“Serena e Venus Williams, nel nome del padre” Giorgia Mecca 66thand2nd

 

“Se vuoi puoi.

Questo recitano in quegli anni gli slogan dell’America ottimista, bianca e democratica.

Ma lui bianco non è, e non dimentica, non vuole dimenticare, i pugni e i calci che ha ricevuto per non aver mai abbassato la testa.”

Richard Williams e il suo sogno.

Offrire alle figlie un’opportunità per uscire dall’ombra di quel nero sulla pelle.

Un colore che non offre scampo in una società fortemente razzista, infamia marchiata a fuoco nelle strade dell’America opulenta.

Un omino insignificante, che conosce la violenza e l’arroganza dei bianchi, che “porta ancora i segni del pezzo di ferro” che gli ha massacrato la gamba, riesce a compiere il miracolo.

“Serena e Venus Williams, nel nome del padre”, pubblicato da 66thand2nd, è la commovente storia di due sorelle campionesse di tennis.

Educate fin da piccolissime a praticare uno sport che richiede sacrificio e costanza, si abbandonano al progetto del padre.

Sanno cosa significa essere famiglia, seguono docili un progetto che forse non comprendono ancora.

Il ghetto dove vivono non concede regali, non permette di sperimentare il proprio valore.

Grazie alla scrittura chiara ed empatica di Giorgia Mecca, seguiamo le ragazzine, sudiamo insieme a loro, affrontiamo le prime partite.

Comprendiamo che in gioco non c’è un campionato, ma il riscatto.

Gli ostacoli sono tanti, le prevaricazioni e le offese infinite ma le nostre eroine non calano la testa.

Vanno avanti con quella determinazione che vorremmo leggere negli occhi dei nostri giovani.

La scrittrice da acuta osservatrice non racconta solo i trionfi, entra nelle dinamiche familiari.

Mostra il rischio che si corre a trovarsi avversarie, sviscera il sentimento della rabbia e del rancore.

Esamina quella crepa che si apre quando uno dei figli eccelle rispetto agli altri.

Un crescendo narrativo dove l’approccio giornalistico brillante si affianca allo studio antropologico.

Arriva il momento di fare squadra e sugli spalti esultiamo.

“Per la prima volta, c’è posto per entrambe.

Sono state egoiste per tutta la vita, il tennis glielo ha imposto, adesso lo rinnegano, l’io diventa noi, un noi limpido, che non nasconde pensieri torbidi nè vergognosi.”

È il trionfo dell’amore e della condivisione in questa meravigliosa testimonianza.

Una domanda alla quale dovremo rispondere.

Siamo capaci di apprezzare i nostri simili anche quando sono diversi?

Una bella lezione di vita: accettare anche le sconfitte a testa alta.

“L’esempio delle due sorelle ha fatto sì che migliaia di ragazze cominciassero a giocare a tennis, non soltanto afroamericane ma di tutte le razze e le estrazioni sociali.”

E non è poco, non vi pare?