“Il complotto dei Calafati” Francesco Abate Einaudi Editore Stile Libero

 

 

Uno dei tanti pregi di Francesco Abate è quello di essere poliedrico.

Nelle sue opere si uniscono più generi con quella scioltezza di chi sa manipolare la parola.

Le sue narrazioni sanno essere intime e al contempo aperte al sociale.

Le storie non sono chiuse in perimetri stilistici ma vagano con una libertà linguistica che è altra carta vincente.

Il dialetto si intrufola nel testo, ne diventa parte, afferma l’identità di un popolo.

“Il complotto dei Calafati”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana Stile Libero, stigmatizza questa appartenenza.

Regala una Terra insolita, misteriosa, esoterica.

Negli anfratti di luoghi inaccessibili esprime una tavolozza di colori e di suoni, nei saloni dei ricchi racconta l’arroganza del potere, nei magazzini fumosi dà voce ai lavoratori.

È una Sardegna dalle mille voci e mi piace pensare che il romanzo sia un corale affresco.

Partendo da un evento realmente accaduto, il terremoto del 1905, l’autore costruisce una scenografia perfetta.

La collocazione dei luoghi, il disegno delle strade, le forme delle case fanno da palcoscenico ideale descritto tanto bene da sembrare reale.

Vengono raccolti fondi per ricostruire ed ecco un altro elemento interessante.

La solidarietà crea aggregazione, sconfigge il paradigma di una società chiusa.

A virare nelle tonalità del noir un fatto di sangue che vede coinvolti i nobili Cabras e l’autista.

Tante le ipotesi su questi omicidi e mentre si intravedono frammenti di verità il lettore è travolto da una scrittura accelerata.

Torna in scena Clara Simon che avevamo già amato in “I delitti della Salina”.

Abate sceglie un personaggio che dovrà lottare per far valere i propri diritti.

Era impensabile in quel tempo per una donna firmare un articolo su un giornale ma la nostra eroina non si arrende.

È una figura speciale marchiata come diversa perché figlia nata da un matrimonio misto.

Queste “limitazioni” accrescono la sua tenacia, la rendono più forte.

Simbolica rappresentazione di un femminismo non di maniera, esempio per tutte noi, pronta a stare dalla parte dei più fragili.

Un finale inaspettato e la certezza che esiste una connessione tra passato e presente.

Tocca a noi trovare le chiavi di accesso.

Ancora una volta lo scrittore riesce a scuotere le nostre coscienze.

Da che parte stiamo?

Sappiamo riconoscere il Male?

Nel tragitto compiuto restano le orme di chi cerca giustizia.

Da leggere per abbattere i pregiudizi e scoprire negli altri quella diversità che li rende unici.

Per ricordare che “la mente umana è indomabile, a volte”

“I delitti della Salina” Francesco Abate Einaudi Editore Stile Libero

“Le piramidi di salgemma si accesero di rosa.

Anche quella mattina di fine agosto concesse ai quarzi di riflettere la luce del sole appena sorto sulle vasche dell’immensa salina, che si infiammò di rosso e ocra.”

Nell’intreccio di colori che infiammano il paesaggio Francesco Abate costruisce un preludio che anticipa una trama dai tanti rivoli.

“I delitti della Salina”, pur avendo tutte le caratteristiche di un noir, riesce ad essere romanzo storiografico, viaggio culturale, testo introspettivo.

Ambientato nella Sardegna dei primi del Novecento restituisce l’anima del popolo sardo, le usanze, le credenze, i conflitti di classe.

Clara è l’emblema di un femminile che inizia a far valere i propri diritti.

Personaggio che affascina per il carattere volitivo, la testarda ostinazione a cercare la verità.

“Lentamente sentì sciogliersi il groppo in gola e il peso allo stomaco, spuntati come gramigna tra l’isolamento sociale, la gogna e la censura degli anni passati, ma soprattutto dei mesi appena trascorsi.

L’unica giornalista donna della Sardegna era finita in un sottoscala a correggere le bozze di due rubriche  di scarso valore per aver osato far venire a galla la verità.”

In poche righe si delinea il passato del personaggio con un raffinato sguardo introspettivo.

Nella società borghese dove il pregiudizio è di casa ha difficoltà a farsi accettare perché di sangue misto.

Non arretra, non sceglie le retrovie, da giornalista sa che bisogna essere voce degli eventi.

La scomparsa dei “piciocus de crobi”, bambini che vivono ai margini, sfruttati e privati dell’innocenza la spinge ad indagare.

Al suo fianco l’amico d’infanzia Ugo Fassberger, il tenente dei carabinieri Rodolfo Saporito e Sarrana, sigaraia rivoluzionaria, la signora Tedde, proprietaria di una casa di tolleranza.

È nell’unione delle diversità che può nascere un percorso di vera ricerca.

L’autore non si limita ad un’analisi sociologica ma riesce a far vivere le atmosfere all’interno del Bagno Penale, della Manifattura dei tabacchi e delle saline.

Al centro della narrazione c’è sempre l’essere umano e si percepisce la solidarietà, il rispetto e l’umanità dello scrittore.

Le sue parole, come nelle precedenti prove letterarie, diffondono il calore empatico, sottolineano la sofferenza degli ultimi, sanno immaginare il riscatto.

Cagliari è una cartolina d’altri tempi ma leggendo tra le righe si nota il sottile connubio con il presente.

Pregio del libro è la realizzazione di una sorta di ponte storico, un’immagine che dal passato riverbera le sue ombre e luci all’attualità.

La certezza che conforta è che continuerà la narrazione di questo originale poliziesco.

Ci aspettano altri pezzi di un puzzle intrigante, altre rivelazione e forse chissà qualche amore sbocciato per caso.

Alla prossima puntata che aspettiamo con ansia.