“Gli effetti invisibili del nuoto” Alessandro Capponi Hacca

 

Acqua come elemento salvifico e protettivo.

Corpo che nel nuoto ritrova la sua identità.

Fragilità che si ricompongono.

Silenziose esistenze che spezzando i nodi del passato urlano i loro bisogni.

Incontri all’apparenza insignificanti stabiliscono sintonie.

Segreti rivelati e troppo preziosi da donare a chi non merita.

La raccolta di racconti intitolata “Gli effetti invisibili del nuoto”, pubblicata da Hacca, regala l’insoluto, quello spazio nel quale galleggiamo senza riuscire a tornare a galla.

Con una scrittura che sa entrare nella dimensione profonda dei personaggi si percepisce il bisogno di trovare una cifra letteraria alternativa, unica, soave.

Il libro è animateo da figure che ci rappresentano.

Sono quell’Io che abbiamo seppellito, sono il dissenso all’ovvietà, la rabbia per ciò che abbiamo perso.

E nelle metamorfosi che il contatto con l’acqua scatena c’è finalmente la libertà di scelta, la consapevolezza che è necessaria una svolta.

“Come aveva fatto a resisistere per così tanto tempo, come?”

È in questa domanda esistenziale la nascita di una ribellione.

Alessandro Capponi sa dosare immaginazione e realtà, le incastra e le rende indissolubili.

Crea un’aspettativa e nell’attesa di quell’ignoto che ci aspetta ci sentiamo pervasi da una carica nuova.

Siamo vivi, rinnovati, pronti ad giocare ruoli che ci eravamo preclusi.

Perfetta la rappresentazione metaforica del vissuto che acquista lineamenti e comportamenti mitologici.

Non è casuale la scelta delle creature animali che animano la narrazione.

Siamo aironi, pesci, tartarughe, gamberi.

Siamo bambini che si travestono e nel travestimento sappiamo di essere unici, vitali, creativi.

L’autore lancia una sfida, ci offre la possibilità di nuotare nelle acque limpide di una meravigliosa, magica armonia.

 

“Brown sugar” Antonio Veneziani Hacca Editore

 

“Rara, emaciata sera d’esilio, questa, che addensa sull’occhio le ferite della giovinezza”.

Nei versi che scorrono lasciando gocce di dolore, tra ferite e rimpianti, si scompongono immagini di ùna dipendenza che attrae ed impaurisce.

“Brown sugar” (Hacca) è la ripetizione di un flash, illusoria chimera di eternità.

“È un lessico di mani vogliose”, anima che brucia “in istanti incandescenti”.

Il linguaggio duro, incisivo circoscrive una confessione, forse la ricerca di assoluzione.

Il rosso domina come un invito a non cedere alla tentazione di arrendersi.

Antonio Veneziani trasforma l’amore in una esplorazione di abissi, una scrittura sul corpo, una passione che può lacerare.

Racconta la clandestinità di passioni proibite, cammina sul crinale di un precipizio dove “la speranza è un meccano inceppato”.

La città nella sua notte di peccato nasconde volti e voci.

Resta la poesia a urlare che “il mondo è un’enorme bugia.”