“Happydemia” Giacomo Papi Feltrinelli Editore

 

“I baci furono vietati all’inizio della seconda epidemia, insieme alle carezze, alle strette di mano e alle dita nel naso.

Michele e il nonno Attilio, come altri milioni di italiani, lo vennero a sapere all’ora di cena guardando il Tg.

Sullo schermo uno speaker con il farfallino annunciò il nuovo lockdown con un sorriso pacioso: “È atteso a giorni il decreto congiunto della Previdenza del Consiglio e dei ministri degli Affari Miei e della Salute (e dei Saluti a Distanza) che conterrà le ultime disposizioni in materia di profilassi e contagio.

Oltre all’ormai tradizionale quarantena, che riguarderà comunque soltanto le aree più colpite, è fortemente sconsigliato ogni contatto fisico che non sia tra congiunti o tra disgiunti, ma non tra congiunti e disgiunti aggiunti”.

 

Un incipit folgorante che in poche battute riesce a restituire la percezione di un tempo che ci ha trovato impreparati.

“Happydemia”, pubblicato da Feltrinelli Editore, è la modulazione della nostra inquietudine che viene riscritta usando un’ironia sottile.

Specchio di una società che vacilla incapace di trovare soluzioni mostra il vero volto di una politica che ha perso il senso del reale.

La creatività di Giacomo Papi esplode in una commedia di burattinai e burattini.

I personaggi sono maschere che improvvisano muovendosi senza una direzione.

Il romanzo ha il coraggio di scovare il non senso di scelte a volte contraddittorie.

Non è solo un manifesto dell’inadeguatezza della classe politica, è la vertigine di una realtà che ci ha travolti.

Impossibile sintetizzare la trama perché articolata e ricca di metafore.

Il lettore viene coinvolto e costretto a farsi delle domande.

Il testo è originale non solo nei costrutti fantasiosi.

Ha il pregio di cogliere le disuguaglianze sociali, di accendere i riflettori sugli ultimi.

“L’umanità si è divisa in tre classi sociali: i pensanti che potevano lavorare da casa; i fabbricatori, i curatori e i consegnatori che dovevano usare il corpo; e gli inutili, che non lavoravano affatto e non avevano nome, ma erano suddivisi tra chi non aveva una casa e chi di case ne possedeva almeno due.”

Trovare il colpevole, l’untore, il nemico.

Scatenare la rabbia e l’aggressività o provare a stordire e intorpidire la ragione.

Un affresco contemporaneo che attraverso la satira pungente racconta la Verità.

Commuove ricordando che “la pelle era diventata il confine, la barriera di filo spinato che teneva gli altri lontani.

Regala una speranza di redenzione e la certezza che nessuno  potrà spegnere l’amore.