“Gli uffici competenti” Iegor Gran Einaudi Editore

 

 

Iegor Gran sa raccontare la Storia con competenza, intelligenza ed ironia.

Trasforma un evento realmente accaduto al padre in una pièce teatrale che suona come un monito.

Riesce ad estrapolare il suo intimo e doloroso vissuto in un racconto collettivo regalandoci un romanzo di altissimo livello culturale.

“Gli uffici competenti”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Giuseppe Giramonti Greco ed Ezio Sinigaglia racconta la Russia durante il governo Chruščëv.

Non viene taciuto ciò che ancora viene negato o sotterrato nelle buie stanze dell’oblio.

Finalmente la verità su un regime che ha soffocato la cultura e la libertà di pensiero.

Il libro è prezioso perché ci fa assistere in diretta alle perquisizioni, alla ricerca di pericolosi sobillatori, alla stupidità e ignoranza dei dirigenti e dei sottoposti.

La figura del tenente Ivanov è emblematica, rappresenta la miseria intellettuale, il bigottismo, la visione dogmatica di un potere che conosce solo la forza da opporre ai venti di ribellione.

Commovente lo sciopero degli operai nel giugno 1962: “venticinque cadaveri. Una trentina di feriti”.

La folla si disperde terrorizzata.

“In men che non si dica, la piazza è vuota!

Scarpe abbandonate, una reticella della spesa, giornali, caschi, occhiali, bigodini..

E nello stesso istante si comincia a ripulire.

Quasi che si trattasse di un malinteso da dimenticare al più presto.”

È questa la strategia del terrore.

Ma c’è un altro aspetto altrettanto interessante.

Un paese povero è allettato dai beni di consumo che arrivano dall’Occidente.

Gli abiti, i jeans, la musica: tutti pericolosi strumenti di perdizione.

L’accanimento maggiore si ha nei confronti dei libri che raccontano la verità.

La struttura narrativa parte proprio dalla tenacia nel voler sventare l’autore di un libricino intitolato: “il realismo socialista”.

Come ha fatto lo scrittore ad eludere la rigorosa sorveglianza e riuscire a far pubblicare il suo testo in Francia?

È una caccia all’uomo tra mille supposizioni e una rete di collaborazionisti.

Che stia nascendo un altro Pasternak?

Iegor Gran mette alla berlina un sistema, lo inchioda alle proprie responsabilità, ne mostra la vanesia frenesia di essere i migliori.

Quando arriva la resa dei conti e si scopre chi è “il colpevole”, colui che ha utilizzato la scrittura per fare propaganga antisovietica, succede qualcosa che nessuno si aspettava.

È un piccolo fuoco, una ribellione, il segno che forse l’aria sta cambiando.

Mi piace pensare che questo bellissimo testo aiuti a comprendere il presente per scegliere da che parte stare.

Si impara tanto, si vivono momenti indimenticabili e si conoscono personaggi che pur nella finzione letteraria sono tragicamente veri.