“Le pianure” Federico Falco SUR

 

“Il linguaggio serve per le percezioni, per tutto quello che passa attraverso la pelle, per le astuzie dei cinque sensi, ma i sentimenti gli sfuggono sempre un pò.

Le parole mancano il bersaglio, quasi sempre, o non sempre bastano per quello che uno sente dentro, nello spazio tra la mente e la carne.”

Federico Falco riesce ad andare oltre le parole, a comunicare il respiro dell’anima.

A scomporre i mesi ragalando l’essenza del tempo.

A raccontare la Natura nell’alternanza delle sue fasi entrando in sintonia con ogni minimo cambiamento.

A far sentire il timore di non farcela, quel gorgo che si palesa con le sue pericolose attrazioni.

Difficile scrivere di “Le pianure”, pubblicato da minimum fax, tradotto in maniera impeccabile da Maria Nicola.

È un libro perfetto, intenso, commovente, musicale.

È meditazione e preghiera laica.

Ricerca di pace interiore, bisogno di ritrovarsi.

La scelta del protagonista di andare a vivere in campagna prevede un cambiamento radicale, difficile, necessario.

Occuparsi della terra, seminare, sarchiare, fermare il logorio mentale.

“Abbassare il livello dell’ansia, imparare la pazienza.”

Nominare una nuvola, un albero, un tramonto per farlo esistere.

Essere e provare a governare sè stesso mentre il paesaggio recita la sua storia.

Basta ascoltarla, viverla, ripetersela come un mantra.

Osservare per ritornare all’origine, riscoprire le radici di una famiglia costretta ad abbandonare l’Italia.

L’Argentina è “il grande vuoto”, la resa di chi ha perso la sua Itaca.

Restano foto ingiallite, reliquie di un altro luogo.

La ferita dell’esilio passa da padre a figlio, è una corona di sterpi, un dolore sordo.

In questa rivisitazione del passato c’è la voglia disperata di capire come è finito l’amore.

Ciro era luce e compagno, certezza, ricostruzione.

Tutto cancellato, restano solo orme che rischiano di cancellarsi.

“La paura di ciascuno che l’altro ci vedesse veramente dal di dentro.”

Lo scrittore ha una lucidità che disorienta.

Confina la sua esperienza in uno spazio universale, parla a tutti noi, si chiede cosa è la spiritualità, quanto e come la cerchiamo.

Il linguaggio alterna frasi lunghe o brevi disgressioni poetiche in un’armonia letteraria che lascia senza parole.

“È stranissimo essere una persona, stare dentro se stessi, tutto il tempo con se stessi, conoscersi in ogni difetto.

E calcolare quanto di tutto ciò vedono gli altri, che cosa immagineranno, che cosa lasciamo che sappiano.

Stare dentro sè stessi e non dirlo.

Silenzio.

Silenzio.”

Il potere della parola scritta che salva sempre.

“Mettere giù una parola dopo l’altra solo che un modo di essere.

Raccontarsi una storia per cercare di trovare pace.”

Grandioso, leggetelo!!!