“Il Mediterraneo in barca” Georges Simenon Adelphi Editore

Solcare “Il Mediterraneo in barca” in compagnia di Georges Simenon è un’esperienza che non speravamo.

Abituati alla voce di Maigret, alla lungimiranza e alla strategia intuitiva dei gialli tanto amati, scopriamo il gusto dell’avventura nel viaggio proposto da Adelphi.

In goletta con “le vele quadrate spalancate contro il cielo, il superbo bompresso, e i fiocchi spiegati come ali”: un’immagine poetica che ricorda vecchie cartoline ed evoca avventure verso lidi mai esplorati.

Ad accompagnare il testo le splendide foto anticipano una scrittura diaristica, ricca di aneddoti.

È lo sguardo di chi non si sofferma sul reale ma riesce a restituire l’anima dei luoghi.

In Costa Azzurra dove tutto è in vendita, sul Bosforo ad ammirare antiche moschee, tra le insenature verdeggianti dell’isola d’Elba, mentre il tramonto impone il suo fuoco e narra di popoli  millenari.

Un libro d’avventura? Non illudetevi, state leggendo e vivendo l’identità di un mare che ieri come oggi è origine e fine.

È incontro di voci e personaggi, è la solitudine dei pescatori, la ricchezza dei vacanzieri.

È la filosofia racchiusa nell’immensità delle acque, bisogna saperla decifrare ascoltando ogni sussurro, scrutando ogni sguardo.

Nella “sottile porzione d’infinito” ci si sente parte di una cultura che non conosce Oriente e Occidente, che si mescola e rinasce.

Ci si chiede perché gli abitanti sulle coste “non si ribellano, non accusano la malasorte. Sono senza speranza e senza disperazione”.

Lo scrittore sa essere vate di un presente che ci appartiene e che ci ha rubato la voglia di essere viaggiatori.

“Un delitto in Gabon” Georges Simenon Adelphi Edizioni

 

Anche nel racconto breve Georges Simenon riesce a costruire trame avvincenti.

La capacità di delineare personaggi e luoghi, l’alternanza di dialogo e prosa, l’equilibrio nel nascondere nel testo occasioni di riflessione offrono al lettore un indimenticabile viaggio letterario.

“Un delitto in Gabon”, pubblicato da Adelphi nella Collana “Microgrammi” contiene due storie che hanno il sapore della farsa, spaccato di una società che si muove nel terreno scivoloso della menzogna.

“La situazione era al tempo stesso tragica e grottesca”.

Stati d’animo e paesaggi fanno a gara a creare un’atmosfera di attesa.

“L’erba era rossastra, la foresta sembrava sul punto di incendiarsi e i corsi d’acqua erano quasi tutti in secca.”

Non ci sono frasi in eccesso o aggettivi che intralciano il quadro d’insieme.

“Ma è meglio cominciare dal principio. Era una mattina particolarmente torrida a Libreville, il porto più importante del Gabon.

La stagione secca volgeva al termine, e tutti aspettavano il temporale che si percepiva nell’aria da settimane e che non si decideva a scoppiare.

Il commissario Bédavent era sdraiato come al solito nella sua amaca, e le tende di bambù lasciavano filtrare fino a lui soltanto sottili lame di luce.

Alla scrivania del commissario sedeva invece un negro arabizzato, alto, dai lineamenti delicati e gli occhioni da cerbiatto, che esaminava dei documenti con una meticolosità da impiegato modello.”

 

In “La linea del deserto” cambiano i protagonisti e il poliziesco assume i contorni di una analisi psicologica.

La figura misteriosa del “Professore” diventa metafora di una umanità che può nascondere doppie identità.

Di chi fidarsi?

“Negli occhi di tutti si leggeva un’attesa angosciosa, una sorda oppressione che cresceva di minuto in minuto.”

Tutto è possibile con il nostro autore e le pagine volano affidandosi ad una scrittura stringata, essenziale ma illuminata da scorci esistenziali.

Attenti agli imprevisti e ai piccoli “granelli di sabbia”: vi aiuteranno a risolvere il caso.

Buon divertimento!