“Forse mio padre” Laura Forti Giuntina

 

“È ora di darti vita con le parole.

È l’unico modo che ho per fare chiarezza, per affrontare questa trama privata senza impazzire: passarla al setaccio impietoso della letteratura.”

Laura Forti libera la memoria, affronta la rimozione e in “Forse mio padre”, pubblicato da Giuntina, riavvolge la storia della sua famiglia.

Nel cercare le tracce del padre naturale ha il coraggio di provare a capire i silenzi e le mezze allusioni della madre.

“Ero il suo testimone, dovevo far vivere dentro di me la sua memoria, ricucirne i buchi con l’ascolto e restituirle emozione.”

Si espone alla scarnificazione della realtà, rivede episodi d’infanzia, ammette di essere stata prigioniera di un amore filiale malato.

Figlia di una donna “terribilmente lucida. Lucida e spietata”.

Figura che ha attraversato i tragici eventi del 900, che ha sentito il peso delle leggi razziali, caduta nella trappola di troppe illusioni.

La scrittrice non riesce a condannare, vuole solo stendere un velo di pietà.

Elebora il lutto di essere stata senza radici, privata del padre, ma soprattutto costretta a costruire “un involucro di rabbia gelida.”

Il romanzo è invocazione, preghiera, ricerca.

È tormento delle occasioni perdute, pudore nel non voler spezzare la corazza di ghiaccio della mamma.

“Per la prima volta mi ha detto di chi ero figlia.

Mi ha fatto il tuo nome.

Ed io l’ho subito ricollegato al passato.

Eri il fidanzato dei suoi quindici anni, incontrato nella fuga in campagna durante l’occupazione nazista.”

La Storia viene narrata con brevi intermezzi evocativi molto suggestivi.

L’appartenenza alla cultura ebraica ha la capacità di costruire ponti ideali tra se stessa e la comunità che ha patito la persecuzione.

Se la traccia personale è invasiva altrettanto forte è la ricostruzione storica.

Laura commuove per la ricchezza del vocabolario dal quale attinge il fonema perfetto.

Riesce a “selezionare, salvare dal pozzo del passato, dalle relazioni familiari l’eredità che può essere utile per l’avvenire e poi stabilire dei confini, lasciando precipitare ciò che non serve.”

Il mio grazie per avermi aiutato a perdonare e a perdonarmi.