“Cara catastrofe” Felicia Buonomo Miraggi Edizioni

“Dipingi la geografia del mio sentire.

Io credo solo agli incantesimi.”

Carnale, essenziale, infuocato.

“Cara catastrofe”, pubblicato da Miraggi Edizioni, è una raccolta poetica che trasforma la gestualità in metafora.

È la luce attenuata di un sorriso forzato, il suono dell’abissale distanza, il gusto forte della ricerca.

Ricerca di casa, luoghi, parole,  affannata e tumultuosa burrasca di sentimenti, tumulto dell’anima.

“Sarà lungo e prepotente

L’abbraccio che ti darò,

Quando ci rivedremo

Nella mia stanza

Di spine e petali rossi di te.”

Sangue che sgorga da spazi dove non è possibile replicare, dove le frasi sono ghiaccio che invade i labirinti del pensiero.

“Ho un peso sul cuore

Che scivola lento

Sulle tue lacrime celesti.

Mi offri in dono una favola

Ha la forma dei miei lividi.”

Un addio difficile da pronunciare, resa e abbandono mentre nel forgiarsi dei fonemi si accumula una nuova consapevolezza.

È come se la condizione di impotenza si impossessasse della scrittura rendendola resistente al dolore.

Treni senza meta, “mausoleo di traumi”, fatica nel cercare risposte trasparenti e vane.

Felicia Buonomo nel sottrarre il superfluo compone uno spazio fatto di piccole, essenziali verità.

Non c’è l’urlo della donna violata.

Non ci sono conquiste vendicative.

È la complicità di una colpa condivisa, quella di una relazione che trafigge.

Salire con le membra stanche, provare a stanare l’errore, inventare abbracci.

Misurata ma coinvolgente la poetessa si offre come un foglio da decifrare, come una foglia che vaga spinta dal vento.

“Dicono che tutto passa.

Io dico che tutto trapassa.”

Stanno per abbassarsi le luci sulle promesse non mantenute e forse è tempo di accettare l’assenza.

“I bambini spaccapietre” Felicia Buonomo Aut Aut Edizioni

 

Benin, Africa Occidentale, “uno dei principali empori per la tratta degli schiavi”.

Incontriamo spose bambine, ragazzini sfruttati nei campi, rinchiusi negli orfanotrofi, ragazzine vittime di violenza.

La giornalista Felicia Buonomo sa testimoniare l’infanzia negata.

Usa parole d’amore, abbraccia da madre corpi sofferenti, regala un sorriso e mostra il suo “universo emotivo”.

Conosce il dolore, lo estrinseca attraverso una scrittura misurata.

Sceglie due tonalità cromatiche: l’arancione dei tramonti infuocati e il grigio della roccia.

Vita e morte, paradiso e inferno in un canto che esce dalle viscere della terra ed esplode in immagini che l’Occidente vuole ignorare.

“I bambini spaccapietre”, pubblicato da Aut Aut Edizioni, è il  fascino esotico della città e la decadenza delle baracche in legno.

È ricchezza e povertà, prova estrema di un mercato globale che schiaccia gli ultimi.

Ecco gli spaccapietre.

Dieci ore al giorno, sotto il sole, senza nemmeno sapere che quello è un lavoro, che quello che le tue mani consunte racchiudono è la materia prima di un’industria feroce e spietata.”

Mentre i martelli sbattono sulle pietre con un rumore dissonante un’altra colonna sonora lascia sgomenti.

“Sono molto stanco.”

Il testo, diviso per argomenti, permette al lettore di orientare i suoi passi.

Lo sguardo dell’autrice propone un ampio scenario, arricchito da una parola incalzante, emozionata e al contempo decisa.

Celestine, Benedicte, piccole fanciulle che nel raccontare le loro storie mostrano dignità.

Controllate nei gesti, con pacatezza cercano di spiegare che non sempre è possibile scegliere il futuro.

I numeri delle morti premature causate da condizioni ambientali insalubri non sono fredde statistiche.

C’è un lavoro accurato di ricerca per denunciare con coraggio “l’annientamento più totale dell’essere umano.”

Non solo un paese ferito, tanti gli esempi di resistenza e in quei volti ci specchiamo cercando di annodare invisibili fili di fraternità.

Un libro prezioso e un invito a rimanere umani.