“Groppi d’amore nella scuraglia” Tiziano Scarpa Einaudi Editore

“S’addormono l’ommene,

S’addormono li fimmeni.

S’addorme lu prete,

S’addorme lu sindoco.”

“Groppi d’amore nella scuraglia”, pubblicato da Einaudi in un’edizione rivisitata, è teatro di strada, improvvisazione di un gergo creativo e al contempo musicale.

È un gioco di suoni, vocali e lettere che creano un linguaggio alternativo.

È la voce del popolo dimenticato da tutti.

È la periferia, centro vitale dove si intersecano con ironia esistenze marginali che nel testo si muovono da protagonisti.

Sirocchia, Cicerchio, lu sindoco e lu prete interpretano la parodia di una comunità mentre la scuraglia offusca il reale e offre scorci immaginifici.

“Quanto sí brutta a la lampa,

Ma quanto sí bella a l’immaginata.

Picché l’immaginata ié più verace de la lampa.”

Un testo politico, provocatorio che riflette sulla difesa del territorio.

Cosa succede se una discarica di rifiuti riscrive il paesaggio?

“Li fimmeni cu lu prufumu de la violacoccia su le bumbe ” e “l’ommene de lu paese cu li lanzuoli scrittati”, immagini di un tempo che è presente con i colori di una storia antica.

Tiziano Scarpa si fa cantastorie e la sua voce ha mille inflessioni.

Raccoglie la trama del pensiero che diventa parlata collettiva, espressione di azzardi stilitisci, eco di una cultura millenaria.

Il dialogo intimo e divertente con Gesù è pretesto per sottolineare le catastrofi del mondo.

È la rabbia di chi non sa trovare risposte alle ingiustizie.

La solitudine dell’uomo contemporaneo mentre la televisione assorda con le sue illusioni.

Resta il poeta nella piazza deserta ed un fantasma che ci rappresenta tutti.

Si spengono le luci, si perde e sfuma l’orizzonte e si ritrova il piacere di ascoltare, sperimentare, credere che la parola scritta è libertà.