“Il libro delle case” Andrea Bajani Feltrinelli Editore

 

“La casa dei ricordi sfuggiti alla memoria di Io esula da qualsiasi localizzazione, è una piega dello spazio – tempo.

Difficile dire se stia ferma o in movimento, se sia soggetta alle forze del cielo o della terra.

La casa dei ricordi fuoriusciti è la scatola nera di ciò che non ricorda, contiene quello che persino la memoria ha rifiutato, anche se è successo.

Di certo è ciò che consente a Io di dire Io continuamente sapendo di mentire.”

“Il libro delle case”, pubblicato da Feltrinelli Editore, è la poetica dell’esistenza.

Viaggio nei luoghi che diventano protagonisti.

Pareti, oggetti, mobili raccontano infinite storie.

Infanzia, adolescenza in un tumulto di incontri dove si sperimenta la relazione.

Padre, Madre, Nonna, Sorella sono sospesi in una dimensione che esplora il soggetto.

Ne legge impercettibili scarti caratteriali, li immortala in foto che appaiono sfocate.

Bisogna imparare a mettere a fuoco le immagini che Andrea Bajani ci regala.

Il romanzo è diviso in capitoli e in ognuno c’è un frammento di esistenza.

Saranno le case a delimitare il confine tra il se e gli altri, a proporre un modo nuovo di considerare gli spazi fisici e mentali.

Le frasi hanno la consistenza di un vento leggero, il vento di una narrazione esuberante, ricca di simboli e nascondigli interiori.

Entreremo nella “Casa del persempre”, stupiti da tanta creatività, nella casa del recinto “dove l’infanzia è troppo scheggiata perché la si possa maneggiare senza farsi male.”

Conosceremo il ring dove si lotta con la parola, capiremo che “padre è anche figlio.”

Sentiremo sulla pelle le vibrazioni di Torino e Roma, estreme rappresentazioni di una bellezza antica.

Vivremo la Storia attraverso due personaggi che nella assoluta diversità sono stati martiri di un’idea.

L’adulterio, l’amore, la sepazione: tratti da percorrere affidandosi alla sensibilità dello scrittore.

Piangeremo, rideremo e proveremo ad inseguire “I ricordi fuoriusciti” nella certezza di aver attraversato la letteratura, quella che fa battere il cuore e arricchisce la mente.

 

 

 

 

“Cosa faresti se” Gabriele Romagnoli Feltrinelli Editore

 

“Era il momento della verità, quello in cui la vita esce dal gioco delle ipotesi e diventa un labirinto di realtà, ogni scelta ti porta in una direzione senza ritorno e alla fine puoi non sapere più dove sei, ma sai per certo chi sei.”

Mi piace pensare che “Cosa faresti se”, pubblicato da Feltrinelli Editore, sia un incrocio di destini.

Vite che nella casualità degli eventi entrano in contatto creando una collisione che induce a cambiare rotta.

Sei giorni come quelli della Creazione e la metafora non è casuale.

Il tempo è una meteora che fugge, quasi un miraggio.

Bisogna cogliere l’attimo cercando di compiere la scelta giusta.

I personaggi devono fare i conti con la propria coscienza, scendere a patti con sè stessi in un vorticoso gioco tra un si e un no.

Non ci sono alternative e soprattutto niente è gratuito.

Raffaele e Laura hanno solo una lunga notte per decidere, per capire cosa vogliono e quanto lo vogliono.

“Dire sì avrebbe significato aprire una porta senza sapere su cosa: un pavimento o un vuoto.”

Una donna “capace di senza replica nè ritorno. Per lei il tempo non aggiustava, abituava e basta.”

Una trasmissione televisiva e una rivelazione potrebbero frantumare quel muro di passività ma spesso il passato diventa una lama tagliente.

Una hostess che vuole comprendere i sogni, un tassista che studia la psicologia dei suoi clienti, un bambino in transito tra un genitore e l’altro: intrecci di una trama che ha infinite interpretazioni psicoanalitiche.

“Se siamo errori non siamo riparabili, siamo strade che non incontrano mai il bivio.”

Gabriele Romagnoli ha il dono della sintesi, non spreca aggettivi, va diretto al messaggio.

La sua scrittura, curata nei dettagli, è un gioiello prezioso perchè sa dare voce ai disillusi, agli indecisi, ai fragili.

Insegna che “i due istanti, nel tempo che fluisce, sono collegati in modo inevitabile, non è possibile tornare indietro, dal secondo istante non si ritorna al primo. Mai.”

“In fondo basta una parola” Saverio Tommasi Feltrinelli Editore

“Le parole sono come due innamorati, insieme valgono più della loro somma.

Le parole possono aprire confini e valicarli, anche farli a pezzi quando è necessario.

Le parole ci sopravviveranno.

Ogni parola è una piccola e dignitosa follia, nel suo credere di poter raccontare il mondo intrecciandosi alle altre; le parole sono tutte sorelle, ognuna con una caratteristica non sostituibile, neanche da un sinonimo.”

 

Leggere “In fondo basta una parola”, pubblicato da Feltrinelli Editore, è una piacevole rivelazione in un tempo in cui il linguaggio troppo spesso è deturpato da una violenta dissacrazione.

Il fonema si è ridotto ad un’arma da puntare contro invisibili nemici mentre la forma e la costruzione della frase, utilizzati sui social o nel messaggi, storpiano il senso e annullano la musicalità.

Siamo circondati da rumori assordanti e Saverio Tommasi ci restituisce la magia perduta, il potere intrinseco, la misteriosa alchimia dell’origine.

Accompagna la scelta di una parola ad una narrazione fluida, personale e al contempo collettiva.

Propone racconti che si erano dispersi nel vento, evoca l’adolescenza circoscrivendo una fase storica, offre vite semplici ma significative.

Donne, uomini, bambini ci appaiono come eroi solitari, testimoni della grande avventura che chiamiamo vita.

La nonna, “contadina sotto padrone che lasciò la scuola per andare a badare alle pecore”, l’orrore vissuto da mamma Luciana, il sacrificio di Sergio, sconfitto dalle bugie propinate nei lager: dipinti dai colori sfumati che sanno emozionare.

Pensare alle tante ingiustizie, alla trasgressione, al rimpianto non come sentimenti passivi ma come elementi attivi capaci di travolgerci.

“Ingiusto è vedere una foto a cui teniamo che sta ingiallendo; ingiusto è sopravvivere.

Ingiusto è essere innamorati di qualcosa che non si sa fare, come ad esempio dipingere o fare cinema, o scrivere, o cantare.”

Sognare di diventare grandi, provare rancore verso coloro che ci hanno negato gli strumenti per comprendere la complessità del mondo.

“Io sono le storie che ho incrociato, senza di quelle non valgo niente.”

Una lezione per tutti noi isolati nei nostri perfetti gusci narcisistici.

Un invito ad essere positivi, sorridere, essere sè stessi, provare pietà ricordando che “senza la giustizia non è sufficiente.”

Un libro prezioso che è ottimo compagno.

Un’avvertenza: non c’è un inizio e un finale.

Troverete un lungo viaggio, sceglierete voi le stazioni dove fermarvi.

In ognuna nuovo il paesaggio, rivoluzionario il messaggio.

 

“Le anime gemelle” Emiliano Gucci Feltrinelli Editore

Fausto e Bianca, coppia in crisi.

Entrambi dalla nascita subiscono la responsabilità di una doppia identità.

Gemelli costretti a rispecchiarsi in Franco e Azzurra, imprigionati in corpi che non sanno essere liberi.

“E le corse in quel prato, le risate e i pianti, le botte.

I primi turbamenti nell’essere identici, ovunque scambiati, paragonati, mai liberi, eppure felici e contenti di ritrovarsi, sempre.”

Pubblicato da Feltrinelli Editore, “Le anime gemelle” è lettura psicoanalitica dell’essere e del suo doppio.

Amore che può tramutarsi in rabbia, unione che sa straziare.

Emiliano Gucci costruisce una trama che incede attraversando gli eventi.

Smorza o ingigantisce la tensione, porta sulle sponde dell’istinto.

Varca lo spazio del pensiero impronunciabile, destruttura l’io.

Segna i quattro personaggi con i colori dell’inadeguatezza.

Entrambi fuggono da qualcosa o forse da sé stessi.

Attraversano i giorni con la stanchezza di chi non sa accontentarsi dell’oggi.

Sono smarriti e nel mostrare le fragilità provano a liberarsi da quel “noi” così insopportabile.

Affrontano il trauma con il timore di non farcela e nell’infanzia cercano frammenti taglienti.

Immagini sfocate di famiglie che hanno scelto il silenzio.

Una lettura che scompone le esistenze, mette a nudo gli istinti, fa vibrare il desiderio.

Parlano i corpi con voci che possono essere urla o canti.

Fuoco e mare, evidenti simbologie di purificazione e rinascita.

Una scrittura a spirale che nel finale aperto lascia al lettore la possibilità di immaginare diversi scenari.

“Quel luogo a me proibito” Elisa Ruotolo Feltrinelli Editore

 

“Un giorno mi sono ritrovata a incolonnare le cifre del mio vivere mentre gli altri tiravano la linea del bilancio.”

Le parole sono come torrenti impazziti, acque che cercano il mare, venti che spazzano via la quiete.

“Quel luogo a me proibito”, pubblicato da Feltrinelli, è ardore che si è nascosto negli anfratti della vergogna.

Suono scostante e disarmonico di una famiglia incapace di cedere al sentimento.

Paura di sporgersi e scoprire il Male.

Isolamento automposto come condanna da espiare.

Infanzia, spiaggia desolata.

Adolescenza soffocata con gestualità che negano la femminilità.

Corpo che rifiuta il desiderio in una lotta costante con la razionalità.

L’incontro con Andrea sembra salvezza, ma è solo tentativo estremo di capire un universo diverso, fatto di risate e brutalità.

Dove non esiste il tempo con le sue scadenze.

Dove l’attimo è esperienza.

Elisa Ruotolo ci affida un’esistenza invitandoci ad ascoltarne lo straziante monologo.

Ci chiede silenzio perché la sua scrittura sa colmare le distanze tra noi e la sua protagonista.

“Le femmine invece dovevano restare immobili, implumi, a credere di aver setacciato tra molte possibilità la vita ottenuta.”

La madre e la nonna sono poli opposti che non aiutano a trovare un proprio modello.

Ed è questa mancanza, questo orlo sfilacciato di “un presente inaridito” che vengono rappresentati senza pause, senza esitazioni.

Anima e corpo, due teche custodite come fossero tesori mentre i giorni imbiancano i capelli.

Resta il ricordo “di un oriente di troppa luce” e la voglia di allontanare l’innocenza.

Perfetto nell’accostamento di prosa e poesia, generoso nel regalare spiragli di una sofferenza che viene da lontano.

Forse è tempo di scrollarci di dosso il peso di ancestrali timori e sorridere al giorno con le sue incognite.

 

“Chiaroscuro” Raven Leilani Feltrinelli Editore

Un uomo incontrato su Internet: due solitudini si incrociano, improvvisano una sincerità che suona subito artefatta.

Edith, ventitreenne afroamerica, “prova a riempire spazi vuoti”.

La madre tossicodipendente, il padre “burbero ex militare di Marina” devastato da una guerra che lo ha usato, una stanza che puzza di muffa e povertà.

“Il mio stipendio è molto basso.

Ho difficoltà a fare amicizia, e gli uomini, appena mi sentono parlare, perdono interesse nei miei confronti.”

“Chiaroscuro”, pubblicato da Feltrinelli Editore e tradotto da Stella Sacchini e Ilaria Piperno, offre un quadro di ciò che rimane del mito americano.

Terra dove il razzismo continua ad essere forza che esclude e minaccia.

Dove le classi sociali sono impenetrabili, circondate da fortezze di pregiudizi.

La narrazione è lucida, provocatoria.

Le convenzioni borghesi si sgretolano e restano le macerie di matrimoni disfunzionali.

La famiglia è un teatrino dove si recita senza conoscere il copione.

Raven Leilani compone un romanzo che ha come punto di forza l’autenticità.

La realtà non viene edulcorata, i sentimenti appaiono come macchie con forme indistinguibili, il sesso una tragica deriva.

I corpi non sanno più esprimersi, restano imprigionati nel labirinto dove troppe parole affollano l’emozione.

La figura dell’amante sembra una caricatura, incapace di scegliere, protetto dell’ambiguità.

La moglie ha la freddezza di chi non ha niente da perdere e vuole capire.

La figlia adottiva si muove nelle sabbie mobili dell’incertezza affettiva con l’ingenuità dei suoi tredici anni.

La trama è lineare con qualche svolazzo immaginifico.

Si ride e ci si emoziona seguendo la giovane protagonista.

È una eroina perché sa interrogarsi e non dimentica mai lo spazio che le è concesso.

“Io stessa sono entrambe le cose, iper-visibile e invisibile: nera e sola.”

Reagisce con la magia dei colori e delle tele e in questa arte esprime rabbia e dissenso.

Un testo che indaga su una generazione alla quale abbiamo rubato i sogni.

Per fortuna esiste un piano B che nel finale mostra che “ci si apre sempre una strada per documentare come riusciamo a sopravvivere.”

 

“Happydemia” Giacomo Papi Feltrinelli Editore

 

“I baci furono vietati all’inizio della seconda epidemia, insieme alle carezze, alle strette di mano e alle dita nel naso.

Michele e il nonno Attilio, come altri milioni di italiani, lo vennero a sapere all’ora di cena guardando il Tg.

Sullo schermo uno speaker con il farfallino annunciò il nuovo lockdown con un sorriso pacioso: “È atteso a giorni il decreto congiunto della Previdenza del Consiglio e dei ministri degli Affari Miei e della Salute (e dei Saluti a Distanza) che conterrà le ultime disposizioni in materia di profilassi e contagio.

Oltre all’ormai tradizionale quarantena, che riguarderà comunque soltanto le aree più colpite, è fortemente sconsigliato ogni contatto fisico che non sia tra congiunti o tra disgiunti, ma non tra congiunti e disgiunti aggiunti”.

 

Un incipit folgorante che in poche battute riesce a restituire la percezione di un tempo che ci ha trovato impreparati.

“Happydemia”, pubblicato da Feltrinelli Editore, è la modulazione della nostra inquietudine che viene riscritta usando un’ironia sottile.

Specchio di una società che vacilla incapace di trovare soluzioni mostra il vero volto di una politica che ha perso il senso del reale.

La creatività di Giacomo Papi esplode in una commedia di burattinai e burattini.

I personaggi sono maschere che improvvisano muovendosi senza una direzione.

Il romanzo ha il coraggio di scovare il non senso di scelte a volte contraddittorie.

Non è solo un manifesto dell’inadeguatezza della classe politica, è la vertigine di una realtà che ci ha travolti.

Impossibile sintetizzare la trama perché articolata e ricca di metafore.

Il lettore viene coinvolto e costretto a farsi delle domande.

Il testo è originale non solo nei costrutti fantasiosi.

Ha il pregio di cogliere le disuguaglianze sociali, di accendere i riflettori sugli ultimi.

“L’umanità si è divisa in tre classi sociali: i pensanti che potevano lavorare da casa; i fabbricatori, i curatori e i consegnatori che dovevano usare il corpo; e gli inutili, che non lavoravano affatto e non avevano nome, ma erano suddivisi tra chi non aveva una casa e chi di case ne possedeva almeno due.”

Trovare il colpevole, l’untore, il nemico.

Scatenare la rabbia e l’aggressività o provare a stordire e intorpidire la ragione.

Un affresco contemporaneo che attraverso la satira pungente racconta la Verità.

Commuove ricordando che “la pelle era diventata il confine, la barriera di filo spinato che teneva gli altri lontani.

Regala una speranza di redenzione e la certezza che nessuno  potrà spegnere l’amore.

“Il libraio di Venezia” Giovanni Montanaro Feltrinelli Editore

 

“La libreria di San Giacomo è di due sole stanze, ma ci si può perdere come nel labirinto di Minosse. Sopra robusti scaffali di legno scuro, milioni di parole si rincorrono tra le pareti come pesci nell’oceano”

 

Venezia bellissima e struggente.

L’odore intenso e pungente del mare, la profondità del cielo sconfinato.

“La Basilica, ancorata come una nave che nessun mare può affondare.

Il campanile, il Palazzo Ducale, le Procuratie, l’oro che nel buio si deve immaginare.

Venezia è sempre lei.

Venezia è meravigliosa.”

Pennellate di luce rendono “Il libraio di Venezia”, pubblicato da Feltrinelli, una storia carica di magia.

Si percepisce il respiro di ogni calle, il rintocco del Campanile, la violenza del vento.

La tragedia dell’acqua alta che invade la città diventa esperienza collettiva.

Metafora del Male che vuole occultare lo splendore.

Violenta forza della Natura come presagio che bisogna interpretare.

Vittorio è un personaggio semplice, non è un eroe.

Cura come figlia la sua libreria, coccola le pagine che gli hanno regalato emozioni.

Ama leggere incipit, si entusiasma quando arrivano gli scatoloni con le novità editoriali.

“L’acqua va dappertutto, rapidissima, va sotto il primo scaffale, prende la carta, la succhia, l’acqua sale, va sotto il secondo scaffale.”

È l’Apocalisse e i libri galleggiano come tristi anime disperse.

Giovanni Montanaro racconta la marea che cresce con un approccio scenico.

Intride le parole di una poesia antica, quella di un popolo che non si arrende.

Mostra cosa significa essere comunità.

Offre una visione catartica del tempo che viviamo.

In una fase critica per l’editoria si leva un canto di speranza.

Mentre la vita riprende con lentezza si crea una rete di solidarietà.

Il sapere non può morire, sopravvive e regala doni insperati.

Sullo sfondo un amore che nasce mentre Achab riprende il suo cammino.

Il libro nasce insieme ai librai veneziani ed è “Il simbolo delle tante emergenze di questo Paese, delle tante impreviste tragedie che continuano a colpirlo ma che, alla fine, non riescono mai ad averla vinta.”

 

 

 

 

“Donne dell’anima mia” Isabel Allende Feltrinelli Editore

“Ogni anno vissuto e ogni nuova ruga raccontano la mia storia.”

Isabel Allende in “Donne dell’anima mia”, pubblicato da Feltrinelli, regala un diario intimo, appassionato.

Sfilano immagini, ricordi, riflessioni con un flusso narrativo libero.

“La rabbia che covavo dentro di me sin dall’infanzia con il tempo non aveva fatto che crescere.”

La fuga del padre, le chiacchierate con nonno Agustín, i matrimoni e le ribellioni, i viaggi e le amicizie, le letture e gli innamoramenti vagano nelle pagine con stile arioso.

Una escursione nell’anima dell’autrice, l’occasione di conoscere un’epoca.

“Il linguaggio è molto importante perché determina il nostro modo di pensare.

Le parole sono potenti.”

Tornano in mente i tanti romanzi di una scrittrice che non ci ha mai tradito mantenendo un equilibrio tra mistero e realtà, offrendo come dono la meraviglia nei confronti dell’esistenza.

La nuova prova letteraria è  voce di donna che si è ribellata a “un presente mediocre”, si è battuta per difendere i diritti calpestati, non ha accettato il ruolo femminile assegnato dalla famiglia, dalla società, dalla cultura e dalla religione.

Con coraggio affronta il tema del femminismo e ne sviluppa l’evoluzione.

Non ha resistenze a esprimere la passione e il desiderio, a parlare di morte e di vecchiaia.

“Ho vissuto in un mare in tempesta, con onde che mi portavano sulla cresta e poi mi facevano precipitare nel vuoto.

Queste ondate sono state così forti in passato, che nei periodi in cui tutto andava bene, invece di rilassarmi e godermi la pace del momento, mi preparavo alla successiva violenta caduta, che credevo inevitabile.”

Commuove ricordando la madre e la figlia Paula, spiriti che continuano a farle compagnia.

Il testo è anche denuncia delle violenze subite nella civilissima America e nei villaggi sperduti nel mondo.

Dalla Bolivia alla Repubblica Democratica del Congo, alla Nigeria, al nord della Norvegia: luoghi dove le cifre di stupri e violenze sono insopportabili.

“Non si può far finta di niente di fronte a problemi che paiono insuperabili, bisogna agire.”

Ed è questa la lezione che ci viene offerta ed è un passaggio di testimone, l’invito a credere “in una società equilibrata, sostenibile, basata sul rispetto tra di noi e nei confronti delle altre specie e della natura.”