“Blu” Giorgia Tribuiani Fazi Editore

 

Ripetizione delle frasi, lampi di immagini, frasi sussurrate, schegge di ricordi.

Colori annacquati, figure sbiadite, geometrie mentali.

Sovrapposizione di pensieri, scivolose cadute.

Una matita e mille occhi pronti a giudicarti.

Madre amorevole e invasiva nella solitudine di una casa senza uomini.

Padre solo il fine settimana insieme a una famiglia che scava una distanza.

Aule affollate da presenze ostili, sguardi di adolescenti che sanno solo giudicare.

“Blu”, pubblicato da Fazi Editore è la contorsione mentale di un’adolescente e va letto come si osservano gli schizzi abbozzati su carta.

Salta ogni logica in una struttura narrativa che diffida dalla trama.

Ci sono cocci sparsi di una personalità che non sa trovare il suo equilibrio.

Sbanda in cerca di una via di uscita, ma qualcosa la incatena ad una condizione di sottomissione.

Costruisce un ritmo numerico come fosse un talismano e si perde nel bosco fitto dei desideri inappagati.

Chiede perdono per colpe che solo lei immagina, giganteschi fardelli di un prima solo accennato.

Giorgia Tribuiani è brava nel creare la sospensione emotiva, a trasformare il linguaggio in musiche dissonanti.

Racconta il malessere di crescere e nello sdoppiamento continuo della protagonista prova ad identificare l’ambivalenza dell’esistenza.

In un mondo sconfinato Ginevra detta Blu è isola abbandonata, montagna difficile da scalare.

Gli altri sono solo ombre che non potranno riempire la fame d’amore.

Solo l’arte è sollievo perché è la purezza del tratto che si può liberare da inutili fardelli.

È un modo per riempire di spazi infiniti di un’inadeguatezza che fa accelerare i battiti.

È la performance che sporca il corpo di terra e quest’atto estremo mostra la colpa.

È acqua che ripulisce e placa, è colore che marchia come fuoco.

Nella simbologia spinta bisogna trovare il senso di un disagio e forse solo l’attrazione per colei che rappresenta il Peccato porterà redenzione.

Agenda Letteraria del 7 aprile 2020

 

“Sì che eri un uomo, amore mio, ma il Dottor Tulp è questo che fa, toglie ai soggetti il passato e il futuro, tu ci hai rinunciato, e d’altronde, con la tua fotografia, non offrivi ai tuoi modelli la stessa cosa?

Un presente eterno a patto che loro si privassero di tutto, nome, legami, tutto, e allora io mi chiedo: perché?

Tu non volevi, come invece io avrei voluto, fermare le persone per non vederle andar via: tu volevi il possesso, amore mio, non ho ragione?”

 

Giorgia Tribuiani   “Guasti”   Voland