“Una poesia in tasca” Héctor Abad Faciolince Lindau Edizioni

 

“Non avrei voluto che la vita mi regalasse questa storia.

Non avrei voluto che la morte mi regalasse questa storia.

Ma la vita e la morte mi hanno regalato, no, anzi, mi hanno imposto la storia di una poesia trovata in tasca a un uomo assassinato, e non ho potuto fare altro che prenderne atto.

Ora la voglio raccontare.

È una storia vera, ma ha così tante simmetrie che sembra inventata.

Se non fosse la verità, potrebbe sembrare una fiaba.”

Nella tasca del padre assassinato Héctor Abad Faciolince trova un foglietto dove è vergata una poesia.

Dalle iniziali della firma si può supporre che l’autore dei versi sia Borges.

Inizia una fortennata ricerca per appurare la verità.

Tante le voci false, tanti gli incontri decisivi.

Si sviluppa una trama profondamente letteraria che si arricchisce di personaggi intriganti.

Una mappa degli utimi giorni del grande Poeta tracciata con una scrittura giornalistica, come a voler prendere le distanze.

Osservare, mettere insieme dati, studiare le parole, evocare luoghi ed eventi.

“Una poesia in tasca”, pubblicato da Lindau Edizioni e tradotto da Monica Rita Bedana,

è la sconfitta dell’oblio, il bisogno di ricomporre la memoria.

Solo la letteratura può fare il miracolo e in questa strana associazione tra il genitore e il Poeta si raggiunge un patto d’amore.

Si sconfigge il silenzio e il dolore, ci si avvicina alla partita finale con la certezza dell’immortalità della parola.

“Siamo già l’oblio che saremo la polvere elementare

che ci ignora e che fu il rosso Adamo,

che è ora ogni uomo, e che non vedremo.

Siamo già nella tomba i due termini, principio e fine.”

Unione di due estremi attraverso una minuziosa ricostruzione linguistica, tentativo di sopire il dolore della perdita e nel foglietto sbidito cercare l’ultimo abbraccio d’amore.

“Sono smemorato, distratto, a volte indolente.

Ma posso anche dire che, per aver cercato di non dimenticare quest’ombra, mio padre –strappato alla vita a Medellín, in Calle Argentina –, mi è successa una cosa straordinaria: quel pomeriggio lui aveva sul petto un fragile scudo di carta, una poesia, che non lo riparò dalla morte.

C’è bellezza, però, in quelle parole macchiate dagli ultimi fili della sua vita, che hanno salvato dall’oblio – per tutti noi, e senza la pretesa di farlo – un sonetto di Borges sull’oblio.”