“La più bella estate” Federico Pace Einaudi Editore

 

“Sono così tanti gli impercettibili confini che si valicano d’estate spronati da slanci mai avuti prima.

È così forte la spinta a inoltrarsi in spazi sconosciuti, che ci avventuriamo senza neppure sapere ciò che ci incanta e ci attrae.

O che invece ci impaurisce.”

In “Senza volo” Federico Pace ci ha insegnato la lentezza, il gusto della sperimentazione di luoghi e conoscenze, il brivido di mete impossibili.

Ci ha dimostrato che niente è irraggiungibile se si ha il coraggio di attraversare il nostro limite.

“La più bella estate”, pubblicato da Einaudi Editore, sfida il tempo, esalta il nostro irrefrenabile desiderio di raggiungere “quei vascelli schierati dove la terra si congiunge con il cielo.”

Indica il cammino verso quella metamorfosi che ci trasformerà in farfalle, ci farà sentire

“l’ebbrezza del tuffo.

La persistenza del desiderio.

Quel che finisce.

Quel che inizia di nuovo.”

Identifica nell’estate la trascendenza del rito di passaggio, l’attimo in cui il destino sembra un nemico da sconfiggere.

Il testo ha tratti poetici dove la parola è purezza assoluta.

Racconta l’inesprimibile, il pensiero che si crogiola col futuro, la carica emotiva dei sogni inafferrabili.

Ogni capitolo è dedicato ad una figura che ha segnato la Cultura e nel tratteggiare le esistenze c’è l’urgenza di comporre un nuovo alfabeto letterario.

Incontreremo il giovane Nabokov e Petja, ragazzino descritto in una delle storie di Čechov, entrambi colti dalla sorpresa di fronte ai cangianti richiami dell’adolescenza.

Sentiremo anche noi il canto ammaliante delle Sirene e dovremo decidere se fermarci o continuare a incedere.

Saremo funamboli nei cieli di una Parigi magica, “la febbrile necessità di afferrrare il cielo” insieme ad Amy Winehouse, proveremo il bisogno di fuggire insieme a Carlos Kleiber, accoglieremo il dolore di Persefone, l’abbraccio di Demetra.

Ad Arles l’emozione ci travolgerà.

Con Van Gogh ci chiederemo quanto è difficile “arrivare al vero colore delle cose.”

La magnificenza del “Cielo stellato”, la perferzione dei Girasoli, la magia delle pennellate e il desiderio di liberarsi delle tenebre dell’anima.

Lo scrittore entra nell’intimo di uomini e donne, a Marilyn Monroe affida il compito di narrare lo spaesamento e il bisogno di solitudine, ad Emil Cioran le sollecitazioni di un miraggio, ad Ingmar Bergman la percezione di precipitare “al centro dell’eternità.”

Simone Weil e Gustav Klimt, la luce e il buio, l’alba e il tramonto, la meraviglia e il disincanto.

La sospensione delle paure, il salto verso l’ignoto, il confine da attraversare.

Prima che torni l’autunno, prima che le nuvole soffochino i sogni, prima che gli aneliti si affievoliscano.

Una prova letteraria dove “si mescolano, in maniera inspiegabile, realtà e immaginazione.”

Una scrittura che affascina e commuove, una lingua che ci fa sentire vivi.