“Tutto perfetto tranne la madre” Fabio Bartolomei Edizioni e/o

 

Fabio Bartolomei con “Tutto perfetto tranne la madre”, terzo atto della “Quadrilogia della famiglia”, pubblicato da Edizioni e/o mostra ancora una volta il talento di una scrittura incisiva.

Pur nella diversità dello sviluppo narrativo l’attenzione continua a concentrarsi sulle relazioni familiari che vengono svelate lentamente.

Si ha la sensazione di leggere un noir e fin dalle prime battute ci si aspetta un disvelamento.

Pietro nell’attimo in cui sta per essere travolto da un tir rivede frammenti di una vita che non è la sua.

Immagini che ritornano ossessive come sogni sfocati.

“Ormai il vecchio si sveglia ad orari assurdi, fa cose assurde, dice cose assurde.

Sono i suoi ultimi giorni e Pietro, ricevuta la notizia tra capo e collo neanche quaranttt’ore prima, ha deciso di trasferirsi per rimanergli accanto.

Una decisione priva di consapevolezza, mossa da ingranaggi troppo vecchi e pesanti per essere messa in discussione.”

Tra il senso del dovere nei confronti del genitore e l’affetto si snoda la conflittualità del protagonista e in questa ridda emotiva si affastellano i pensieri.

La descrizione del rapporto padre figlio è geniale e crea scenette divertenti.

Due figure agli antipodi, il primo espansivo e ironico, il secondo in guerra con sè stesso e con il mondo intero.

Un legame cementato dall’assenza della madre, morta giovanissima.

Di questa donna il giovane non ricorda nulla anche se aveva sei anni al momento della perdita.

“Della madre non aveva nessun altro ricordo nitido.

Il suo sorriso di incoraggiamento, i grandi occhiali da sole con lenti marroni, un vestito arancione e beige, la mano che sventolava un foulard bianco mentre lui entrava a scuola e ogni volta che si affacciava alla finestra della classe.

Il resto erano immagini inafferrabili, fuori fuoco o frutto di collage mentali con le vecchie foto: la madre che lo accompagnava sulle giostre con addosso l’abito da sposa, la madre che portava a tavola la torta di compleanno con un vestito da odalisca sotto una pioggia di coriandoli.

E anno dopo anno anche quel poco sbiadiva.

Di lei non c’era la benché minima forma di commemorazione nel giorno della morte, del compleanno o dell’anniversario di matrimonio.

Troppo dolore, aveva presto concluso Pietro.

Se il padre riusciva con così tanta ostinazione a non nominarla, doveva esserci sotto una sofferenza che lui poteva solo immaginare.”

È calato il silenzio, un meccanismo di rimozione incomprensibile.

Con grande inventiva l’autore introduce nuovi elementi che porteranno ad un finale inimmaginabile.

Se ha voluto sorprenderci ci è riuscito ma soprattutto ha portato in luce quel segreto che per troppi anni è stato sepolto.

Ci si chiede chi siamo veramente e quanto siamo capaci di fingere.

La finzione può essere un atto protettivo o è semplicemente frutto di una malsana abitudine a rimuovere il passato?

Intrigante e arguto nel mescolare i generi letterari il romanzo è un raffinato esempio di scrittura introspettiva.

Ed ora tocca a noi trovare gli scheletri negli armadi.

 

 

“Diciotto anni e dieci giorni” Fabio Bartolomei Edizioni e/o

 

“Sono un trio inattaccabile, un incastro collaudato di ruoli. Karimah è a suo agio nella parte del caso umano, della musulmana a rischio emarginazione; Camilla e soprattutto Lucrezia si crogiolano nella parte delle maestre di vita.”

Ragazze figlie di questo tempo tecnologico dove un selfie mostra quello che vorresti essere.

Dove conta il numero di like per sentirti appagato e una festa per credere di avere amici.

Fabio Bartolomei in “Diciotto anni e dieci giorni”, pubblicato da Edizioni e/o si accosta ad una generazione che conosciamo poco.

Li incontriamo per strada sempre appesi ad un cellulare, in branco e mai soli.

Il nostro sguardo è sfuggente, convinti che non ci riguardi cosa pensano, se hanno sogni, prospettive, speranze.

Il libro ci permette di ascoltarli e di comprendere quel mondo che punta molto all’apparire.

Al compimento del diciottesimo anno i genitori di Camilla spariscono, lasciando poche righe che frettolosamente racconta la fine di una storia di coppia.

“Dentro quella casa non c’è mai stata una scenata, mai un urlo, mai un piatto rotto.

Sempre silenzio assoluto.

E pace.”

Cosa è successo ad una famiglia tanto “normale”?

Il primo dei tanti interrogativi che la giovane dovrà porsi, lei che è sempre vissuta nell’ambiente ovattato delle certezze.

“Camilla godeva dell’autonomia di un adulto ma senza quel tedioso strascico di incombenze e responsabilità che non l’aveva mai affascinata granchè.

Una vita da sogno.”

Bisogna affrontare la realtà e in questa nuova condizione di “abbandonata” la protagonista vive tante avventure che le mostrano i lati bui della società che la circonda.

Scopre che un profilo Facebook può nascondere allarmanti verità, che si possono scattare foto per realizzare un reportage, che un centro sociale è luogo di aggregazione e di confronto.

Il racconto è molto fluido, veloce, capace di restituire scorci di un’affettività contraffatta.

Ci si chiede se stiamo permettendo ai nostri ragazzi di disperdere valori come fossero inutili ingombri.

Quanto siamo stati e siamo assenti nella formazione culturale e sociale, quale ruolo hanno le figure genitoriali.

In questo momento storico nel quale la Cultura è stata relegata nello spazio delle futilità, leggere questo libro è un giro di boa.

È la certezza che siamo ancora in tempo a cambiare rotta.

 

“Morti ma senza esagerare” Fabio Bartolomei Edizioni e/o

“Morti ma senza esagerare”, pubblicato da Edizioni e/o, è la prima delle quattro storie della “Quadrilogia della famiglia”.

Un racconto breve intriso di dolcezza dove anche i sogni impossibili si avverano.

Vera si è staccata presto dall’amore vischioso dei genitori, ha preferito camminare con le proprie gambe, certa di essersi scrollata di dosso un’affettività ripetitiva.

Alla morte improvvisa e inaspettata delle figure parentali crollano le resistenze.

Capire cosa l’ha spinta ad allontanarsi, ricordare ogni gesto amorevole.

Fabio Bartolomei ha la genialità di inventare un imprevisto che trasforma la commedia in un misterioso fantasy.

Nello sviluppo del meccanismo di elaborazione del lutto padre e madre tornano ad essere reali.

È il paradosso dell’amore che sfida i perimetri dell’Aldilà.

È la delicata ricomposizione di un trio affettivo che nelle gestualità quotidiana riannoda i sentimenti.

Quelle attenzioni date per scontate, a volte invasive, acquistano il sapore della geniunità.

Le raccomandazioni, gli abbracci, le premure mostrano il volto luminoso del concedersi.

Le pagine scorrono mentre si sente il bisogno di vivere quell’esperienza surreale, si ricordano i sorrisi non ricambiati, le parole dimenticate.

Ci si accorge che il nucleo originario terrà sempre una fiaccola accesa.

Che l’assenza si può nutrire di memorie, che esiste un patrimonio indissolubile.

Tra risate e lacrime l’autore assolve la famiglia, le concede qualche ingerenza, la coccola e la protegge da una società che è disgregante, incapace di fortificare le proprie radici.