“Vivere la musica” Francesco Motta il Saggiatore

 

“La musica.

Ascoltata, suonata, cantata, amata, odiata, abbracciata, picchiata, sognata, vissuta, sperata, inseguita, mangiata, sputata, rinnegata, ritrovata, salvata, annegata, bestemmiata, pregata.

Rispettata, sempre.”

Francesco Motta ci fa respirare la sua passione, la anima con linguaggio poetico, la attraversa con spirito critico, la umanizza e la rende viva.

“Vivere la musica Affrontare gli ostacoli, i cattivi maestri e le folli regole del gioco”, pubblicato da “il Saggiatore”, è percorso dell’anima, incontro con l’insondabile nascosto dentro una nota.

È gioia pura mentre “il tempo pare essersi fermato, inghiottito dai suoni che riempiono l’aria.”

È ricerca di un proprio stile che non può essere mai addomesticato dal perfezionismo.

Sogno che inizia da bambini quando sperimentiamo la magia del suono, ne sentiamo la potenzialità sulla pelle.

Scoperta di solitudine che non è emarginazione ma vicinanza a sé stessi e al mondo.

“Non un traguardo da raggiungere, ma uno spazio bianco da esplorare insieme a qualcuno.

Un’occasione per interrogarsi, per mettersi in discussione radicalmente.”

Come si può vivere l’armonia musicale? Quanto il brano ascoltato apre varchi liberatori?

“La musica ti salva così, senza bisogno di spiegazioni, per una sua capacità misteriosa che nessuno capisce.”

Arriva a tutti, infrangendo ogni barriera elitaria, riesce a scandire un periodo storico, ad unire giovani e meno giovani.

È “il regno dell’invisibile”, l’arcano mistero dell’universo che si riempie di segni ed ogni segno costruisce un pentagramma dove ognuno più leggere la propria storia, l’amore, la delusione, il fallimento, la rinascita.

Un saggio, un monologo, una lettera: difficile definire il testo.

È certamente emozione che si fa parola, voce che penetra e invade ogni cellula.

È il cambiamento che bisogna accettare.

“Non esiste più un dentro e un fuori, un mondo reale e uno digitale: sono esattamente lo stesso mondo. Sono uno.”

Tra le salite e le discese che la vita ci impone la modulazione, il ritmo e l’andare anche fuori tempo è quello scarto vitale che ci avvicina alla verità.

Proviamo insieme all’autore a “vivere uno spaesamento, talvolta perdersi, quindi cercare la strada.”