“Paese dalle ombre lunghe” Hans Ruesch Einaudi Editore

 

“Il tempo si misurava con l’avanzare del sole che galleggiava pallido a filo di orizzonte, un pò più alto a mezzogiorno, un pò più basso a mezzanotte.

Ma a tutte le ore la sua luce liquida era riflessa dal ghiaccio e diventava accecante.”

I paesaggi descritti in “Paese dalle ombre lunghe”, pubblicato da Einaudi Editore nella Collana “Gli struzzi” e tradotto da Daniele Petruccioli, ricordano favole antiche.

Evocano lo stupore che provavamo da bambini quando le nonne, intorno al fuoco, ci raccontavano storie incredibili.

A quei tempi non ci chiedevamo dove finiva la realtà e iniziava la fantasia.

La stessa meravigliosa sensazione si prova leggendo questo bellissimo romanzo che ci porta in luoghi inesplorati.

Veniamo subito attratti dal bianco che copre ogni cosa, una coltre di ghiaccio e neve che ai nostri occhi sbalorditi appare come un miraggio.

Siamo nella terra degli esquimesi, nel luogo dove tutto ha inizio.

Si ha la sensazione di camminare a ritroso nel tempo e di trovarsi per una magia nella preistoria.

I personaggi che incontreremo ricordano quegli  antenati lontani che non conoscevano la civiltà.

Ci affascina questa dimensione perché ha un’essenzialità sconvolgente.

È l’essere umano e la Natura in un connubio fatto di difficoltà e di sfide, una lotta continua per la sopravvivenza.

Assisteremo alla cattura dell’orso e ci commuoveremo perché nella gestualità dell’uomo c’è tanta umanità e rispetto.

Impareremo a costruire un igloo, ad apprezzare il silenzio e la solitudine.

Proveremo l’emozione di spostarci in slitta, il buio non ci farà paura, sfideremo il freddo glaciale, capiremo cosa significa dare alla luce un figlio nel gelo di una notte infinita.

A farci compagnia Ernenek e Asiak, una coppia che non conosce parole sdolcinate ma sa amare.

Nella manualità della donna è iscritto tutto il patrimonio ancestrale che ci appartiene.

Rideremo per l’inesperienza e per la semplicità del marito.

Conosceremo l’uomo bianco civilizzato e il testo ci sorprenderà.

Ci troveremo di fronte due modalità di convivenza e starà a noi scoprire quanto e dove la società ha perso la capacità di relazionarsi e confrontarsi con altre culture.

“Ogni vita finisce, cosa importa se prima o dopo?

Tutto ciò che ha una fine è breve.

È un male, se la vita è breve?

No, perché saperla breve le conferisce valore.”

Frasi come questa ( e nel romanzo se ne trovano tante) andrebbero ricopiate e rilette ogni tanto.

Fanno bene all’anima e danno conforto.

Hans Ruesch ci lascia un testamento di grande valore e il suo impegno animalista è un faro che non si spegnerà.

Da questo “presente eterno” torniamo felici.

Abbiamo respirato la salubre aria di una letteratura viva, abbiamo assaporato una scrittura suadente e magnetica e soprattutto abbiamo capito che non sempre il progresso ha i colori della pace.

Un testo che resta impresso nella mente e nel rivedere alcune scene ci si sente invasi da una enorme gioia.