“L’arrivo di una strana primavera” Franco Faggiani Fazi Editore

 

La scrittura di Franco Faggiani ha la capacità di trasmettere un senso di appagamento.

Si entra in uno stato di pace nella certezza che l’autore ci restituirà una visione limpida del mondo.

“L’arrivo di una strana primavera”, pubblicato da Fazi Editore, pur nelle similitudini con “La manutenzione dei sensi”, apre una visuale più ampia nella relazione tra uomo e natura.

Ritroviamo Leonardo Guerrieri con maggiore consapevolezza per quella scelta che ha cambiato tutto.

La montagna non è solo luogo di isolamento, è conquista di uno spazio interiore.

Capacità di rielaborare la morte della compagna, assunzione di responsabilità.

Ambientato durante la pandemia il libro non mostra l’orrore che ha riempito i nostri giorni.

Mette in scena la pietas, insegna ad ascoltare il dolore, ad affacciarsi in punta di piedi alle tragedie altrui.

Mostra che tutti abbiamo un nostro modo speciale di comunicare e offre alla malattia una voce diversa.

La voce di un pianto silenzioso, di un abbraccio che raccoglie molte più parole di quelle che ci assordano quotidianamente.

Confronta solitudine e isolamento con poche frasi.

Invita a rivedere i nostri modelli esistenziali affollati di gesti insensati, di corse verso il nulla.

Da leggere ascoltando i sussurri del vento e godendo del raggio di luce.

Agenda Letteraria del 22 marzo 2020

 

“Di tanto in tanto scriveva una pagina con una scorrevolezza che gli rammentava i suoi anni più fortunati e allora il cuore si rallegrava, la mano tremava di gioia.

La descrizione dei luoghi, un’analisi ponderata dei personaggi o delle motivazioni richiedevano uno sforzo troppo grande per le sue condizioni attuali.

Si atteneva il più possibile al dialogo; lo spazio si riempie molto più velocemente e, in caso di bisogno, è possibile far parlare le persone delle cose più insignificanti della vita.”

George Gissing  “New Grub Street”   Fazi Editore

“L’albero della vergogna” Ramiro Pinilla Fazi Editore

 

La voce di Ramiro Pinilla in “L’albero della vergogna”, pubblicato da Fazi Editore, è uno squarcio nel silenzio delle donne che assistono inorridite alla morte dei loro mariti e figli.

Siamo nei Paesi Baschi, in un piccolo paesino, diventato teatro della furia dei falangisti.

Cogliamo lo spaesamento negli occhi dei bambini che mai potranno dimenticare cosa hanno visto.

Sentiamo il terrore del maestro Manuel, le urla di Pascuala, la durezza granitica di Aurore.

“Siamo formiche sotto la suola dei loro stivali, possono fare di noi quello che vogliono e ci uccideranno.

L’unico modo per salvarci è non farci vedere né sentire”.

Essere invisibili, provare a cancellare il male.

Il romanzo non si ferma ad analizzare i sentimenti confusi delle vittime.

Accende i riflettori su uno dei carnefici.

Chi è veramente Rogelio Cerón? Mentre porta a morire un padre e un giovane figlio quali pensieri, quali giustificazioni per un gesto tanto orrendo?

“Riusciamo a sopravvivere alla sventura solo se comprendiamo che è falsa quanto la verità.”

Rimorso e perdono siedono scrutandosi con sospetto e solo il presente potrà svelare quanto è importante preservare la memoria.

Basta un albero, un piccolo segno che delimita il luogo del dolore.

Il libro procede a scatti per dare spazio al lettore e per diluire gli eventi.

Ogni parola, ogni frase, ogni descrizione si condensano nella perfezione dialettica.

L’autore sa che deve trasformarsi in amplificatore della Storia e a questa responsabilità assolve senza affollare il testo.

Ha un ruolo fondamentale il tempo che non può essere lineare, non possono esistere più un prima e un dopo.

L’elaborazione deve essere una sfida all’oblio ed è importante scegliere gli attori che interpreteranno la tragedia.

Una scrittura che rispetta pause e riflessioni, giocando con immagini che forse sono solo proiezioni di una era impietosa.

“La ragazza con la macchina da scrivere” Desy Icardi Fazi Editore

“Senza memoria, ogni cosa perde di valore e di utilità”

Le dita ritrovano l’entusiasmo di un tempo e danzano sui tasti dell’Olivetti rossa.

Una sfida all’oblio che ha invaso la mente lasciando un ingombro sempre più flebile di immagini.

Dell’anziana Dalia ci si innamora subito per quel guizzo di vitalità che la rende umana.

Come nasce l’impellente necessità di lasciare un segno tangibile della propria esistenza?

Quanto l’ictus ha intaccato e diviso in due la sua personalità?

Come coniugare il prima e il dopo?

Tornare indietro attraverso il potere lenitivo della parola scritta.

“Questo pomeriggio ti sei proprio divertita, è a tratti intenerita, nell’osservare la te stessa di tanti anni fa”.

Un album di foto color seppia e i turbamenti amorosi,  “in una sinuosa danza di stupore e perplessità”.

“La ragazza con la macchina da scrivere”, pubblicato da Fazi, è un omaggio al passato, un memoriale che si scompone in piccoli eventi.

La Casa del Fascio, le Piccole Italiane, la guerra alle porte, il matrimonio, le sconfitte e le ferite diventano pretesto per trasformare la Storia in percorso personale.

Desy Icardi riesce a passare dalla prima alla terza persona senza intoppi, propone un affresco carico di ombre da decifrare.

Il romanzo prende le distanze dalla commedia, si muove con disinvoltura confrontandosi con quella parte di sé che aveva fatto intravedere in “L’annusatrice di libri”.

Sceglie un linguaggio essenziale ma sa nascondere nell’intreccio una interessante analisi psicologica dei suoi personaggi.

Offre uno spiraglio di normalità non solo alla sua protagonista, ma a tutti coloro che affrontano la salita finale.

 

 

Agenda Letteraria del 20 febbraio 2020

 

 

“Dalia si rizzò in piedi e si guardò intorno: la stanza era bianca come un paesaggio montano e risplendeva di bagliori solari che colavano giù dal soffitto”

 

“Per un istante il flusso dei pensieri ha rallentato, permettendoti di vedere nitidamente la tua mano che si infilava nella tasca e ne tirava fuori il fazzoletto ripiegato, con le tue iniziali da signorina.”

 

“Decidi di conservare questo secondo enigma per un momento successivo.”

 

 

Desy Icardi “La ragazza con la macchina da scrivere” Fazi Editore

“Le peggiori paure” Fay Weldon Fazi Editore

“A che servono gli amici?

Di certo non per dire la verità”.

Un infarto e la vita di Ned si spegne.

La moglie Alexandra si troverà a scoprire la vera natura dell’ uomo che ha vissuto con lei tanti anni.

Una lenta ricostruzione che mostra quanto sia difficile conoscere l’altro, comprendere i silenzi, gli abbracci, le tenerezze.

In “Le peggiori paure”, pubblicato da Fazi, crolla un castello di carta, un’invenzione della mente.

L’amore perfetto si disintegra lentamente grazie a un’infinità di spiacevoli sorprese.

Vengono alla luce segreti, tresche, lettere e oggetti ma è difficile accettare la verità.

È complesso interrogarsi sulle responsabilità di un tradimento e si preferisce congelare i segnali che appaiono evidenti.

Fay Weldon compone un romanzo articolato, divertente e al contempo tragico.

I personaggi sembrano usciti dalla commedia inglese, si muovono con disinvoltura nella menzogna e durante lo svolgimento della trama ne scopriremo le ragioni.

Tutti complici e in parte colpevoli, incapaci di reggere il peso di un’amicizia.

Frivoli e spassosi trascinano esistenze spente e il pettegolezzo, il non detto diventa l’unica fonte di luce.

“Oggi facciamo tutti quello che dobbiamo fare e non quello che ci piacerebbe fare se potessimo”.

Viene da chiedersi, chi ci costringe a non essere noi stessi fino in fondo?

Perché è necessario recitare una parte giorno dopo giorno fino a perdere i contorni del reale?

“Il matrimonio è un intreccio terribile, un’osmosi spaventosa. Dovrò imparare di nuovo chi sono.”

 

La critica alla relazione è feroce proprio perché ingabbia facendo perdere frammenti di identità.

Un libro crudo dove non c’è posto per l’innocenza.

Una farsa che ruota sugli equivoci che demolisce con intelligenza il genere romantico.

Cosa resta? La scrittrice lancia una provocazione forte, aprendo quel bozzolo scuro dove si annidano veleni e ipocrisie.

Forse è vero: “il grande peccato moderno è l’egoismo”.

Il finale a sorpresa ne svela i tratti e ribalta la narrazione restituendo alla protagonista un gesto di autenticità.

Vengono in mente le parole della protagonista di “Casa di Bambole” di Ibsen:

“Credo di essere prima di tutto una creatura umana, come te… o meglio, voglio tentare di divenirlo.”

 

 

 

 

Anteprima Letteraria di “Il diritto di opporsi” Bryan Stevenson Fazi Editore

“Molte vittime povere o appartenenti alle minoranze lamentavano il fatto di non ricevere chiamate o il sostegno della polizia locale e dei pubblici ministeri.

Molte di loro non venivano coinvolte nelle discussioni in merito all’ammissibilità di una richiesta di patteggiamento.”

 

“Ottenuta la laurea in Legge, tornai nel profondo Sud per rappresentare i poveri, gli incarcerati e i condannati.”

 

“Il diritto di opporsi” Bryan Stevenson Fazi Editore

In libreria il 30 gennaio 2020

Intervista a Claudio Lagomarsini autore di “Ai sopravvissuti spareremo ancora: Fazi Editore.

@CasaLettori dialoga con ClaudioLagomarsini

 

Nel romanzo la rielaborazione del passato è una terapia al dolore?

“Penso di sì, ogni volta che rielaboriamo il passato ci sottoponiamo a lavoro. Non a caso, una parte importante delle terapie psicoanalitiche si fonda proprio su uno scavo nel passato. Nel romanzo, però, il fratello del narratore non sceglie di sottoporsi a questo percorso nella memoria, ma è costretto a farlo dalle circostanze della vita.”

Quali sono stati i riferimenti letterari  che l’hanno accompagnata nel viaggio della memoria?

“Un riferimento importante (tra gli altri) è stato un libro di Philip Roth che ho molto amato: Lamento di Portnoy. Anche là prende la parola un ragazzo, che è prima di tutto un figlio; e al centro di tutto si trova il groviglio inestricabile delle relazioni familiari. Sullo sfondo di quel libro sta la provincia americana: la sua è Newark, alle porte di New York, la mia è la provincia sul confine fra Toscana e Liguria.”

È riuscito a creare due registri narrativi. Quanto è stato complicato riprodurre la voce di un adolescente?

“Non così complicato, direi: intanto perché la mia adolescenza è lontana ma non è ancora confinata nel passato remoto. E poi perché Marcelloè un adolescente molto particolare, decisamente più maturo dei suoi coetanei: ci siamo incontrati a metà strada.”

Nella descrizione di un substrato antropologico preciso c’è la necessità di mostrare quel pezzo di umanità senza freni inibitori?

“È una necessità che ho avvertito, sì. Ad esempio, nelle primissime pagine si incontra una bestemmia che ci lascia interdetti, perché se ne trovano di rado in letteratura, e rarissimamente al cinema. Ma a tutti noi, specialmente in alcune regioni d’Italia, capita di avere a che fare con persone che bestemmiano. Non è una cosa elegante né bella, ma l’umanità è fatta così, e il romanzo parla proprio di esseri umani osservati “in purezza”.

L’assenza del padre è metafora di una più complessa mancanza di riferimenti affettivi?

“Gli uomini che circondano Marcello  sono troppo impegnati a fare i duri per poter amare ed essere riamati. Questo provoca in Marcello un senso di disorientamento.:

Si percepisce uno squilibrio tra figure femminili e maschili, quanto è obbligatorio ricorrere a questi modelli?

“Descrivendo un ambiente sociale molto specifico, dove uomo e donna hanno (o avevano) un ruolo preciso, era inevitabile rappresentare questa polarizzazione nei miei personaggi. Ma non è tutto così nero o bianco: per esempio, in Marcello c’è una forte componente “femminile”, e la nonna ha anche comportamenti “maschili.”

La riproduzione di pagine strappate e cancellate serve a costruire un climax che preparerà il lettore al finale?

“Per me le pagine strappate indicano un esercizio di autocontrollo da parte di Marcello. La sua censura ferocissima agisce su più livelli: ci sono le cose che non ci dice (ad esempio non parla volentieri dei propri sentimenti); ci sono le cose che dice e poi cancella; infine ci sono le pagine strappate, segno un pentimento più profondo. Come osserva il Salice, dobbiamo farci bastare le pagine sopravvissute. Agli spari evocati nel titolo del romanzo non sopravvivono solo le persone, ma anche le parole.”

La drammaticità degli eventi si evolve al rallentatore, quali connessioni tra cinema e letteratura?

“Nel romanzo c’è molto cinema, dai western adorati da Wayne ai vecchi film con James Dean. Da spettatore, confesso di non amare molto i film di azione, in cui deve per forza esserci una svolta a ogni scena. Preferisco le narrazioni che si prendono il loro tempo e costruiscono la propria potenza sull’accumulo progressivo di scene apparentemente ripetitive ma diverse: ho cercato di strutturare così anche il mio racconto. E alla fine l’accumulo non può che far scoppiare la diga…

 

Se dovesse riscrivere il testo cosa cambierebbe?

“Darei una risposta più sensata se potessi congelare la domanda e tornarci tra qualche anno, quando sarò maturato ulteriormente. Mi propongo di approfondire i personaggi femminili e mettermi meglio nei loro panni. È un aspetto su cui mi piacerebbe concentrarmi nei lavori che verranno.