“Resta ancora un pò” Ghila Piattelli Giuntina

“La nonna è il sogno sionista, nonostante i cappottini e i cappellini abbinati, malgrado le critiche alla cucina, alla moda e all’architettura israeliana, a dispetto della sua avversione a ogni ideologia generalizzata e ugualitaria.

Ha abbandonato la sua famiglia, una bella casa, la possibilità di studiare nella sua lingua.

È arrivata qui ed ha dovuto costruire tutto da sola.

La sua invettiva contro il sionismo è un semplice esercizio dialettico.”

Figura originale, imprevedibile e divertente, anima la trama di “Resta ancora un pò”, pubblicato da Giuntina.

Nei viaggi col nipote alla ricerca del cimitero dove sarà seppellita sa essere maestra di vita e nei suoi aneddoti conditi da un latente sarcasmo si rispecchia la storia di una famiglia e di un popolo.

Ghila Piattelli propone diversi personaggi ed ognuno ha un percorso interiore.

Ahuva che tenendo vivo il ricordo del suo grande amore accende la lampada della memoria sui tanti giovani caduti nella guerra del Kippur.

“Ciò che viene dimenticato è irreparabilmente perduto.”

Zvika che si accontenta di una relazione senza rivendicare “nessun diritto di possesso e tanto meno di reciprocità. Gli basta sapere che lei, malgrado la lontananza affettiva, è ancora sua moglie.”

Sullo sfondo Gerusalemme, “sogno e incubo” mentre all’interno della case il silenzio diventa insostenibile.

La Storia pur facendo capolino lascia spazio alle individualità.

Mostra le ferite provocate, il bisogno di capire quando termina il coraggio.

Incontriamo Noga e Ittai e nei loro sguardi cogliamo l’entusiasmo di una generazione che non vuole aggrapparsi ai fantasmi.

Ascoltiamo vecchie ballate malinconiche, ci lasciamo ammaliare da un tramonto autunnale, camminiamo con passo lieve in una città che sembra addormentata.

Una scrittura molto fluida che sa far coincidere sentimenti e passioni.

Il racconto corale che insegna una grande verità:

“Se vogliamo crescere dobbiamo riuscire a lasciare andare e a volte a dimenticare.”

 

 

“L’Anima” Adin Steinsaltz Giuntina

“Vi sono persone, che a quanto pare costituiscono soltanto una minoranza nell’insieme dell’umanità, in cui la manifestazione dell’anima è frequente, uniforme e ben visibile.

In questo tipo di individui essa è paragonabile all’attività cardiaca: li accompagna sempre e in ogni situazione, e nonostante non possa ovviamente essere del tutto uniforme, ad ogni modo presenta una stabilità di fondo.”

Come percepiamo l’anima?

Ne comprendiamo l’essenza?

Che relazione esiste con il tormento interiore?

“Accade sovente che le persone giungano a pensare alla propria anima unicamente in periodi di angustia, sia privata che generale.”

“L’anima”, pubblicato da Giuntina, è un viaggio di conoscenza, la sperimentazione dell’esistenza di qualcosa di immateriale.

La ricerca della realtà interiore liberandosi dai timori.

Una scommessa con sè stessi, il bisogno di esplorare anche quando il testo costringe a porci domande esistenziali.

Una provocazione che non si ferma ad una dotta analisi storica ma approfondisce, spiega, introduce il concetto di “intenzionalità interiore.”

“L’io non coincide né con il corpo né con l’anima, bensì è un’entità psicofisica.”

Un’entità terza, la “combinazione – unione di due entità che si manifestano in modo evidente nell’attività del pensiero più elevata.”

Adin Steinsaltz ha il pregio di trasformare il saggio in una chiacchierata, un confronto che permette al lettore di condividere o dissentire.

La lotta tra bene e male, l’egoismo, il sogno, il libero arbitrio, il soprannaturale, i progetti: una scacchiera che offre infinite occasioni di riflessione.

“Una certa parte della vita moderna é costruita al solo scopo di impedire all’individuo la possibilità di rimanere solo con sè stesso.”

Un invito a cercare il tempo per fermarsi ed interrogarsi lasciandosi cullare dalle parole: “Torna anima mia al tuo riposo.”

 

“L’acrobata” Laura Forti Giuntina

 

Un padre che è solo assenza ingombrante, silenzioso tormento, immagine sfocata di un passato impossibile da comprendere.

A rivelare la verità è la nonna, finalmente pronta a rivivere l’inferno di una morte ingiusta.

Ha imparato “a tenere tutto dentro come la terra tiene al suo interno il fremito che la può schiantare o il vulcano la lava prima di esplodere”.

Sa che è arrivato il tempo di non trattenere il pianto, di rivivere attimo dopo attimo le scelte del suo Pepe.

Massacrato dal regime di Pinochet, lui che voleva resistere, lottare, ridare dignità al suo Paese.

“L’acrobata”, pubblicato da “Giuntina” è un romanzo forte, dove ogni parola ha il sapore aspro del ricordo a lungo rimosso.

È la storia di una madre che ha scelto di lasciare il Cile durante la dittatura, di abbandonare sogni di uguaglianza, abituata fin da piccola all’esilio.

Figlia di ebrei perseguitati, conosce la fuga, lo strappo e la mortificazione di chi non ha una patria. Laura Forti, accogliendo come reliquia la storia del cugino Jose Valenzuela Levi, ci regala una testimonianza straziante senza essere retorica.

Sa analizzare con lucidità gli eventi, li colloca con meticolosa precisione all’interno del testo creando una traccia per chi ha voglia di conoscere cosa significa lottare per la libertà sapendo che la posta in gioco è la vita stessa.