascia niente fuori.

È come se per un misterioso incantesimo la Natura, i luoghi, gli oggetti si animassero mettendo in scena una storia parallela.

La voce narrante è un ragazzino sordo e la sua menomazione diventa un nuovo modo di interpretare gli eventi.

In quelle parole sghembe che zoppicano e si confondono c’è tutta la tenerezza di chi sta cercando una dimensione.

“Con la lingua dei segni non avrei avuto problemi, ma nessuno li capiva”

La discrepanza tra la volontà di comunicare e il gelo di un universo che respinge e annulla potenzialità alternative è raccontata con delicatezza, senza pietismi.

 

Nella ricerca di una rotta non solo verbale c’è la testarda euforia di un adolescente che sa ironizzare, che attraverso una sfrenata fantasia compone la giocosa positività dell’esistenza.

Tracciati con profondo rispetto i personaggi che circondano il nostro piccolo eroe.

Il padre, il nonno, il fratello fanno da cornice ad un quadro familiare che sa liberarsi da un fuori respingente.

“Non si può mai sapere che sorprese ci porterà la vita”

Giacomo Sartori non si limita a narrare uno scorcio letterario, fa coincidere il romanzo con profonde riflessioni che aleggiano come farfalle senza appesantire il testo.

Riesce a dosare malinconia e gioia, inserisce figure come quella della madre che aggiungono un senso di spaesamento.

Una donna trasformata in un idolo, in un immobile soggetto a cui far arrivare le domande più cocenti.

Le tecnologie entrano nel testo e lasciano il lettore affascinato da tanta creatività.

Si può scrivere dell’oggi con una verve che va al di là dei soliti schemi stilistici.

Un libro da leggere per rispecchiarsi in una trama che ha tanto da insegnare.

https://CasaLettori.com

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