“Uno” Giulio Busi il Mulino

 

Un dipinto e il suo mistero.

L’autore è Georges de La Tour “maestro della luce, abilissimo nello sfruttare la fioca energia di esili lucignoli.”

Intrecci di ombre e tre giocatori di dadi.

Nella ripetitività del gesto un solo numero.

Nasce così “Uno”, pubblicato da il Mulino.

Un numero profondamente legato alla memoria.

Si parte per “un viaggio nello spazio”.

Ci aspetta la discesa “nel pozzo del tempo.”

Tanti saranno gli incontri e le interpretazioni intrinseche.

Mosè e l’apparizione dell’angelo.

“L’Uno ha un Nome?”

È ciò che non si può conoscere, “punto di avvio e meta.”

La seconda tappa è filosofica e introduce il concetto di “essere continuamente e interamente pensabile, mentre il non essere non può essere nemmeno pensato.”

In un capitolo con chiarezza e sintesi si rileggono pagine filosofiche in un intreccio di testo e ipotesi interpretativa.

È una gioia sentirsi immersi nel sapere proposto con quella pacata tonalità dei veri Maestri.

Fermarsi ad osservare la collettività come insieme di singoli e trovarsi nel terreno dell’antropologia.

Ci spostiamo in India in una sorprendente rivisitazione dello “smarrimento”.

Ci si chiede come abbia fatto l’autore a farci percorrere tanta strada facendoci dimenticare il nostro tempo biologico.

Saremo tentati, scenderemo in “un abisso di acque fredde in cui la nostra povera navicella rischia d’essere risucchiata.”

Niente paura, al timone Giulio Busi sa condurci fuori dal pericolo.

Vuole mostrarci i volti dell’Unità e riesce ad incuriosirci.

Siamo attratti e respinti, curiosi e paurosi.

Il nostro dualismo è prova che per ritrovare l’intero dobbiamo cercare, studiare, soffrire ed imparare.

Ad accompagnarci verso il finale che è solo un nuovo inizio sarà Euridice.

Tra amore e dissoluzione avviene “l’estrema metamorfosi.”