Incipit “La figlia unica” Guadalupe Nettel La Nuova Frontiera

 

“Per tutto il tempo in cui Alina è rimasta all’ospedale, io non sono stata in grado di riprendere il filo della mia tesi.

Leggere poesia era l’unica cosa che riusciva, se non a distrarmi, almeno a placare l’inquietudine che ho provato per tutta la settimana.

Ricordo che andavo avanti e indietro per l’appartamento, poi uscivo e andavo avanti e indietro intorno all’isolato.

Di loro avevo poche notizie. A volte un messaggio che spiegava sommariamente ciò che stava accadendo.

Aurelio mi aveva detto che la bambina sarebbe vissuta.

La cosa avrebbe dovuto rallegrarmi o intristirmi? Qual era, esattamente, lo stato di quella creatura? E Alina, sempre così laconica, così parca quando si trattava di esprimere i suoi sentimenti, stava davvero bene come mi assicurava?

Mi hanno consigliato di non andare all’ospedale perché passavano la maggior parte del tempo nella nursery e lì erano proibite le visite, eccetto ai genitori.

Venerdì sera Alina mi ha scritto: “Siamo a casa. Inés è con noi.”

“La figlia unica” Guadalupe Nettel La Nuova Frontiera

 

 

“Quando si è giovani è facile avere ideali e vivere in accordo con essi.

La parte complicata è mantenere la coerenza nel tempo, nonostante le sfide che la vita ci impone.”

Tre donne, rappresentazioni di esistenze  che finalmente rallentano e provano a comprendere.

Alina con la sua Inés e il terrore di non reggere la disabilità.

Doris stremata dal piccolo Nicolás che ricalca le gestualità violente del padre.

Laura, voce narrante di “La figlia unica”, pubblicato da La Nuova Frontiera, che nella scelta di non procreare mostra lucidità e coraggio.

Guadalupe Nettel travolge con una trama tagliente, dolorosa, limpida.

Rilegge la maternità da più angolazioni, mostra le conflittualità e i timori.

Racconta il legame ancestrale liberandolo dai sentimentalismi.

Mostra fragilità, cedimenti, dubbi.

“La vita quotidiana è disseminata di casi e di accidenti che non nota quasi nessuno.”

L’autrice mostra l’animo dei suoi personaggi, fa emergere la rabbia, il senso di inadeguatezza.

Illumina “l’amore abissale, aggrappato ad una speranza fragile come un filo d’erba”.

Commuove quando racconta la solidarietà tra donne, il bisogno di aggrapparsi l’una all’altra.

Un romanzo sulla resistenza e il coraggio, sui piccoli passi per uscire dalla prigione della mente.

Un inno alla relazione che si costruisce insieme dividendo sulle spalle pesi e responsabilità.

“La vita di ogni essere è effimera come una bolla d’acqua”.

Nella vita che ci è concessa accettiamo la sfida e l’incertezza, proviamo ad essere madri non solo biologiche.

Stringiamo mani, coltiviamo i sentimenti, sorridiamo e corriamo, certi che ogni esperienza ci aiuta a capire chi siamo.