“Il paradiso ritrovato” Halldór Laxness Iperborea

 

Dopo averci ammaliato con “La campagna d’Islanda” torna in libreria il premio Nobel per la letteratura Halldór Laxness.

Immergersi nella lettura di  “Il paradiso ritrovato”, pubblicato da Iperborea e tradotto da Alessandro Storti, significa navigare nelle acque impetuose di una scrittura vivida, suggestiva e geniale.

L’autore riesce a far rivivere la mitologia islandese creando uno scenario così dettagliato da indurci a pensare di essere in una dimensione parallela.

Il culto della tradizione millenaria di un paese che alla favola ha dato valore simbolico e catartico emerge con prepotenza.

La credenza popolare viene affrancata dal ruolo di sorellastra della Cultura e diventa specchio per studiare e comprendere l’animo umano.

Come i bambini che hanno il dono dell’innocenza noi lettori ci ritroviamo nel territorio misterioso della magia.

Magico come un cavallo o come uno scrigno, poco importa.

Quello che incanta è lo stupore che riusciamo a sentire mentre la storia con il suo ritmo ondulatorio penetra nei nostri cuori.

Non c’è un solo protagonista e di questo siamo grati allo scrittore.

La sua produzione artistica non prevede lo schema classico ma sa presentare l’umanità nella sua unicità.

Domina il paesaggio con la sua voce ambigua e nelle descrizioni di una purezza estrema si coglie l’amore per il creato.

Se è vero che le vicende picaresche di Steinar rappresentano un forte polo attrattivo bisogna volgere lo sguardo alle numerose figure che animano il testo.

Nel contadino che decide di mettersi in viaggio si concentra la poetica del viaggio come conoscenza di sè.

Un nuovo Ulisse? Forse semplicemente colui che ha il coraggio di sfidare l’ignoranza, di cercare una verità che non è solo teologica.

È la spinta verso quella diversità, quel progresso che gli è stato negato.

Ed ecco che Halldór Laxness in maniera magistrale trasforma il romanzo in qualcosa di più di una saga.

Nel raccontare la Storia del suo popolo mostra quanto la sudditanza dalla Danimarca sia stato un limite alla libertà di pensiero e di azione.

Può un libro contenere ed armonizzare tante tematiche così differenti?

Fidatevi, queste mie riflessioni vogliono essere solo un accenno all’universo variegato che vi apparirà.

I versi che si celano tra le pagine sono segno che la letteratura è contaminazione di generi e di stili.

Non manca l’ironia come un diversivo ben dosato per esprimere l’insofferenza verso la mancanza di ribellione.

Importante una volta trovata la terra promessa, diventarne messaggeri.

Una lezione di vita, invito a condividere le proprie esperienze.

Come suggerisce Alessandro Storti nella splendida postfazione studiate con attenzione le scelte e le movenze delle donne.

Vi riserveranno non poche sorprese.