“La ragazza con la macchina da scrivere” Desy Icardi Fazi Editore

“Senza memoria, ogni cosa perde di valore e di utilità”

Le dita ritrovano l’entusiasmo di un tempo e danzano sui tasti dell’Olivetti rossa.

Una sfida all’oblio che ha invaso la mente lasciando un ingombro sempre più flebile di immagini.

Dell’anziana Dalia ci si innamora subito per quel guizzo di vitalità che la rende umana.

Come nasce l’impellente necessità di lasciare un segno tangibile della propria esistenza?

Quanto l’ictus ha intaccato e diviso in due la sua personalità?

Come coniugare il prima e il dopo?

Tornare indietro attraverso il potere lenitivo della parola scritta.

“Questo pomeriggio ti sei proprio divertita, è a tratti intenerita, nell’osservare la te stessa di tanti anni fa”.

Un album di foto color seppia e i turbamenti amorosi,  “in una sinuosa danza di stupore e perplessità”.

“La ragazza con la macchina da scrivere”, pubblicato da Fazi, è un omaggio al passato, un memoriale che si scompone in piccoli eventi.

La Casa del Fascio, le Piccole Italiane, la guerra alle porte, il matrimonio, le sconfitte e le ferite diventano pretesto per trasformare la Storia in percorso personale.

Desy Icardi riesce a passare dalla prima alla terza persona senza intoppi, propone un affresco carico di ombre da decifrare.

Il romanzo prende le distanze dalla commedia, si muove con disinvoltura confrontandosi con quella parte di sé che aveva fatto intravedere in “L’annusatrice di libri”.

Sceglie un linguaggio essenziale ma sa nascondere nell’intreccio una interessante analisi psicologica dei suoi personaggi.

Offre uno spiraglio di normalità non solo alla sua protagonista, ma a tutti coloro che affrontano la salita finale.

 

 

Agenda Letteraria del 20 febbraio 2020

 

 

“Dalia si rizzò in piedi e si guardò intorno: la stanza era bianca come un paesaggio montano e risplendeva di bagliori solari che colavano giù dal soffitto”

 

“Per un istante il flusso dei pensieri ha rallentato, permettendoti di vedere nitidamente la tua mano che si infilava nella tasca e ne tirava fuori il fazzoletto ripiegato, con le tue iniziali da signorina.”

 

“Decidi di conservare questo secondo enigma per un momento successivo.”

 

 

Desy Icardi “La ragazza con la macchina da scrivere” Fazi Editore

“Le peggiori paure” Fay Weldon Fazi Editore

“A che servono gli amici?

Di certo non per dire la verità”.

Un infarto e la vita di Ned si spegne.

La moglie Alexandra si troverà a scoprire la vera natura dell’ uomo che ha vissuto con lei tanti anni.

Una lenta ricostruzione che mostra quanto sia difficile conoscere l’altro, comprendere i silenzi, gli abbracci, le tenerezze.

In “Le peggiori paure”, pubblicato da Fazi, crolla un castello di carta, un’invenzione della mente.

L’amore perfetto si disintegra lentamente grazie a un’infinità di spiacevoli sorprese.

Vengono alla luce segreti, tresche, lettere e oggetti ma è difficile accettare la verità.

È complesso interrogarsi sulle responsabilità di un tradimento e si preferisce congelare i segnali che appaiono evidenti.

Fay Weldon compone un romanzo articolato, divertente e al contempo tragico.

I personaggi sembrano usciti dalla commedia inglese, si muovono con disinvoltura nella menzogna e durante lo svolgimento della trama ne scopriremo le ragioni.

Tutti complici e in parte colpevoli, incapaci di reggere il peso di un’amicizia.

Frivoli e spassosi trascinano esistenze spente e il pettegolezzo, il non detto diventa l’unica fonte di luce.

“Oggi facciamo tutti quello che dobbiamo fare e non quello che ci piacerebbe fare se potessimo”.

Viene da chiedersi, chi ci costringe a non essere noi stessi fino in fondo?

Perché è necessario recitare una parte giorno dopo giorno fino a perdere i contorni del reale?

“Il matrimonio è un intreccio terribile, un’osmosi spaventosa. Dovrò imparare di nuovo chi sono.”

 

La critica alla relazione è feroce proprio perché ingabbia facendo perdere frammenti di identità.

Un libro crudo dove non c’è posto per l’innocenza.

Una farsa che ruota sugli equivoci che demolisce con intelligenza il genere romantico.

Cosa resta? La scrittrice lancia una provocazione forte, aprendo quel bozzolo scuro dove si annidano veleni e ipocrisie.

Forse è vero: “il grande peccato moderno è l’egoismo”.

Il finale a sorpresa ne svela i tratti e ribalta la narrazione restituendo alla protagonista un gesto di autenticità.

Vengono in mente le parole della protagonista di “Casa di Bambole” di Ibsen:

“Credo di essere prima di tutto una creatura umana, come te… o meglio, voglio tentare di divenirlo.”

 

 

 

 

Anteprima Letteraria di “Il diritto di opporsi” Bryan Stevenson Fazi Editore

“Molte vittime povere o appartenenti alle minoranze lamentavano il fatto di non ricevere chiamate o il sostegno della polizia locale e dei pubblici ministeri.

Molte di loro non venivano coinvolte nelle discussioni in merito all’ammissibilità di una richiesta di patteggiamento.”

 

“Ottenuta la laurea in Legge, tornai nel profondo Sud per rappresentare i poveri, gli incarcerati e i condannati.”

 

“Il diritto di opporsi” Bryan Stevenson Fazi Editore

In libreria il 30 gennaio 2020

Intervista a Claudio Lagomarsini autore di “Ai sopravvissuti spareremo ancora: Fazi Editore.

@CasaLettori dialoga con ClaudioLagomarsini

 

Nel romanzo la rielaborazione del passato è una terapia al dolore?

“Penso di sì, ogni volta che rielaboriamo il passato ci sottoponiamo a lavoro. Non a caso, una parte importante delle terapie psicoanalitiche si fonda proprio su uno scavo nel passato. Nel romanzo, però, il fratello del narratore non sceglie di sottoporsi a questo percorso nella memoria, ma è costretto a farlo dalle circostanze della vita.”

Quali sono stati i riferimenti letterari  che l’hanno accompagnata nel viaggio della memoria?

“Un riferimento importante (tra gli altri) è stato un libro di Philip Roth che ho molto amato: Lamento di Portnoy. Anche là prende la parola un ragazzo, che è prima di tutto un figlio; e al centro di tutto si trova il groviglio inestricabile delle relazioni familiari. Sullo sfondo di quel libro sta la provincia americana: la sua è Newark, alle porte di New York, la mia è la provincia sul confine fra Toscana e Liguria.”

È riuscito a creare due registri narrativi. Quanto è stato complicato riprodurre la voce di un adolescente?

“Non così complicato, direi: intanto perché la mia adolescenza è lontana ma non è ancora confinata nel passato remoto. E poi perché Marcelloè un adolescente molto particolare, decisamente più maturo dei suoi coetanei: ci siamo incontrati a metà strada.”

Nella descrizione di un substrato antropologico preciso c’è la necessità di mostrare quel pezzo di umanità senza freni inibitori?

“È una necessità che ho avvertito, sì. Ad esempio, nelle primissime pagine si incontra una bestemmia che ci lascia interdetti, perché se ne trovano di rado in letteratura, e rarissimamente al cinema. Ma a tutti noi, specialmente in alcune regioni d’Italia, capita di avere a che fare con persone che bestemmiano. Non è una cosa elegante né bella, ma l’umanità è fatta così, e il romanzo parla proprio di esseri umani osservati “in purezza”.

L’assenza del padre è metafora di una più complessa mancanza di riferimenti affettivi?

“Gli uomini che circondano Marcello  sono troppo impegnati a fare i duri per poter amare ed essere riamati. Questo provoca in Marcello un senso di disorientamento.:

Si percepisce uno squilibrio tra figure femminili e maschili, quanto è obbligatorio ricorrere a questi modelli?

“Descrivendo un ambiente sociale molto specifico, dove uomo e donna hanno (o avevano) un ruolo preciso, era inevitabile rappresentare questa polarizzazione nei miei personaggi. Ma non è tutto così nero o bianco: per esempio, in Marcello c’è una forte componente “femminile”, e la nonna ha anche comportamenti “maschili.”

La riproduzione di pagine strappate e cancellate serve a costruire un climax che preparerà il lettore al finale?

“Per me le pagine strappate indicano un esercizio di autocontrollo da parte di Marcello. La sua censura ferocissima agisce su più livelli: ci sono le cose che non ci dice (ad esempio non parla volentieri dei propri sentimenti); ci sono le cose che dice e poi cancella; infine ci sono le pagine strappate, segno un pentimento più profondo. Come osserva il Salice, dobbiamo farci bastare le pagine sopravvissute. Agli spari evocati nel titolo del romanzo non sopravvivono solo le persone, ma anche le parole.”

La drammaticità degli eventi si evolve al rallentatore, quali connessioni tra cinema e letteratura?

“Nel romanzo c’è molto cinema, dai western adorati da Wayne ai vecchi film con James Dean. Da spettatore, confesso di non amare molto i film di azione, in cui deve per forza esserci una svolta a ogni scena. Preferisco le narrazioni che si prendono il loro tempo e costruiscono la propria potenza sull’accumulo progressivo di scene apparentemente ripetitive ma diverse: ho cercato di strutturare così anche il mio racconto. E alla fine l’accumulo non può che far scoppiare la diga…

 

Se dovesse riscrivere il testo cosa cambierebbe?

“Darei una risposta più sensata se potessi congelare la domanda e tornarci tra qualche anno, quando sarò maturato ulteriormente. Mi propongo di approfondire i personaggi femminili e mettermi meglio nei loro panni. È un aspetto su cui mi piacerebbe concentrarmi nei lavori che verranno.

“Ai sopravvissuti spareremo ancora” Claudio Lagomarsini Fazi Editore

“Tornare nella stradina che porta alla vecchia casa, oggi, mi ha dato un brivido sinistro.”

Una voce narrante lontana, persa in un passato difficile da decifrare.

Nel luogo dell’adolescenza trova i quaderni del fratello e inizia a leggere cercando forse quella verità che gli è sfuggita.

“Ai sopravvissuti spareremo ancora”, pubblicato da “Fazi Editore” ha due tonalità che volutamente non collimano.

Da un lato il presente vissuto da un adulto, dall’altro le pagine di un adolescente.

Tempi storici e linguaggi differenti mostrano la necessità di diluire la narrazione, dando il tempo al lettore di comprendere.

Fatta eccezione per la coniugazione dei verbi irregolari, non ho grandi abilità, so bene di essere uno sfigato. “

 

“E se ora parlassi di mio padre?

Non sono mai andato a trovarlo, viene lui due volte l’anno.”

La schiettezza di chi non si è adattato all’assenza e subisce come affronto personale la presenza di “Wayne”, amante della madre.

I soprannomi, le bevute, i litigi, gli scherzi rozzi fanno pensare ad una condizione esistenziale priva di poesia.

Si intuisce che qualcosa sta per turbare l’equilibrio di una famiglia che pur volendo mantenere le apparenze di unità mostra lande disarmoniche.

Le figure femminili si muovono in un teatrino inverosimile dove a dominare è la figura maschile.

I diari si interrompono e nelle parti strappate si intuisce lo straniamento e il disagio.

Claudio Lagomarsini descrive una micro società dove incomprensioni, silenzi e arroganze dissacrano l’innocenza dell’infanzia.

Sta a guardare l’evoluzione della storia introducendo piccoli indizi.

Una commedia che si trasforma in tragedia mentre gli orologi si fermano per sempre.

“Continua a sfuggirmi qualcosa di fondamentale nella natura dei protagonisti, che evidentemente erano spinti da una ferocia più complessa, o al contrario erano mossi da pulsioni talmente elementari e animalesche da sfuggire al laccio di ogni ragionevolezza.”

A chi resta gravoso è il peso di sopravvivere al dolore e di accettare gli spigoli e le colpe che hanno frantumato ogni redenzione

 

 

“Cuorebomba” Dario Levantino Fazi Editore

Dario Levantino torna nella sua amata Palermo con una narrazione dai toni forti.

Rispetto a “Di niente e di nessuno, pubblicato da “Fazi Editore” nel 2018, “Cuorebomba” ha una voce più accesa.

Il protagonista, il giovane Rosario, ha un’accelerazione emozionale, una intraprendenza che reppresenta con maggiore intensità il palermitano.

Alle offese della vita risponde senza perdere di vista la spontaneità e la spregiudicatezza dell’infanzia.

Sa di vivere in un quartiere difficile, Brancaccio, ne ha assaporato le asprezze ma non accetta di essere classificato come un emarginato.

Quel luogo poco accogliente, raduno dei perdenti, dimenticato dalle istituzioni è la sua casa nell’accezione più profonda del termine.

È storia di una famiglia anche se sgangherata, è la voce graziata delle vicine, il dolore dei pugni ricevuti, il sudore in un campetto di calcio.

“Io copro i silenzi della sua depressione coi rumori.”

A quella madre che non sa più reagire il nostro eroe solitario regala un infinito amore e quando i servizi sociali decidono di allontanarli al dolore si sostituisce la rabbia.

In questi anni di figure spente lo scrittore propone un’alternativa. Offre un personaggio reattivo, a volte impulsivo ma tremendamente reale.

“L’amore si trascina appresso sempre un risvolto tragico, come se il dolore fosse l’inevitabile pegno da pagare in cambio di un sentimento più intenso. Più ami, più ti devi fare male.”

La strategia narrativa ben riuscita è quella di interagire con il testo, di essere voce narrante che accompagna il piccolo Rosario.

“Viene la sera, a mangiarsi i contorni.

A togliere la custodia alle stelle.”

Un romanzo che dosa il dialetto senza eccedere, trasformandolo non in una nota di colore ma di una espressività.

“Leggere era l’unico modo che conoscevo per non affondare nel fango, mi permetteva di andarmene di casa pur restando immobile.”

Imprevedibile come la vita il libro mostra che la verità è dura da raggiungere e mentre “Palermo è come una rosa selvatica senza spine” i lettori hanno voglia di visitarla, di capire, di conoscere una capitale che continua a nascondere un duplice volto e a sapersi riconciliare con il passato.

 

 

 

 

Incipit di “Cuore bomba”Dario Levantino Fazi Editore

 

“C’ho sedici anni, una mamma malata e tutta una vita davanti.

C’ho sedici anni e ho capito una cosa: i padri, i figli, li hanno sempre odiati.

Lo dicono tutti: pure i telegiornali, pure gli psicologi, pure la mitologia!”

“Cuore bomba” Dario Levantino Fazi Editore