Intervista a Francesca d’Aloja  autrice di “Corpi speciali” La Nave di Teseo

Intervista a Francesca d’Aloja  autrice di “Corpi speciali” La Nave di Teseo

 

 

Nel titolo “Corpi speciali” traccia un contatto tra narrazione e fisicità?

Il titolo, che fa sorgere immagini militaresche, deve invece essere interpretato “alla lettera”, vale a dire nel suo significato letterale: si parla di corpi, di persone in carne e ossa, non di personaggi (per quanto, la grandezza di taluni li apparenta ai protagonisti di grandi romanzi). Speciali certamente per me, ma anche per le vicende che li hanno visti vincitori o perdenti, per le opere che hanno prodotto, le avventure intraprese, l’esempio che, attraverso la loro vita, ci hanno consegnato. Per alcuni di loro, penso a Nadia Comaneci, a Jose Tomas, Vittorio Gassman,il corpo fisico è stato ed è il mezzo con il quale si sono espressi, l’essenza primaria della loro esistenza.

 

 

Quale è stato il criterio nella scelta dei personaggi?

Sentimentale prima di tutto. Sono persone che amo e che ho amato e poco importa se alcuni di loro li ho davvero conosciuti e altri no. Questo libro non è altro che una esplicita dichiarazione d’amore.

 

 

La figura che ha sentito più simile alla sua?

Una persona a cui tengo molto mi ha detto, dopo aver letto il libro: “Tu sei tutti loro, in ciascuno c’è una parte di te”. In effetti è così: in ognuno dei diciotto protagonisti del libro c’è qualcosa che mi riguarda, qualcosa che già possiedo o che desidererei possedere.

 

 

Theos Bernard è emblema di conoscenza?

Theos Bernard è assetato di conoscenza. È questo il motore che lo spinge a varcare confini proibiti e lontanissimi. Quando ho scoperto la sua esistenza (per puro caso, come è accaduto per altri… la casualità ha giocato un ruolo determinante per la nascita di questo libro) sono stata travolta dal suo spirito di avventura, dal suo coraggio e la sua incoscienza. Ho invidiato l’epoca in cui è vissuto, in cui il significato del termine “lontano” era completamente diverso rispetto ai giorni nostri. Oltrepassare i confini del mondo significava sconfinare davvero nell’altrove. Immaginiamo cosa poteva rappresentare il Tibet degli anni ‘30 per un occidentale cresciuto negli Stati Uniti. Ho cercato di capire, e di restituire, l’emozione che deve aver provato questo giovane, bellissimo uomo, la prima volta che ha varcato l’accesso a Lhasa, la città proibita, accolto come “uno di loro”, poiché considerato la reincarnazione di un Lama. Non era mai accaduto prima. È una storia emozionante, degna di un kolossal hollywoodiano…

 

 

Ci parli del rapporto che la legava a Vittorio Gassman

Vittorio Gassman è stato per me una sorta di padre putativo, l’ho investito io di questo ruolo, perché avendo perso mio padre alla stessa età in cui lui aveva perso il suo (14 anni) ho subito provato nei suoi confronti un affetto filiale. Lui capiva la mia mancanza, ne riconosceva il dolore. Era davvero una gioia passare del tempo insieme a lui, mi bastava ascoltarlo o semplicemente osservarlo. Era un uomo pieno di contraddizioni: intelligentissimo ma a volte naif, forte ma anche fragile, simpatico e antipatico. Pieno di sapere e di conoscenza: in un colpo solo avevo trovato una figura paterna e allo stesso tempo un maestro. Una bella fortuna.

 

 

La letteratura può creare legami più forti di quelli reali?

Io vivo con uno dei miei scrittori preferiti (Edoardo Albinati), direi quindi di aver risolto il dilemma! Battute a parte, penso che gli amori letterari non ti tradiscano, semmai accade il contrario, siamo noi a tradirli. Nel mio caso, come nella vita reale, coltivo amori longevi. Amo Albert Camus da quando ero ragazzina, lo stesso posso dire di Kafka (del quale ho un disegno tatuato sul braccio, tanto per chiarire il mio fanatismo). Poi ho avuto una folgorazione pochi anni fa leggendo (di nuovo, per caso) David Vogel, che ha rivoluzionato il mio modo di pensare la letteratura, di concepirla. È diventato, e credo lo sarà per sempre, un punto di riferimento. Quando scrivo penso a lui, cerco inutilmente di avvicinarmi all’impareggiabile perizia che dimostrava nella descrizione fisica dei suoi personaggi, così come della loro psicologia. Tuttora mi capita, leggendo e rileggendo le sue pagine, di commuovermi per la bellezza (la bellezza mi commuove, sempre). A lui ho dedicato un capitolo del mio libro che, senza modestia, considero il più riuscito. E a lui, misconosciuto gigante della letteratura, offro il mio modesto risarcimento. Ogni tanto mi arrivano dei messaggi di persone che dopo aver letto Corpi speciali si sono comprati i (pochi) libri di David Vogel. Ecco, fosse anche solo per questo, ha avuto senso scriverlo.

 

 

Ricordo e finzione, quale prevale?

Non vi è nulla di più ingannevole della memoria. Credo di essere stata onesta e in buona fede, ma se ciò non fosse vero, poco importa.

 

 

I luoghi e l’appartenenza, stiamo scivolando verso l’incapacità di saperne cogliere la storia?

I luoghi e l’appartenenza sono oggi concetti astratti. Possiamo dire banalmente che la globalizzazione ha uniformato i gusti, cancellando lo specifico, accorciando le distanze. Eppure credo, e voglio credere, che malgrado la superficialità di questi tempi, malgrado l’ignoranza, il solo calpestare le nostre strade, attraversare le piazze, entrare in una chiesa, ci costringa a ricordare chi siamo, o meglio, chi siamo stati.

 

 

È riuscita a rispondere alla domanda: “Cosa voglio fare veramente?”

No. Preferisco concentrarmi su cosa voglio essere.

 

 

Si può con la scrittura lenire il dolore delle assenze?

La scrittura ti rinchiude nella solitudine, ed è una condizione nella quale mi sento totalmente a mio agio. Credo infatti di aver cominciato a scrivere per trovare un alibi al mio desiderio di solitudine. Sono cresciuta con il dolore delle assenze, fa parte della mia vita, ma quel dolore è stato anche un serbatoio prezioso a cui attingere, senza il quale, forse, non avrei sentito la necessità di scrivere.

 

 

Progetti futuri?

Sto lavorando su un romanzo da qualche anno. Lo abbandono, lo riprendo. Non so cosa succederà. Ultimamente mi è tornata la voglia di girare dei documentari, e non è detto che non accada. Mi piace raccontare delle storie e ogni mezzo è lecito.