“Il mondo visto dalle parole” Giuseppe Antonelli Solferino Editore

“Le parole sono pietre.

Pietre che rotolano nel tempo e intanto s’impastano di storia, trattenendo un poco di ogni epoca.

E molto della nostra vita: perché tutti viviamo una vita tra le parole.

Parole d’amore e d’odio, parole di lavoro; parole dette, scritte, lette, ascoltate, sentite e dimenticate, parole sbagliate.

Ci sono parole che per ognuno di noi hanno un valore speciale. Da cui la memoria sprigiona in forma di pura emozione, si fa sentimento attraverso i sensi; porta con sé un suo sapore, un suo odore o colore, una superficie levigata o ruvida, una strana consistenza tridimensionale.”

Imparare a percepire il vocabolario come fosse un racconto, quello presente e quello passato.

Sentire l’emozione nello scoprire una parola nuova.

Sorridere ricordando un fonema poco usato.

Comprendere la relazione tra etimo e mito.

Scoprire che Leopardi odiava gli arcaismi, che “computer” è nato nella prima metà del Seicento per indicare una persona incaricata di fare calcoli.

“Il mondo visto dalle parole”, pubblicato da Solferino, è una miniera di sorprese.

È l’approccio alla linguistica come scoperta che ci aiuterà a comprendere.

È la storia dei popoli che con il linguaggio hanno espresso le loro diversità.

È suono che arriva come un invito ad aprire il cuore al lessico.

Diviso in capitoli il saggio può essere consultato seguendo un proprio percorso.

Interessante è la riflessione sulla relazione tra era digitale e ritorno alla scrittura, l’integrazione con altre forme espressive, la destrutturazione del testo.

“Un tempo c’era il testo lineare, elaborato, che portava traccia della sua storia di ripensamenti.

Oggi, superata la chiocciola (che simbolicamente legava l’identità digitale ad un indirizzo-casa), il segno dei tempi è diventato l’hashtag, che apre le porte alla discussione – condivisione di uno specifico tema.”

Si rischia di avere un alfabeto discontinuo, frammentario, senza connessioni con la realtà.

Che dire dei correttori automati delle nostre tastiere?

Giuseppe Antonelli si fa compagno di avventure in un viaggio dove impareremo tanto.

Significato, origine in un fantastico gioco che non conosce frontiere.

“Per tornare a incidere sulla realtà, bisogna pensare idee nuove e trovare le parole giuste.

Le parole giuste per farsi ascoltare.

Per provare, in un’epoca in cui l’odio sembra diventato l’unico dio, a suscitare passioni positive.”

Un testo prezioso che aiuta a vivere il cambiamento della lingua, ad accettare la perdita di tante certezze, a sperimentare la nuova mappa del mondo in cui viviamo.

“Il mondo visto dalle parole” Giuseppe Antonelli Solferino

“Le parole sono pietre.

Pietre che rotolano nel tempo e intanto s’impastano di storia, trattenendo un poco di ogni epoca.

E molto della nostra vita: perché tutti viviamo una vita tra le parole.

Parole d’amore e d’odio, parole di lavoro; parole dette, scritte, lette, ascoltate, sentite e dimenticate, parole sbagliate.

Ci sono parole che per ognuno di noi hanno un valore speciale. Da cui la memoria sprigiona in forma di pura emozione, si fa sentimento attraverso i sensi; porta con sé un suo sapore, un suo odore o colore, una superficie levigata o ruvida, una strana consistenza tridimensionale.”

Imparare a percepire il vocabolario come fosse un racconto, quello presente e quello passato.

Sentire l’emozione nello scoprire una parola nuova.

Sorridere ricordando un fonema poco usato.

Comprendere la relazione tra etimo e mito.

Scoprire che Leopardi odiava gli arcaismi, che “computer” è nato nella prima metà del Seicento per indicare una persona incaricata di fare calcoli.

“Il mondo visto dalle parole”, pubblicato da Solferino, è una miniera di sorprese.

È l’approccio alla linguistica come scoperta che ci aiuterà a comprendere.

È la storia dei popoli che con il linguaggio hanno espresso le loro diversità.

È suono che arriva come un invito ad aprire il cuore al lessico.

Diviso in capitoli il saggio può essere consultato seguendo un proprio percorso.

Interessante è la riflessione sulla relazione tra era digitale e ritorno alla scrittura, l’integrazione con altre forme espressive, la destrutturazione del testo.

“Un tempo c’era il testo lineare, elaborato, che portava traccia della sua storia di ripensamenti.

Oggi, superata la chiocciola (che simbolicamente legava l’identità digitale ad un indirizzo-casa), il segno dei tempi è diventato l’hashtag, che apre le porte alla discussione – condivisione di uno specifico tema.”

Si rischia di avere un alfabeto discontinuo, frammentario, senza connessioni con la realtà.

Che dire dei correttori automati delle nostre tastiere?

Giuseppe Antonelli si fa compagno di avventure in un viaggio dove impareremo tanto.

Significato, origine in un fantastico gioco che non conosce frontiere.

“Per tornare a incidere sulla realtà, bisogna pensare idee nuove e trovare le parole giuste.

Le parole giuste per farsi ascoltare.

Per provare, in un’epoca in cui l’odio sembra diventato l’unico dio, a suscitare passioni positive.”

Un testo prezioso che aiuta a vivere il cambiamento della lingua, ad accettare la perdita di tante certezze, a sperimentare la nuova mappa del mondo in cui viviamo.

“Il sentimento della lingua” Luca Serianni Giuseppe Antonelli Il Mulino Edizioni

La conversazione tra Luca Serianni, professore emerito di “Storia della Lingua Italiana” alla Sapienza di Roma e Giuseppe Antonelli, professore ordinario di “Storia della Lingua Italiana all’università di Pisa, dovrebbe essere letta nelle scuole superiori.

“Il sentimento della lingua”, pubblicato da il Mulino, è un saggio articolato sotto forma di intervista.

Si percepisce subito tra i due interlocutori la passione e l’entusiasmo non solo per l’insegnamento ma anche per l’approfondimento, la continua ricerca, la trasmissione del sapere.

“La lingua che usiamo dice molto di noi e del modo in cui stiamo al mondo. È un luogo di formazione individuale e collettiva.”

Alla “sfera intellettuale e collettiva” si aggiunge la dimensione civile, il nostro modo di esprimerci, l’interazione con gli altri.

L’importanza del greco e del latino, l’evoluzione di una parola nel tempo, la conoscenza della grammatica non solo sterili pragmatismi.

Ogni argomento è sviluppato partendo dall’esperienza personale ed ecco che il testo diventa metalinguaggio, iniziazione ad un’avventura percorribile da tutti.

Tanti gli esempi che illustrano un modo nuovo di vivere la didattica, tenendo sempre conto dell’ascoltatore.

Importante è ” non forzare le linee di ricerca” degli studenti, valorizzarne le qualità, spingerli a valicare anche le sconfitte.

“La lingua è una struttura più profonda, più intima.”

Nell’evoluzione del linguaggio bisogna saper cogliere nuove sfide, diverse sfumature.

Un invito a “diffondere la padronanza della lingua e della sua storia”, a “rafforzare il senso di appartenenza ad una comunità”.