“Le luci della terra” Gina Berriault Mattioli 1885

 

“Desiderò un futuro in cui il presagio della perdita non l’avrebbe mai sfiorata, perché sarebbe stata abbastanza saggia da capire che la perdita era naturale quanto il respiro”.

Leggendo “Le luci della terra”, pubblicato da Mattioli 1885 e tradotto da Francesca Cosi e Alessandra Repossi, ci si chiede quale relazione intercorre tra passione amorosa e premonizione.

Quando l’amore è appartenenza assoluta, redenzione nell’altro le percezioni vengono acuite e Gina Berriault riesce a farle vivere.

Il suo personaggio intuisce la perdita, inizia a viverla come epifania di un futuro nebuloso.

Ilona si muove come rapita da un’estasi che la esalta e la divora.

Martin è amante, compagno, prigione e libertà.

È lotta degli estremi che rischiano di soffocare e quando è il momento dell’addio bisogna scegliere.

Ogni attimo del prima va analizzato, frammentato, rivissuto con la lucidità del naufrago.

“Giorno e notte era impegnata nel salvataggio di se stessa, un salvataggio tramite il pensiero, le parole, ma aveva sempre saputo che quel salvataggio richiedeva qualcosa di più: il suo corpo addosso, le sue mani su di lei, la bocca sulla sua, il suo desiderio che si muoveva nei recessi segreti dove pare si trovi la prova dell’amore.”

La perdita si espande, trova radici nel passato, prende le sembianze del fratello e della figlia.

È un viluppo doloroso, a tratti ossessivo, muta e diventa sogno.

Nelle visioni notturne si concretizza una realtà parallela che al risveglio accentua il senso di fragilità.

E lo spaesamento è dominante nelle figure che animano il testo.

È come se tutti provassero a diventare immortali, unici e testimoni di qualcosa di immenso.

Solo la scrittura può salvare dall’anonimato, può essere segno tangibile della sconfitta della morte.

Il vento, il mare, le scogliere assorbono e restituiscono il canto di un’umanità dolente e in questo processo di trasformazione regalano oasi di pace.

Un viaggio emozionante nelle stanze più intime della psiche, una prosa lieve come una preghiera sommessa, un invito ad immergersi senza paura affrontando l’impeto delle onde.

Una lirica che sa essere accorata e dolcissima, straziante e consolatoria.