“Elvira” Flavia Amabile Einaudi Editore Stile Libero

 

 

“Elvira”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, restituisce il ricordo di una figura che ha segnato la storia del Cinema.

Completamente avvolta dall’oblio per il suo carattere schivo e per la ferma opposizione al regime fascista non ha conosciuto gli onori della cronaca.

La incontriamo grazie al romanzo della giornalista e scrittrice Flavia Amabile e restiamo folgorati dalla sua personalità determinata.

È il 1901 quando insieme alla famiglia da Sorrento si trasferisce a Napoli.

La madre sarta, il padre commerciante, poche pretese e l’umiltà di chi conosce il sacrificio.

Da questo contesto la nostra eroina impara la perseveranza ma sente agitarsi in petto il fermento che vive la città.

Ad attrarla “la macchina della meraviglia”, le prime proiezioni cinematografiche.

Insieme a Nicola Notari, che presto diventerà suo marito, condivide la stessa passione.

Quando la terza gravidanza arriva a spegnere i suoi sogni, non ha scelta.

Affida la nuova nata alle suore della Madre di Dio.

Affianca il suo uomo nella produzione delle pellicole, ha mille idee e la voglia di non arrendersi.

In lei si concentra il nucleo ardente di una rivoluzione personale, assistiamo alla sua crescita professionale, agli intoppi causati da una società maschilista.

Il personaggio viene tratteggiato con infinita sensibilità e se la scrittura mostra un taglio giornalistico non mancano le pagine cariche di sentimento.

C’è in lei il doloroso sdoppiamento tra ciò che vuole essere e ciò che vogliono che sia.

Anche nei momenti più difficili non cede al sentimentalismo, soffoca la tensione emotiva e va avanti a passo spedito.

Con la prima cinepresa sperimenta la strada, le sue voci, lo sguardo innocente dei bambini.

Vuole raccontare una città che vuole essere progressista ma si perde nella palude del rigore morale.

Il suo primo film racconta di donne schiacciate dal peso del loro ruolo, esprime il rimpianto e forse anche la rabbia.

La Storia diventa una catena che la inchioda, stritola con le sue leggi assurde la creatività e l’energia vitale.

“Pochi mesi sono trascorsi dall’ingresso dell’Italia in guerra, un nuovo anno è appena iniziato, il 1916, e Napoli si sta spegnendo.

Nulla e nessuno viene risparmiato.”

Lo stile coinciso accentua il vuoto di un Paese coinvolto senza essere protagonista delle scelte.

Nella parte finale le domande senza risposta sono tante e sono le stesse che ci poniamo sapendo che solo il tempo ci concederà le risposte.

Impariamo che

“Non ci sono scelte senza rinunce.

Ci sono scelte senza dignità.”

Nell’ultima decisione di Elvira non c’è resa.

Ha bisogno di spazio, di un suo spazio.

A lei dobbiamo riconoscere il coraggio e la capacità di raccontare “vite piene, tormentate, contrastate, ribelli, perdenti.

Libere.”

Da leggere con la certezza che i sogni vanno realizzati, costi quel che costi.