Recensione di Marina Rodriguez (@Maryhours) “Cara Napoli Lorenzo Marone Feltrinellie

Recensione di Marina Rodriguez
Twitter: @Maryhours

 

“Napoli è la città meno equilibrata del mondo”, scrive Lorenzo Marone nel romanzo “Cara Napoli” dedicato alla sua città natale.

Il libro è un reportage destinato a coloro che Napoli la vivono ogni giorno,ma anche una valida guida per quelli che vorrebbero uscire dagli stereotipi e conoscerla nel profondo.

Il testo è una celebrazione di una città ricca di storia, ma senza tralasciare di descrivere una realtà politicamente difficile da gestire.

L’idea del libro nasce dalla rubrica “Granelli” dell’autore su “La Repubblica di Napoli”, e coinvolge i mille pensieri che sono scaturiti dall’amore assoluto nei confronti di una città che vive cambiamenti ogni giorno pur rimanendo fedele a sé stessa.

Un’ avventura che si legge in poche ore e in quel lasso di tempo pervade un senso di nostalgia di ciò che poteva essere ma anche un briciolo di speranza per il futuro.

Agenda Letteraria del 22 febbraio 2020

 

“In un campo profughi le storie sono tutto.

E tutti ne hanno una, essendo scampati dalle grinfie di un incubo.

Tutti oziano, non potendo lavorare o andarsene, facendo ora i conti con un nuovo posto al mondo.

Tutti sono stranieri, bisognosi di essere inseriti.”

 

Dina Nayeri “L’ingrata” Feltrinelli Editore

“Giulio fa cose” Paola Deffendi Claudio Regeni Feltrinelli Editore

È difficile tradurre in parole le emozioni che travolgono leggendo “Giulio fa cose”, pubblicato da “Feltrinelli Editore”.

Si apre una voragine e nel buio di una tragedia che ci appartiene sgomenti cerchiamo di capire.

Scritto da Paola Deffendi e Claudio Regeni, genitori del giovane Giulio “sequestrato e poi torturato e ucciso al Cairo mentre svolgeva un dottorato di ricerca per l’università di Cambridge”, il libro è un atto d’amore.

La testimonianza forte di due genitori che non si sono arresi.

Noi siamo forti perchè sappiamo di aver subito un’ingiustizia.”

“Chiuderci in noi stessi, abbandonarsi al dolore significherebbe tradire i nostri valori, la nostra identita individuale e di famiglia.”

Un messaggio di coerenza attraverso una scrittura immediata, sincera, limpida.

Quella di chi ha educato i figli al rispetto delle regole, a cercare sempre il bene, a spendersi per la società.

“Tante volte ci siamo sentiti, soprattutto nelle riunioni politico – istituzionali, considerati i “genitori della vittima” e non cittadini “completi”.

E questa è stata un’etichetta che non ci è mai piaciuta, che non ci appartiene.”

Chi era Giulio? Studioso, desideroso di confrontarsi con gli altri, amante della conoscenza.

Lo vediamo durante il percorso scolastico e universitario e il viaggio in Egitto è l’ennesima conferma di una mente che attraverso la ricerca vuole costruire solide basi per un futuro che resterà solo un sogno.

Trasformarlo in un martire significherebbe oltraggiare la sua memoria, dimenticare le sue qualità, il sorriso, le speranze.

Quel volto sfigurato dove si è concentrato “tutto il male del mondo” è un marchio vergognoso e incancellabile nella Storia Italiana.

Troppi i silenzi, i depistaggi, le complicità per coprire un omicidio che ci coinvolge tutti.

È una ferita aperta, uno sfregio ai valori democratici.

“La ricerca della verità per Giulio diventi un impegno per la tutela dei diritti umani come segno esemplare della serietà della serietà e della intransigenza del nostro Paese e della solidità dei suoi valori democratici.”

Un libro che insegna la dimensione etica dell’essere famiglia e comunità, l’amicizia come condivisione.

Da leggere nelle case, nelle scuole, nelle piazze per svegliare le coscienze, per unirsi al popolo giallo, quel popolo che continuerà a lottare per conoscere le ragioni di una fine così tragica.

“La legge del sognatore” Daniel Pennac Feltrinelli

“Sappiamo davvero quando comincia un sogno?”

Riusciamo a ritrovarlo nascosto come perla preziosa in un angolo della psiche?

Può raccontarci qualcosa trasformandosi in costrutto narrativo?

“Per quanto ricco di immaginazione, uno scrittore non inventa granché.

La maggior parte delle mie trovate sono ricordi che si trasformano in storie”.

Daniel Pennac in “La legge del sognatore”, pubblicato il 16 gennaio 2020 da “Feltrinelli” svela la sua arte di affabulatore.

Lo fa intessendo realtà e sogno con un virtuosismo dialettico che attrae il lettore.

Ricostruisce scenari con tanto talento, trasformando il vissuto onirico in visione che forse sfugge ad ogni logica ma fa intravedere luoghi e colori e sfumature di ipotetici universi.

La sensazione diventa racconto e si intreccia ad altre invisibile maglie creando infinite suggestioni.

Ci si trova immersi in cascate di luce, capaci di “percepire il peso del cielo”, liberi come angeli, vivificati dall’inesauribile “energia dell’infanzia”.

Nel romanzo ogni tappa della vita ha un suo spazio, l’urgenza di fermare l’immagine prima che sbiadisca e in questa ricerca affannosa si sente una malinconia vitale, quella che permette l’ incontro e la comunione con chi non c’è più.

La tribù familiare, la casa della scrittura, l’esperienza scolastica sono corollari di una voce che per anni ci ha tenuto compagnia.

Finalmente eccolo, il nostro amato Pennac.

Ma le sorprese non sono finite, si intravedono già nelle prime pagine.

È una gioia scoprire che il testo è un omaggio al Maestro Fellini.

“Non ho mai incontrato Federico Fellini, il mio regista preferito.

Ho visto tutti i suoi film, certo, un’infinità di volte, ma incontrato mai.”

 

Il legame profondo con il regista nasce da lontano, è una vicinanza subliminare, un incontro mentale.

È la testimonianza dell’amore per un intellettuale che sopravviverà grazie alle sue opere, è la libertà di ideare grazie a un parallelismo tra veglia e sonno.

È l’inconscia necessità di abbracciare la creatività, di trasmetterla attraverso le parole invitando a sperimentare il salto nel mare spumeggiante delle nostre chimere.

“Il fiume della vita” Eugenio Borgna Feltrinelli Editore

 “Conoscersi, saper sfuggire al fascino stregato del presente, alla distrazione e alla noncuranza dell’oggi, alla banale quotidianità della vita, e recuperare il passato, che i ricordi fanno rivivere, dando un senso al trascorrere febbrile e fatale degli anni.”

“Il fiume della vita”, pubblicato da “Feltrinelli Editore” è un compagno di viaggio, un ancoraggio certo, la parola che manca in una società troppo assente e veloce.

La memoria di un’esistenza che ha trasformato la patologia mentale in occasione di confronto e riflessione.

Gli anni giovanili di Eugenio Borgna legati ai venti di guerra, il coraggio del padre, la determinazione della madre sono esempi che rappresentano il meglio del nostro passato.

Le scelte professionali sempre guidate dal desiderio di comprendere i moti nascosti dell’animo umano, le esperienze nel manicomio di Novara dove ogni paziente è persona che soffre.

“Non la percezione della follia come esperienza radicalmente estranea alla condizione umana, ma come esperienza che fa parte della vita, della nostra vita, della vita di ciascuno di noi.”

Una visione aperta, svincolata da pregiudizi e raccontata con tanta umanità.

I volti, le voci di chi sente il disagio di vivere non sono più lontane sembanze di quell’invalicabile sentiero che abbiamo immaginato.

L’autore con una scrittura essenziale, mai cattedratica, ci permette di riflettere su sentimenti che spesso consideriamo pericolosi.

“La malinconia come ombra, che ci accompagna, nella quale si riflettono le profondità nascoste e le contraddizioni dell’esistenza, ma anche la sua bellezza e la sua grazia.”

Ci si accorge che non esistono sofferenze inutili, proprio perché contengono la parte più intima delle nostre interiorità.

Sono specchi del passato e del presente ed è necessario avere il coraggio di verificare e conoscere le immagini che riflettono.

“Le parole hanno una ovvia estrema importanza in psichiatra, basta dirne una sbagliata, o inadeguata, o infelice, e tutto è perduto.”

Un’analisi che si adatta a tutti coloro che hanno relazioni sociali e la potenza del testo sta proprio nella capacità di regalare perle di saggezza da rielaborare e rendere personali.

La relazione tra percorso introspettivo e letteratura è meraviglioso, tanti gli autori citati, innumerevoli rimandi culturali.

Un saggio, un diario, un vademecum per non perdersi negli abissi della disperazione.

Da leggere per “avere il coraggio di rendere manifeste le nostre paure”, per imparare a fare “scelte responsabili”.

"Appuntamento con la Lady" Mateo García Elizondo Feltrinelli

“So cosa significa vivere nel limbo, con la sensazione di sentirsi cadere dall’altra parte”

Un diario che oscilla tra visioni e sogni, una resa incondizionata alla ricerca di quella pace che le droghe non riescono più a garantire.

Mateo García Elizondo, alla sua prima prova narrativa con “Appuntamento con la Lady”, pubblicato da Feltrinelli, scrive un testo che esce dagli schemi.

Mescola con maestria immagini e percezioni, dilatandone gli effetti.

Costruisce uno scenario che non ha confini razionali.

Esplora “le visioni nascoste nelle profondità della mente, impossibili da afferrare da svegli”

La narrazione non ha linearità, procede seguendo binari creativi che ricordano brani di Pessoa nella capacità di dissociazione del protagonista.

“Vedo panorami che acquisiscono nitidezza prima di tornare a sfumarsi, provo a trovare un filo che mi conduca dentro i loro passaggi e varchi, i loro vicoli bui, in spazi collegati da volte e scale.”

Sembra di essere entrati in un quadro di Escher, dove si percepisce l’incantesimo di spazi che si allungano e si diluiscono dentro un reale tutto da decifrare.

La complessità dello sdoppiamento che mostra contemporaneamente vita e morte, senza delimitarne i confini è un’invenzione letteraria originale.

In mezzo a questi due contesti l’uomo diventa unione di molecole che brancolano nel nulla.

La scelta di ambientare il romanzo ad El Zapotan, sospeso in una spazialità che bisogna sforzarsi di cogliere, è un ulteriore meccanismo complesso, “riflesso della solitudine e della desolazione” che abitano la voce narrante.

La tossicodipendenza è pace e follia, resa e terrore, fuga e silenzio.

“La mia principessa punk, così sofisticata, così raffinata, intraprese quella strada insieme a me”

 

 


Morta per overdose, unica donna capace di regalare l’abbraccio che consola.

Incontri e volti e parole si confondono in una nebbia fitta mentre l’attesa si fa frenetica.

È giunto il momento dell’addio o forse è solo un’illusione?