“Uno” Valentina Diana Giulio Perrone Editore

 

 

“Il fatto che uno non ci sia mai non significa che non esista.

Potrebbe essersi perso.”

Quello che vorresti, che incontri o forse no.

Lo immagini quando il tempo non offre spazio alla speranza.

È il tuo alter ego, amante, amico.

È la voglia di trasformare le chimere in realtà, il silenzio in canto.

È quello che siamo e non ci piace.

È la scelta che avremmo voluto fare.

“Uno è così stupido perchè si perde.

Uno è dentro il suo smarrirsi nel mio amore.

Non si può sapere dov’è.”

Ombra o luce, rappresentazione fittizia di sogni confusi, “cielo che danza”, gioco di parole.

Provocatoria elaborazione di una trama che travolge la staticità della poesia.

Vita ed entusiasmo, esercizio di stile, viaggio fuori da ogni schema letterario.

“Uno”, pubblicato da Giulio Perrone Editore, ci consola e ci fa sorridere.

Ci fa rivedere le nostre solitudini, il nostro cammino disorientato e triste.

Uno non è narcistico bisogno di esserci.

È colui o colei che rappresenta l’umanità nella sua diversità.

È condividere le follie di una esistenza improvvisata, il bacio mai dato, il sorriso appena accennato, la voglia di perdersi all’interno di una grotta, è sorpresa da attendere come bambini.

La raccolta poetica realizzata da Valentina Diana è effervescente testimonianza di ciò che sembra impossibile.

Volare su un tetto, sconfiggere i draghi, ascoltare il rintocco della morte che si nasconde tra i fiori.

Grafica dell’esistere nonostante tutto, invenzione del futuro, visione del doppio arcobaleno, briciole da lanciare a chi vuole ascoltare.

Bellissima la prefazione di Vivian Lamarque.

L’accenno d’infanzia perduta è ciò che ci manca e che la poetessa sa regalarci.

Anche la lontananza è vicinanza quando si ha il coraggio di impararare a resistere e ad aspettare.

 

“Transito” Aixa de la Cruz Giulio Perrone Editore

 

“Sognavo di riprendere i contatti con gli esseri umani a me affini, ma non ho più saputo tornare indietro.

Continuo ad essere denutrita, indifferente, senza nessun obbligo e sempre troppo occupata per rispondere a mia madre o per rispondere a un maledetto messaggio WhatsApp.”

“Transito”, pubblicato da Giulio Perrone Editore e tradotto da Matteo Lefévre, ha vinto il “Premio Euskadi de Literatura en Castellano 2020”.

Una confessione che cerca le cause di un isolamento fisico e psicologico.

La difficoltà ed essere accettata dalle compagne, l’assenza del padre biologico, l’esperienza in terapia intensiva e la conoscenza della sofferenza: si delinea un quadro personale complesso.

Domina nelle prime pagine la rabbia antica, frutto di ferite non sanate.

Il risentimento che nasce dal ricordo e nella scrittura trova un flusso ininterrotto di pensieri.

La fusione di più elementi costruisce una trama tesa, complessa, carica di esplorazioni introspettive.

Il corpo è compagno e nemico, è vendetta e cambiamento.

Le donne possedute con uno spirito distruttivo, una pena da espiare.

“Non sono chi mostro di essere.”

E il travestimento è essenza della finzione, di una danza scatenata per ritrovare il Centro.

Nella seconda parte del testo il fulcro della narrazione vira verso una polifonia intellettuale e politica.

Spietata e intransigente analisi di un paese come il Messico che non si può accettare come Patria.

Ancora una volta prevale la parte razionale, lucida, disincantata.

“Penso alla complicità di un Paese da cui non ho mai divorziato e che idealizzo a distanza, che difendo con passione in tutto meno che in questo.

Mi è costato fatica comprendere il Messico e mi è costato fatica amarlo perchè ci ho messo tempo a capirlo dall’interno, senza indulgenza culturista.”

Ferma è la condanna alla violenza sulle donne ed il bisogno di ricostruire una mappa con i nomi delle vittime.

Un modo per non dimenticare volti e voci, l’affermazione del diritto alla vita.

Aixa de la Cruz scrive un romanzo che disfa continuamente le personalità della protagonista, unisce vita e letteratura, osserva “l’andirivieni delle tenebre”, racconta l’io contaminato dagli altri.

“Sono fatta di prestiti e di furti e mi addentro in un vicolo senza uscita, volendo redimere la mia colpa attraverso un processo che la rinnova.”

Bellissimo incontro con la periferia dell’essere fino al nucleo unico e inscindibile che ci rende vivi.

 

 

“A New York con Patti Smith” Laura Pezzino Giulio Perrone Editore

 

“Un libro, penso, è una doppia fotografia: del soggetto, nel momento in cui sente, pensa, scrive, dell’oggetto, nel momento in cui è sentito, pensato, scritto.”

“A New York con Patty Smith”, pubblicato da Giulio Perrone Editore, comprende un terzo fotogramma.

Quello del lettore che viene attraversato da una corrente di felicità.

Quella gioia che non si può descrivere, è intima, sotterranea, profonda.

È il sentimento che si prova sempre quando la letteratura sa accendere scintille culturali, sa farsi voce universale.

Laura Pezzino ci conduce nell’universo di una grande Artista.

Ci fa conoscere i luoghi, i parchi, le case, le strade che hanno fatto da corollario ad un’esistenza.

“Molti dei luoghi che Patti Smith ha frequentato negli anni caldi della sua formazione oggi non esistono più: alcuni sono stati demoliti, la maggior parte ha cambiato lineamenti.”

Rivederli significare fermare il tempo o forse accettare il cambiamento come evoluzione, spinta verso forme nuove.

Questa filosofia percorre le pagine e ci permette di sentire che la memoria non può essere statica.

La partecipazione emotiva dell’autrice è fortissima e i suoi ricordi si snodano seguendo un cammino che sembra indipendente.

In realtà il testo è viaggio,  geografia percettiva,  incontro e sinergia.

L’intervista, la sintonia con le idee, “con l’energia e la vocazione, la dedizione e la libertà”, gli interessi comuni tracciano una mappa indissolubile.

Mostrano che tra alcuni esseri umani corre una alchimia misteriosa.

Tra gli infiniti pregi di questo intenso saggio c’è la capacità di narrare una lunga fase storica.

Gli anni sessanta e il fermento dei movimenti studenteschi, il declino economico, le nuove istanze artistiche: sembra di vivere un passato prossimo che i venti del presente tendono a spazzare via.

“Prima della musica, prima ancora della poesia, prima dello straordinario carisma di performer, c’erano stati i libri, veri pilastri fondativi del suo essere umano e artistico.”

Nella struttura di “A New York con Patti Smith” riescono a convivere più forme narrative.

La sintesi e la precisione giornalistica, la verve poetica, il reportage sentimentale.

“Tutti diventiamo noi stessi lontano da casa, da quei paesaggi che hanno la pretesa di definirci senza la nostra approvazione.”

Riflessioni che ci mettono di fronte al nostro specchio interiore e ci invitano a conoscere quei piccoli e grandi laghi sconosciuti.

Sorridiamo e ci emozioniamo e mentre le immagini continuano a scorrere vorremmo solo non dimenticare cosa ha rappresentato questa avventura.

Abbiamo incontrato autrici e autori amati, abbiamo imparato che scrivere significa mettersi in gioco,  conosciuto l’altra faccia dell’America,  preso parte a feste e capodanni, abbiamo sentito la solitudine e lo spaesamento.

Ci siamo sentiti vivi e, credetemi, non è poco.

 

“Come una storia d’amore” Nadia Terranova Giulio Perrone Editore

 

“Come una storia d’amore”, pubblicato da Giulio Perrone Editore, è la poesia che volevi ascoltare.

La musicalità della scrittura investe come un vento di scirocco, ti protegge, ti salva.

La città  si scompone in immagini e ti si offre come un frutto maturo da gustare.

L’infanzia ritorna liberando lacrime e ricordi.

Il grumo di disperazione di Saba, il rumore di una periferia, il colore acceso del mercato.

Andrea con quella voce “che apre molte porte, saluta come una carezza.”

La fabbrica cinese clandestina e i sorrisi forzati dei turisti.

Il tempo lungo, sempre uguale di Teresa.

Il cielo di Ostia Antica e il sogno di Elisa.

Nadia Terranova racconta l’appartenenza ai luoghi dell’anima.

Roma è metafora dell’incertezza di sfiorare l’esistenza, è terra e cielo e volti.

In ogni racconto sentiamo la presenza della scrittrice, è compagna, amica, sorella.

Ci accompagna con gesti affettuosi a cercare la felicità, a comprendere le radici del nostro disincanto, a respirare il tepore di un nuovo inizio.

È una maga e dal cesto del suo scrivere emerge il desiderio di imparare, la necessità di fuggire, “la luce dolce e disperata dell’autunno.”

Ci invita a ritrovare nell’assenza il coraggio di andare avanti.

Piccoli passi come i suoi racconti, luci soffuse nel deserto di un quotidiano che non sa più raccontarsi.

Imparare “l’alfabeto originario”, scoprire che sei tu “casa”, che gli amori possono morire ma resta la malinconica certezza che ogni ora non è stata sprecata.

E forse è tempo di cercare quella parola che sappia coniugare tutti gli estremi.

Grazie, Nadia, per averci mostrato il percorso.