“Altro nulla da segnalare” Francesca Valente Einaudi Editore Unici

 

“Torino è notturna anche di giorno, straniera, a volte è una porta di Damasco altre volte ti manda al diavolo.

L’aria non è serena.

La volontà è marginale.

Le storie sono inascoltate.”

Finalmente tanti di quei vissuti prigionieri nei cassetti della reclusione arrivano a noi.

Insieme formano un affresco di marginalità, esistenze spezzate, simulacri di storie dove ogni volto ha una sua collocazione temporale.

Dove il prima è importante, scandisce la normalità e quando la bufera dei pensieri aggroviglia la mente resta la testimonianza di una piccola luce.

E di tante luci è composto “Altro nulla da segnalare”, vincitore del Premio Calvino 2021, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana “Unici”.

Unico per l’originalità dello stile che sa diluire la documentazione degli eventi e la poesia dell’esistenza.

Per la qualità di una scrittura empatica, densa, circostanziata.

Per la partecipazione alla sofferenza che diventa non più individuale.

Perchè restituisce uomini e donne che sarebbero altrimenti assorbiti dall’oblio.

Il libro nasce dall’incontro di Francesca Valente con lo psichiatra Luciano Sorrentino, che aderì tra i primi ai “reparti psichiatrici aperti”.

I quaderni conservati per anni sintetizzano il ritmo all’interno del “Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Ospedale Mauriziano di Torino”.

La scrittrice ricuce insieme brani di questi preziosi diari intercalandoli con la narrazione di brandelli di vite dei pazienti.

Questa diversità della modulazione creativa crea due voci distinte che si coniugano attraverso un forte sentimento di com – passione.

Scarni quelli che vengono definiti “rapportini”, mostrano le difficoltà del personale infermieristico ad adattarsi al nuovo rapporto con il degente.

La cosa straordinaria è che delle tante figure che incontreremo ricorderemo quel gesto, quella scintilla che ne caratterizza la personalità.

Non più malati ma personaggi che lottano con i propri demoni, che hanno perso il contatto con il sè.

“A tutti è capitato di dire nella testa, ché così strane non sono, tutto considerato, solo che qualcuno dalla testa le tira fuori, ne fa parole udibili al mondo intero, altri le tengono per sè.

È questa la differenza tra le persone.”

Debernardi, “anarchico della vita”, Libera che non riconosce il tempo in cui vive, Salvatore che in una foto sbiadita cerca ricordi, Elsa ricoverata da quarant’anni, Mirna che dell’infanzia conserva l’aspro sapore del predominio.

Spiriti che rifiutano “un’esistenza integra, innocua, approvata”.

È il loro modo di concedersi quella libertà di scelta che nessuno gli ha permesso.

Molto interessante la riflessione sull’attuazione della legge Basaglia, sulle discrepanze tra i bisogno dei degenti e le manipolazioni della politica sanitaria.

“La mente è una specie di specchio che passeggia per le strade – non evanescenti ma, al contrario, solidi come alberi giganteschi che proteggono piante appena nate.”

Un testo necessario per imparare ad amare chi è diverso, per avere la certezza che siamo tutti speciali.

Grazie all’autrice che ci ha donato una lezione di umanità.