“Nonostante tutte” Filippo Maria Battaglia Unici Einaudi Editore

 

La nuova Collana di Einaudi Editore, curata dall’editor di narrativa italiana Dalia Oggero, già nel nome contiene un messaggio chiaro.

“Unici” è esperienza letteraria che non può e non deve essere catalogata.

È preziosa, diversa e racconta la vita.

Il primo titolo, “Nonostante tutte”, è immersione nel Novecento partendo dalle protagoniste.

Una figura immaginaria che rappresenta le testimonianze di centodiciannove donne.

È incredibile il risultato: una tessitura fitta di storie realizzata unendo insieme “diari, lettere, memorie”.

La scrittura privata diventa collettiva, lascia un’impronta che si sarebbe dispersa.

Si ha la sensazione di sfogliare un album di ricordi che non avevamo il coraggio di guardare.

Per pigrizia, per paura di far emergere nostalgie, per quella frettolosa corsa verso il futuro.

Filippo Maria Battaglia rompe l’oblio e ci permette di rivedere le nostre nonne, di cogliere nello sguardo la saggezza antica che non è frutto di studi.

È il quotidiano lastricato di fatica e povertà, è la tenacia di tenere unita la famiglia.

Ecco le nostre madri, costrette ad emigrare al nord, nelle città piene di nebbia, nelle fabbriche dove non c’è spazio per i sorrisi.

Ci siamo noi adolescenti bramose di libertà nei nostri abiti della festa, le lotte con il padre per avere il permesso di indossare i blue jeans.

I balli e il mistero del sesso, i cambiamenti del corpo e i batticuori.

L’arrivo della televisione e il mondo che entra prepotente nelle case, le canzoni ascoltate nel giradischi, il primo lavoro e quel fremito di indipendenza.

Le ferie affollati in macchine troppo cariche rigorosamente senza aria condizionata.

La disparità di genere e il figlio maschio prediletto, la verginità e i tanti tabù.

“Mi sto chiedendo dove sono finiti gli altri, come in quegli incubi di notte dove all’improvviso ti ritrovi perduta e vorresti arrivare al mondo, ma non sai come farlo.”

Se per la mia generazione questo libro è un emozionante viaggio a ritroso, per i giovani è indispensabile strumento per capire il passato e camminare spediti nel presente.

È un testo politico perché mette in luce le contraddizioni di ieri e di oggi, la fatica di vivere, la stanchezza nell’essere genitori, il baratro che può spalancarsi improvviso, il coraggio di non arrendersi.

“Cambiare prospettiva, passare dal 《non posso più》 al 《ora posso questo》, vivere lentamente, avere tempo per le cose che piacciono, permettersi di riflettere, di scrivere, smettere di rimpiangere.”

Una indimenticabile lezione di vita, “un atto d’amore”, grazie!