“Tempesta madre” Gianni Solla Einaudi Editore

L’imperfezione può produrre bellezza.

Lo dimostra Gianni Solla in “Tempesta madre”, pubblicato da Einaudi.

Regala ai lettori la rappresentazione di una famiglia sghemba che in termini tecnici verrebbe definita “disfunzionale”.

Tra le pieghe di questa asimmetria affettiva si nasconde tanta dolcezza.

L’ironia arriva nel momento giusto quando il dolore potrebbe tracimare.

Le frasi lunghe mostrano un’attenzione all’aspetto scenografico del testo.

I dialoghi sembrano schegge impazzite.

La struttura narrativa si muove su due binari paralleli: l’infanzia e l’età adulta di Jacopo.

Lo immaginiamo magro mentre riempie fogli di parole quasi a voler racchiudere il suo mondo in uno spazio privato.

Accanto a lui la madre, una leonessa, impavida guerriera che con il corpo e con la mente fa scudo al figlio.

La amiamo perché è diretta, aggressiva, carica di energia “distruttiva”.

Ed proprio questa spinta a voler scombinare le carte del destino a renderla speciale.

La separazione dei genitori individua con intelligenza le differenze sociali e culturali che possono allontanare.

La timidezza del giovane protagonista, le prime avventure amorose, la ritrosia e la curiosità, il gioco della scoperta dell’altra.

Lo scrittore costruisce un romanzo di formazione insieme ad una elegia.

Non ci sono parole ma gesti che sigillano un patto, l’accettazione della malattia della mamma.

La scoperta di un disfacimento mentale, la paura e il coraggio di guardare in faccia la realtà.

Il dolore può creare consapevolezza, può fare diventare adulti e un nuovo sorriso spalanca le braccia alla vita.

L’autore propone una storia autentica, moderna nello stile, capace di narrare cosa succede quando le porte si chiudono e bisogna affrontare il peso dei giorni.