“Una vita su misura” H. M. van den Brink Marsilio Editore

“Era un sogno ricorrente, notte dopo notte, e a prima vista non c’era niente di strano.

Piove.

Cammino su una strada lungo un canale buio, illuminato qua e là da lampioni disposti a distanza regolare.

Un uomo cammina davanti a me.”

Un incipit che sottolinea il rapporto tra tempo e spazio anticipando lo schema che accompagnerà tutta la narrazione.

La distanza scandita da passi nel silenzio della notte, come un presagio.

Un uomo che ritorna dal passato, da quando ancora c’era un lavoro da svolgere.

Oggi solo il silenzio della casa e della città che con i suoi canali smorza le ombre e i sussurri di un’altra epoca.

H. M. van den Brink è maestro nella realizzazione di scenari che nella schematica semplicità rivelano i lati bui dell’esistenza.

Per il protagonista il sogno ricorrente ha valore catartico nel bisogno frenetico di rintracciare frammenti di un prima che rischia di disperdersi nell’oblio.

L’uomo che gli appare è un collega sacrificato ad un ruolo marginale perchè capace di ragionare.

Figura che pur descritta alla perfezione resta in penombra, come una foschia ingombrante.

È un punto che segna la diversità dal pensiero dominante, piccolo frammento in un mondo di lupi.

Paga il prezzo di una colpa che non gli appartiene e nello sviluppo della trama l’attenzione si concentra sul passato che ritorna come una sfida e non perdona.

“Stanze del passato, stanze di oggi, che si muovono, si scambiano di posto, si fondono con il resto o separate da tutto, che mi girano intorno, perché io sono centro.”

Siamo certi di essere sempre al centro o qualcosa sfugge al nostro volere?

Tanti gli enigmi e gli interrogativi mentre “ciò che è molto lontano sembra vicino.”

Tra le nuvole un arcobaleno a ricordarci che anche la malinconia può essere carezza.

 

“Sull’acqua” H.M. van den Brink Marsilio Editore

“L’acqua del fiume era impetrabile come sempre”.

Anton e David vogano sulk’Amstel cercando una sincronia affettiva.

Differenti nel comunicare emozioni riescono ad essere unico corpo, spinto dalla tensione dei muscoli, dalla sperimentazione del proprio limite.

“Le mie membra conoscevano una forma di coscienza”.

Il superamento della paura è la prova estrema, il battesimo con l’acqua.

Resta il timore per la perdita di equilibrio, una stabilità precaria che nasconde un animo confuso.

“Ogni giorno che passa è insostituibile”.

La malinconia si confonde con le luci che invadono il mattino mentre si cerca di sincronizzare la memoria.

“Ho scoperto che devi poter osare di farti del male per poterti avvicinare all’istante in cui gli opposti si riuniscono.”

La gara durante le regate è il consolidamento di un’amicizia che non ha bisogno di parole e nel finale, quando i riflettori si spengono, restano i segni di un tempo che si è sgretolato.

H. M. van den Brink crea un artificio letterario che permette al lettore di sentirsi parte del paesaggio.

Ed è il vento, l’increspatura di un’onda, il ritmo della vogata, le nubi che si rincorrono a insegnarci che dall’effimero bisogna cogliere “la felicità”, una parola che rischia di svanire se non esercitiamo la mente a preservare i ricordi.