“Gli addii” Juan Carlos Onetti SUR

 

“Gli addii”, pubblicato da SUR e tradotto brillantemente da Dario Puccini, si può leggere infinite volte nella certezza di trovare sempre qualcosa che è sfuggito.

Straniante, malinconico e visionario, rappresenta l’essenza della narrativa latino americana.

Ne contiene quella sospensione spazio temporale che irretisce il lettore, lo invita ad entrare nel testo che ha la struttura di un’opera teatrale.

Un uomo con una valigia e un impermeabile.

Non ne conosciamo il nome e questa apparente spersonalizzazione permette di vedere in lui riflesse più identità.

Chi è e da dove viene non ci è dato saperlo.

È un dettaglio inessenziale, quello che conta è il presente.

Impariamo ad insinuarci nelle pieghe della sua esistenza attraverso le chiacchiere di coloro che abitano il luogo dove tutto accade.

Certamente è malato e dovrebbe curarsi in sanatorio ma fin da subito intuiamo una resistenza, che può essere letta come una negazione della realtà.

Riceve con una scadenza regolare “due tipi di buste, alcune scritte con inchiostro blu, altre a macchina.”

Possiamo supporre tutto e niente, costruire ipotesi, interpretare i pochi gesti, il silenzio e quello sguardo assente.

A spezzare questa narrazione statica appaiono una donna, una ragazza e un bambino.

Non arrivano contemporaneamente, si muovono con cautela e tanti frammenti di immagine ci permettono di continuare ad immaginare relazioni e complicità con il nostro personaggio principale.

L’aria è densa di mistero, carica di tensione.

Lo sviluppo della trama è lento, ricco di particolari e dettagli.

E quando si arriva al finale non si sa più che ruolo abbiamo, se spettatori di una storia incredibile o semplicemente complici di una fitta rete di immaginazione.

Nella meravigliosa prefazione Chiara Valerio scrive:

“Gli addii – romanzo che orchestra supposizioni sulla vita altrui e sull’altrui passato – è, in poche pagine, esemplare di ciò che la letteratura è, e fa, dal mito fino alle piattaforme social sulle quali in molti passiamo una frazione di giorno. E di notte.”

Siamo maestri nel costruire “dicerie”, ad impossessarci di un privato che non ci appartiene.

Certamente uno dei messaggi del grande Juan Carlos Onetti è questo.

Come fondamentale è la visione di un tempo che sta per scadere, che incombe pesante trasformando gli anni in attimi.

Una ulteriore interpretazione potrebbe essere quella di mostrare “il re nudo”.

Fragile, indifeso, incapace di accettarsi, schiavo di relazioni affettive che sono solo lievi palliativi al dolore del vivere.

Un’opera che diventerà il vostro libro, quello che cercherete quando le scelte diventano pietraie, quando ogni strada si presenta in salita.